RITA GUARINO A JTV: "Un privilegio allenare la Juve, è una famiglia che guarda in un'unica direzione. Il campionato sta crescendo e l'elite internazionale..."

10.10.2019 13:45 di Rosa Doro Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
RITA GUARINO A JTV: "Un privilegio allenare la Juve, è una famiglia che guarda in un'unica direzione. Il campionato sta crescendo e l'elite internazionale..."

Dopo il rinnovo firmato con le Juventus Women, Rita Guarino ha rilasciato un'intervista a JTV:

Rita, è ufficiale il tuo rinnovo di contratto con la Juventus Women fino al 2021: che significato ha per te?
"Per me è un privilegio e un onore sedere su questa panchina e c'è soddisfazione perché è una squadra nata tre anni fa su un foglio di carta bianco, ho messo tanto di mio con il direttore e quindi vedere crescere pian piano questa squadra in tutta la sua evoluzione per me è motivo d'orgoglio". 

Cosa significa per te allenare?
"Per me è allenare è tutto. E' un trasferimento di tutta l'esperienza passata, di tutti quei momenti in cui hai anche analizzato te stesso per migliroarti, per crescere, per cui questo trasferimento di esperienza negli anni in cui si faceva più fatica ad emergere significa oggi avere più opportunità oggi per queste ragazze, rendersi disponibili per la crescita dell'intero movimento e farne parte anche se in piccola parte, dare il proprio contributo è tutto. Al di là delle partite c'è la quotidianeità, ci sono gli allenamenti, ogni giorno lavoriamo per migliorarci e non solo per migliorare la squadra ma anche le ragazze e me stessa, quindi questo è quello che ti spinge ogni giorno e ti dà motivazione per questa grande passione". 

Qual è il tuo concetto di vittoria?
"Il concetto di vittoria secondo me non può prescindere dalla prestazione, da quello che come si diceva prima si mette nel quotidiano, quanto tu ti impegni per crescere e migliorare, per aggiungere ogni giorno un pezzo nuovo, un tassello per costruire qualcosa di importante e la vittoria si costruisce su questi passaggi e per me risulta fondamentale. La vittoria è maturare e vedere pian piano una squadra crescere. Il risultato è solo una conseguenza". 

Che cosa ha fatto la differenze nelle prime due stagioni sulla panchina bianconera?
"Il primo anno sicuramente l'ha fatta l'entusiasmo di un progetto nascente in una società importante e quindi tutto era sotto un fluido magico di un'energia positiva ed è avvenuta in maniera naturale. Poi sei in un contesto in cui la mentalità bianconera si fa sentire, pian piano cresci, prendi consapevolezza dell'ambiente, di quanto sia importante l'unione e la coesione nel team, nel solo nella squadra, nelle ragazze ma di tutte le persone che operano nel team e credo che nel secondo anno c'è stata sempre più coesione e il valore della squadra ha fatto la differenza". 

Questa tua terza Juve in cosa è diversa alle precedenti?
"Adesso siamo all'esordio di una stagione, ho chiesto alle mie giocatrici di prendere atto di una maggiore consapevolezza perché dopo due anni siamo maturate, siamo cresciute, bisogna alzare l'asticella e pensare in maniera diversa, più matura nell'affrontare le gare del campionato e quindi di diverso forse ci sono due anni di esperienza nella massima serie per tutti noi e quindi sarà diversa questa consapevolezza". 

63 panchine ufficiali con la Juve: 50 vittorie, 4 pareggi e 9 sconfitte. Due Scudetti e una Coppa Italia: cosa significano queste statistiche?
"Significano avere una squadra competitiva, significa che ovviamente la forza di un allenatore la fa la squadra e quindi sono risultati sicuramente importanti che ci rendono onore ma sappiamo al tempo stesso che c'è tanto da fare per migliorarci".

Quali sono le partite che la tua squadra secondo te ha giocato meglio?
"Per quanto riguarda il primo anno, sicuramente la partita in casa del Brescia, 4-0 rotondo e una grande prestazione con cambio modulo. Quella è stata sicuramente una delle migliori partite. Il riscatto in casa della Fiorentina l'anno successivo dopo un periodo in cui eravamo un crocevia e non stavamo facendo bene sia a livello di prestazioni che di risultati e quello è stato un momento importante di maturità della squadra. Ci ha permesso di vincere in casa loro e poi un'altra bella prestazione, potrei mettere quella contro il Milan in casa: un'altra vittoria importante interpretata anche tatticamente bene dalle ragazze". 

Cosa ti ricordi della prima gara in Coppa Italia ad agosto e della prima in Serie A contro il Mozzanica?
"Il primo ricordo è proprio del caldo, ricordo di non aver mai tolto la giacca e di aver sofferto tantissimo. E' stata un'emozione incredibile, l'emozione più bella, quella più profonda è stato il momento in cui sono entrata nello spogliatoio e ho visto le ragazze indossare per la prima volta la maglia bianconera, questo mi ha riempito di grande emozione, mi ha fatto fare un grande tuffo nel passato quando per la prima volta indossai quei colori e quindi c'era tutta la fierezza di veder realizzato un progetto che finalmente prendeva il via". 

Prendete sempre pochi gol: ci sarà un'evoluzione tattica nel tuo calcio?
"Partiamo da un'organizzazione di gioco che ti permette di bloccare quelle che sono le offensive avversarie ed è un concetto generale. Credo di avere un reparto difensivo all'altezza che sa interpretare sempre molto bene le gare. E' anche vero che il livello si sta sempre più alzando, incontriamo sempre più squadre che alzano il baricentro, ti mettono sempre più in difficoltà e non sarà semplice nel proseguo delle partite, rimanere per troppe volte con la porta inviolata ma si parte da quello per poter manovrare e sviluppare il proprio gioco con meno pressioni sempre se alziamo un po' più il baricentro anche noi". 

Come ha detto la doppia sfida contro il Barcellona, l'elite internazionale non è lontana per la Juve?
"Naturalmente da parte nostra sicuramente c'è una crescita negli ultimi anni. A livello individuale le giocatrici sono cresciute sia dal punto di vista fisico, che prima rappresenta un gap importante e sia dal punto di vista del gioco. L'estero mette una base con le proprie giocatrici, solida, fatta di numeri, dalla quale tirano fuori la qualità che fa la differenza. Oggi manca ancora quella base che ti permette di creare sempre più qualità, oggi riduciamo quel gap grazie al grande lavoro che c'è dietro e quindi grazie all'impegno delle giocatrici che ha a disposizione". 

Campionato diverso dalle due precedenti stagioni?
"Indubbiamente le squadre sono sempre più attrezzate e il livello si è alzato tantissimo. Se fino a qualche anno fa i risultati in certe partite potevano risultare abbastanza scontati, oggi non più così. In qualsiasi gara bisogna dare il massimo e scende in campo al 100% perché non è così scontato che una differenza di organico, di tasso tecnico, possa creare un risultato perché le squadre ti affrontavano in maniera diversa e scendono in campo per vincere, per metterti in difficoltà e non è facile mantenere sempre alta l'attenzione contro queste squadre". 

Come si fa a cambiare l'andamento di una gara guardando la panchina?
"La differenza la fanno sempre le giocatrici e io ho la fortuna di avere una rosa abbastanza ampia e da permettermi di girarmi verso la panchina e poter scegliere e questo è già un fattore discriminante rispetto ad una squadra che non ha questa possibilità e come sempre la disponibilità e la motivazione della giocatrice che entra ti può cambiare la partita".

Qual è la cosa che di più ti ha stupito del mondo Juve in questi due anni e qualche mese?
"Difficile trovare un qualcosa di specifico. La Juventus è un qualcosa di molto grande ma al tempo stesso è una famiglia, un posto nel quale riesce a relazionarti, a crescere. Un mondo così grande fatto di relazioni e professionisti orientati verso la stessa direzione. La cosa che mi stupisce è proprio questa, la direzione, la direzione che fa parte di un brand". 

La componente psicologica quanto è importante per un coach?
"Penso che sia la parte più importante. Pian piano che faccio esperienza su questa panchina, mi rendo conto che la gestione delle dinamiche, la gestione della singola atleta, la gestione dei momenti anche critici credo che sia la parte più difficile, che richiede più impegno e che non ti permette mai di staccare, di deconcentrarti perché sono i piccoli particolari che fanno la differenza e in questo gli aspetti mentali, gli aspetti emotivi diventano sostanza che regge tutto l'aspetto tecnico. Direi quindi che è molto importante per un allenatore lavorare su questi aspetti". 

Cosa pensi dopo un gol?
"La finalizzazione è un qualcosa di incredibile, viviamo tutti per quel gol e l'attesa è la parte più bella, più emozionale, quindi veder gonfiare quella rete è la finalizzazione di quel lavoro, di quell'attesa e a volte anche di un bel gioco, quindi c'è una doppia soddisfazione. Al di là di tutto, quando quel gol è un gol di più della squadra avversaria significa raggiungere una vittoria, quindi è una gioia immensa".

Rita Guarino oggi chi è?
"Rita Guarino è quella di sempre, che ama il proprio lavoro, che quando le proprie giocatrici sono in Nazionale si sente orfana perché ama scendere in campo, ama la parte operativa e il proprio lavoro. E' quella di sempre, che sia allenare in Serie A o da altre parti come successo in passato con la nazionale Under 17, questo lavoro significa tanto perché aiuta a crescere me, gli altri e quindi è una continua evoluzione, un continuo sviluppo, non ci si ferma mai ed è quello che è sempre stato il viaggio nella mia vita, quello di non fermarmi mai".