Doppio peso mediatico e incoerenza, ora non si può stare zitti!
Ci sono vicende che nel calcio italiano non finiscono mai davvero, non perché vengano continuamente riaperte sul piano giudiziario, ma perché lasciano una sensazione difficile da cancellare, una di queste riguarda il modo in cui vengono raccontate le inchieste che coinvolgono le società di Serie A.
Negli ultimi giorni nuove vicende giudiziarie hanno interessato altri club italiani, altri si fa per dire, è un fatto di cronaca che merita attenzione, ma ciò che colpisce è soprattutto il modo in cui queste notizie vengono trattate ed è inevitabile il confronto con quanto accaduto negli anni in cui al centro dell'attenzione c'era la Juventus.
Quando c'era la Juventus era tutto in prima pagina
Per anni ogni intercettazione riguardante il mondo bianconero è stata pubblicata, analizzata, commentata e spesso anticipata ancora prima che esistessero sentenze definitive. Prime pagine, aperture dei telegiornali, talk show, approfondimenti quotidiani, ogni frase diventava oggetto di dibattito pubblico, ogni indiscrezione alimentava processi mediatici destinati a durare settimane o mesi, l'impressione era che qualsiasi elemento, anche parziale, fosse sufficiente per costruire un caso nazionale.
Oggi il clima sembra completamente diverso
Quando invece le vicende riguardano altre realtà del calcio italiano, una in particolare, il livello di attenzione appare decisamente inferiore, le notizie esistono, vengono riportate, ma raramente assumono la stessa centralità nel dibattito pubblico, il clamore si attenua rapidamente e lo spazio mediatico riservato a questi casi sembra molto più contenuto rispetto al passato. Naturalmente ogni inchiesta ha caratteristiche proprie e non tutte sono sovrapponibili, sarebbe scorretto equiparare automaticamente situazioni differenti, tuttavia il confronto riguarda soprattutto il modo in cui le vicende vengono raccontate e il peso che assumono nel dibattito pubblico.
Il problema è il doppio standard
Il punto non è chiedere che ogni indagine diventi uno spettacolo mediatico, sl contrario, il problema nasce quando si percepisce una differenza di trattamento a seconda del club coinvolto perchè l'informazione dovrebbe seguire criteri uniformi. Se la pubblicazione di intercettazioni rappresenta un tema di interesse pubblico quando riguarda una società, dovrebbe esserlo anche quando interessa un'altra. Se invece oggi prevale maggiore prudenza, allora è legittimo chiedersi perché quella stessa prudenza non sia stata adottata in passato.
Il processo mediatico non dovrebbe avere colori
Negli anni la Juventus si è spesso trovata a convivere con un processo parallelo rispetto a quello delle aule di giustizia, prima ancora delle decisioni dei tribunali, arrivavano quelle dell'opinione pubblica, le intercettazioni diventavano sentenze, le ricostruzioni giornalistiche assumevano il valore di verità assolute e il dibattito si spostava rapidamente dal piano giudiziario a quello mediatico. È proprio questo meccanismo ad aver alimentato, in una parte della tifoseria, la convinzione dell'esistenza di un trattamento differente ed è stata la causa di sentenze affrettate, giacobine e giustizionaliste.
Un clima che non fa bene al calcio
Il punto centrale non riguarda la difesa di una società o l'accusa verso un'altra, riguarda un principio molto più semplice: la coerenza. L'informazione sportiva dovrebbe mantenere lo stesso approccio indipendentemente dal nome coinvolto, se una notizia merita grande evidenza, deve averla sempre,se invece si ritiene corretto adottare maggiore equilibrio e attendere gli sviluppi delle indagini, lo stesso criterio dovrebbe valere per tutti.bIl calcio italiano ha bisogno di recuperare credibilità anche attraverso il modo in cui vengono raccontate le sue vicende più delicate, l'impressione che esistano due metri di giudizio, uno per la Juventus e uno per il resto del sistema, alimenta inevitabilmente polemiche e sfiducia. Un'informazione coerente, equilibrata e rispettosa della presunzione d'innocenza dovrebbe essere la regola per tutti.
Solo così si può evitare che il dibattito venga percepito come selettivo e che il sospetto di un doppio standard continui ad accompagnare il calcio italiano.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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