Moby Dick - Chi non vuole restare vada via. Quella e' la porta. Sopra ci sono appesi quattro scudetti

Moby Dick - Chi non vuole restare vada via. Quella e' la porta. Sopra ci sono appesi quattro scudettiTuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 11 giugno 2015, 08:30Primo piano
di Alvise Cagnazzo

Senza particolari trionfalismi, e senza rammentare la somma di scudetti consecutivi accumulati, la marcia trionfale della nuova Juventus pare esser gia' iniziata. Le parole di Agnelli - "Useremo i fondi della Coppa per arricchire l'organico", ndr - basterebbero da sole a contenere il mare magnum di imprecise esternazioni ascoltate negli ultimi giorni. Alla Juventus, vincere non e' importante. E' l'unica cosa che conta. In questo momento, che parte della critica non se la prenda a male, la punta della baionetta e' rivolta verso alcuni calciatori dell'organico. La nuova Juventus sara' piu' giovane, presumibilmente ancora piu' forte. A disposizione di Marotta ci saranno qualcosa come ottanta milioni, senza dimenticare il tesoretto delle dismissioni.

 

Se Tevez non vorra' restare a Torino, se Vidal preferira' le sterline dell'Arsenal o se Pirlo anneghera' nella malinconia di campioni del passato nel deserto della Major League a stelle e strisce, a Torino non ne faranno certo un dramma. Khedira e' un ragazzone di ventisette anni, Neto un ottimo portiere di ventisei, per non parlare del piccolo fenomeno Dybala o dell'elegante difensore Rugani. I bianconeri svecchieranno e non poco l'organico, consapevoli di poter continuare a vincere. Cosi' potra' accadere che a Tevez per colmare la malinconia dell'Argentina occorerra' farsi carico di quella dalla vittoria. Al Boca o al Psg vincere e' un esercizio relativo, sicuramente meno intrigante. Dopo il Barcellona, non accusino il colpo i detrattori da poltrona, c'e' solo la Juventus.

 

Per cui, a scanso di equivoci, nel rispetto della massima Agnelliana, nessuno e' indispensabile, soprattutto dopo aver superato le trenta primavere. Cedere Vidal sarebbe un azzardo emotivo piu' che tecnico, perche' con Khedira e Allan, in arrivo da Udine, entrambi piu' giovani, la sostanza tattica non muterebbe poi molto. Medesimo discorso per Pirlo. L'occasione per brillare l'ha avuta, cosi' come Tevez, ma evidentemente non e' stati colto l'ultimo treno di una fulgida carriera. Chi vuol restare, non slacci le cinture. Chi vuol rimanere, e continuare a vincere, deve solo rimanere dove e'...

I VIDEO DI ALVISE CAGNAZZO

 

http://www.youtube.com/user/wlarai?feature=results_main

CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Alvise Cagnazzo (1987) è nato a Bergamo e vive a Bari. Giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo, è il più giovane vincitore del premio “Miglior giornalista di Puglia” sezione carta stampata -sport, istituito dall’Odg. È autore dei libri “Tutti zitti, parlano loro”, (2007), “Semplicemente Rafa” (2010) e, “Montero, l’ultimo Guerriero (2010) e, sempre per Bradipolibri, "Antonio Conte, l'ultimo gladiatore" (2011). Ha collaborato con Carlo Nesti. Ha condotto, per centosessantaquattro puntate, il programma televisivo “Parliamo di calcio”, in onda su Rtg Puglia in prima serata. È firma di Calcio2000, mensile nazionale e internazionale fondato da Marino Bartoletti, diffuso in trentadue paesi. Collabora con il giornale “Puglia”, fondato da Mario Gismondi, ex direttore del “Corriere dello Sport”. Collabora con “Il Riformista”. Editorialista per “Tuttojuve.com con la rubrica Moby Dick”. Ha partecipato come opinionista tv a “Quelli che il calcio” su Rai 2 e “La giostra dei Gol” su Rai International.