LIVE TJ - CHIELLINI: "Dobbiamo giocare sempre come abbiamo fatto contro l'Inter. Mancini mi ha sorpreso"

LIVE TJ - CHIELLINI: "Dobbiamo giocare sempre come abbiamo fatto contro l'Inter. Mancini mi ha sorpreso"TuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 9 maggio 2020, 14:10Primo piano
di Camillo Demichelis

Giorgio Chiellini sta parlando ai microfoni di Sky Sport. Ecco le sue parole riportate da TuttoJuve.com: 

Ciao Giorgio Chiellini

"Ciao a tutti". 

Vogliamo uscire dallo stereotipo del calciatore e che poi non riflette la realtà...

"Sono stati due mesi difficili per tutti, abbiamo vissuto in modo diverso. Io ho vissuto il primo mese chiuso nel centro sportivo in quarantena, poi sono riuscito a passare un mese con la mia famiglia. E quando sono riuscito a scindere da quello che stava succedendo ho avuto tanto tempo da passare con mia moglie e con le mie figlie. Tempo che probabilmente non avrò mai più nella mia vita. È stato un mese con tante cose belle, poi è chiaro che quando guardi quello che succede intorno riesci a goderti meno quegli attimi di pura gioia. Sono stati giorni belli e difficili. Perché ti isoli e non parli quasi con nessuno se non al telefono e avere contatti con l'esterno è proibitivo però riscopri anche dei valori che il lavoro e la vita ci hanno fatto dimenticare o sicuramente trascurare". 

Chi è Chiellini?

"È un calciatore della Juventus e della nazionale che comunque ha fatto tanti anni di carriera e si è tolto tante soddisfazioni. È stato un percorso bello, lungo, difficile ma esaltante. Ma quando torno indietro e vedo delle foto che nelle quali sono molto giovane e con più capelli divento orgoglioso di quello che ho fatto. Ancora non è finita, ma penso che sia arrivato il momento di fare il punto della situazione, parlando di me e svelando anche un po' quello che si prova al di fuori del campo e al di fuori delle tante interviste. Nel mio libro ci sono tanti sentimenti e di come una persona vive e ho vissuto un po' quella che è stata la mia vita". 

E se non ci fosse stato il Covid quando avrebbe trovato un anno per scrivere un libro...

"In realtà era già tutto pronto, gran parte del libro era partito in estate e l'idea era di essere pronti per Natale. Poi c'è stato l'infortunio ad agosto e avevamo deciso di farlo nascere con questo infortunio. Quando è finito l'infortunio è successa una cosa ancora più grande che ha cambiato un po' i programmi. Come succede nella vita reale bisogna essere pronti ad adattarsi a quello che succede e questo libro è anche un po' questo". 

Sono un ragazzo fortunato hai scritto nel tuo libro, ma quando sarà finito tutto cosa vorresti fare?

"Uno pensa tanto e un'idea se la fa. Una cosa che mi piacerebbe fare, sarebbe un percorso dirigenziale, non so quanto ci metterò e in quanto tempo e dovrò dimostrare di essere capace. Dovrò capire quali saranno le mie qualità migliori e i miei difetti nell'ambito lavorativo. Però mi vedo più in quel ramo che non magari come allenatore. È chiaro che il calcio per me è una passione, ci scherzano con le caricature, ma il calcio è la mia vita. Sono tantissimi anni della mia vita e ne farà sempre parte ed è difficile staccarsi. Dovrò fare ancora tante cose e adesso voglio godermi gli ultimi anni, poi forse saranno uno o due. Penso di aver qualcosa da dare in campo". 

Capello: "Chiellini prese il posto di Nedved. Ma la storia di Capello e Chiellini è ancora più lunga: lui giocava nel Livorno e venne acquistato dalla Roma e io lo vidi giocare e quindi dissi di acquistarlo. Ne acquistammo il 50% dal Livorno, però l'altro 50% lo acquistò la Juventus che fece un'offerta superiore alla Roma e me lo ritrovai alla Juventus. Fui molto contento perché in lui avevo visto grandi qualità atletiche, ma soprattutto di personalità e quando fu il momento contro il Messina lo feci esordire. Poi giocò in Champions contro il Bayern Monaco. Chiellini, al di là di quello che ha fatto negli studi, perché giocare e studiare è un bel sacrificio e gli faccio i complimenti perché si è laureato, quindi ha dimostrato grande intelligenza. È migliorato di anno in anno da terzino sinistro è diventato difensore centrale e li si è trovato meglio. Però la cosa più importante è la sua grande personalità".

Tu e Bonucci vi siete trasmessi tanto. Sei molto migliorato in questi 15 anni...

"Per fortuna. Perché quando mi ha conosciuto mister Capello ero un giocatore con una grande esuberanza fisica che giocava in fascia, ma che sprecava tanto. Sprecavo tanto in corse inutili. Quindi tutto questo sprecare inevitabilmente mi toglieva energia e lucidità dove serviva. Con il passare degli anni ho imparato a giocare a calcio, a gestire le energie e ad essere più lucido. Poi questo miglioramento che c'è stato è stato di testa. Poi con il lavoro quotidiano i piedi migliorano, non sarò mai Bonucci però la tecnica la migliori, la cosa importante è vedere prima le giocate. Con il passare dell'età ho lavorato tanto su quello". 

Capello: "Io non ho mai regalato niente a nessuno. Io giocatori che si allenavano e poi in campo mi davano soddisfazione li facevo giocare. Se Chiellini ha giocato tanto è perché lo ha meritato. Perché vedevo quelle qualità che altri non avevano, magari sotto un certo aspetto gli altri avevano qualcosa in più perché lui era giovane. Chiellini si è molto migliorato. Io vedevo in lui quel giocatore che ha fatto quella carriera che ha fatto".

"Mi riallaccio a quello che ha detto il mister. Perché lui era un allenatore che ti regalava niente. E anche a me non ha regalato niente perché io arrivavo alla Juve, dopo l'anno a Firenze, e non avevo quasi mai giocato. Poi quei minuti che ho giocato me li sono conquistati sul campo. Ho fatto tante presenze, ho avuto dei problemi fisici, ma la fiducia che mi dette in grandi partite e le partite decisive le ho fatte quasi tutte. Però c'è una cosa particolare che mi faceva raccontare. Perché il mister mi ha detto che ero un terzino sinistro, ma io mi ricorderò sempre che in una delle prime amichevoli eravamo nello spogliatoio e il mister mi chiese: 'Giorgio ma tu che ruolo hai?'. Io lo guardai un po' intimorito perché avevo davanti Fabio Capello e gli dico che sono un terzino. Lui mi guarda con la faccia serie e mi dice: 'No. Difensore, il difensore prima di tutto difende. Quindi impara quello'.

Capello: "Secondo me con la sua esperienza Chiellini può giocare altri tre anni. L'importante è che non abbia infortuni perchè questa alla sua età è la cosa più importante".

Quanto è stato importante nelle vittorie il trio di difesa Barzagli, Bonucci e Chiellini con Buffon alle spalle?

"Ormai stiamo abbandonando per limiti di età. Però abbiamo fatto la storia della Juventus e anche della nazionale. La cosa bella nostra è che riuscivamo ad essere più forti della somma dei nostri valori. Si è creata un'amalgama di caratteristiche fisiche e tecniche e di empatia che ci ha permesso di alzare il nostro livello. Poi avere dietro quel mostro sacro di Gigi ci ha aiutato tanto". 

Messaggio di Bonucci a Chiellini: "Racconta quel viaggetto di nove ore in Canada. Ci vediamo al campo anche se staremo a distanza". 

"È molto semplice eravamo in Canada, eravamo a Toronto e dovevamo spostarci a Chicago e il navigatore dà cinque ore e così decidiamo di farla in macchina invece che in aereo. Sono state non nove ore ma dieci abbiamo preso tutti gli incidenti possibili e immaginabili e siamo arrivati stremati con i bambini piccoli che non ne potevano più. È stata una bella scelta del cavolo. Eravamo stati anche al Gran Premio e aveva vinto anche la Ferrari". 

Messaggio di Barzagli: "Ti mando un forte abbraccio, sono curioso di leggere il tuo libro. Per solidarietà mi sono tagliato i capelli, io ho più capelli rispetto a te. Un abbraccio forte". 

"Ho riletto sette o otto volte il libro ma qualche errore ci sarà. Barbaglione dei quattro, perché conto anche Gigi, era il più silenzioso. Tante volte è il più musone, però con il humor ogni tanto tirava fuori qualcosa e ci faceva ridere. Quando apriva tutti lo ascoltavano perché era un silenzioso e tutti la stimavano. È un professionista veramente eccezionale. A livello è stato sottovalutato. Perché è arrivato ai grandi livelli in tarda età con un percorso di maturazione che è arrivato più tardi, ma ha fatto delle stagioni veramente di livello eccezionale". 

Con la società come siete riusciti a mettervi d'accordo sul taglio degli stipendi?

"Alla fine come tutte le persone intelligenti e che capiscono il momento. Niente di più. Mi sono stati dati più meriti di quelli che ho, nel senso che da Capitano ho fatto da tramite ma niente di più. Sono orgoglioso che il gruppo abbia capito il momento ed è andato incontro alla società. Volevamo essere i primi per cercare di dare l'esempio e per tracciare una linea e non seguirne una dettata da altri. A questo ci tenevamo e sono orgoglioso di averlo fatto. Poi la continuità aziendale e un aiuto in un moneto difficile per il mondo intero e per il calcio nel nostro caso mi sembra doveroso, per persone che capiscono il momento e quello che sta passando il mondo". 

Capello: "Speriamo di vedere presto Chiellini in campo ancora con la Juventus". 

"Mister un abbraccio". 

L'infortunio ti consente di avere la media gol più alta della Serie A. Una partita un gol, dieci in pagella...

"Ho annullato tutto con Brescia e Spal se no avevo la media gol più alta. Il 16 febbraio ce l'avevo io". 

Farsi male dopo la prima giornata è stato un bel colpo di sfortuna...

"È stato un colpo per me, per Mister Sarri e per la Juve. Qualche infortunio al polpaccio l'ho avuto, ma mai così lunghi. Un paio di mesi, ma rispetto a quello che ho avuto ad agosto e tutt'altro. Mi ricordo che ero a terra e Sarri mi dice: "Dai Giorgio non è nulla, alzati e finisci la partitella". Gli ho detto di no e niente è stato un colpo inaspettato. Pensavo di avere tanti infortuni, ma non al ginocchio in questo modo però sono contento di averlo avuto a 35 e non a 25. Mi ha permesso di staccare e di lavorare su tante cose. Sono convinto che anche grazie a questo stop forzato se riuscissimo a giocare nelle più rosea delle ipotesi, io arriverei a nove mesi dall'infortunio mi permette di rientrare nel momento della stagione più importante e di aiutare la mia squadra. Se poi si dovesse passare alla stagione successiva ancora di più ad un anno di distanza dall'infortunio si sta molto meglio e paradossalmente il fatto che sia slittato l'Europeo avrò una situazione fisica migliore di quella che avrei avuto a giugno". 

Messaggio di Immobile: "Ti stimo per la tua umiltà". 

"Io ho sempre lavorato tanto conoscendo i miei difetti e cercando di migliorarli. Io Ciro lo ricordo con tanto affetto perché l'ho visto crescere. Era in primavera alla Juventus e di lui si vedeva la caparbietà di che aveva rispetto ad altri. Se mi permettete con il dovuto rispetto del paragone, però caratterialmente è molto simile a me. Perché lui i primi anni da vedere non era un giocatore bello da vedere. Era tutto tranne che elegante, ma aveva questa caparbietà di riuscire ad arrivare all'obiettivo. Poi negli anni è diventato un cecchino incredibile. Adesso è un giocatore che segna sempre e segna a tutte le squadre. È la fortuna della Lazio che è una squadra che merita di stare li con noi. Non solo grazie a Ciro, ma Ciro sta dando un grande contributo a questa squadra. La Lazio è una squadra che calza a pennello per le sue caratteristiche perchè ha degli assisi man incredibili. Lui si muove con costanza sulla linea per 90 minuti e attacca la porta e prima o poi ti fa gol". 

Messaggio di Acerbi: "Soero di vederti il prima possibile in campo". 

"Speriamo. Acerbi è un leone, come lo chiamano tutti. Ace è una persona che ha saputo tirarsi dopo un momento difficile, ha grande personalità e lo stimo tanto. Ha fatto stagioni di livello altissimo. Io gli continuo a consigliare sia a lui che a Bonucci di giocare di meno perché a volte sono stanchi e giocano sempre ed è inevitabile che il rendimento scende. Invece quei due testoni vogliono giocare tutte le partite e battere ogni record possibile. Con l'età che avanza dovrebbero riposare e far giocare qualche altro giocatore e la partita dopo avrebbero molta più energia". 

Cosa vi ha restituito Roberto Mancini?

"A me ha sorpreso la fiducia che è riuscito a dare in così poco tempo, dal punto di vista emotivo. Invece, dal punto di vista tecnico ha la lucidità di capire in due partite le lacune su cui puntare per darci una spinta per ripartire. Mi ha sorpreso perché non pensavo fosse così anche come persona. Perché lo avevo affrontato tante volte quando era all'Inter e sembrava diverso e invece non è una persona di grandi parole, ma sono poche ma efficaci". 

Messaggio di Bergomi: "Non so se lo sai io alleno i ragazzi del 2003 e ti porto sempre come esempio positivo e peso che i ragazzi debbano avere esempi positivi e tu sei uno di questi. Ho avuto anche la fortuna di conoscerti fuori e ho capito che sei una bella persona, un leader che sa trascinare, hai le idee chiare e l'ultima volta che ci siamo visti mi hai detto una cosa che non dimenticherò, perché mi hai detto che lo scorso anno vi esaltavate per la fase difensiva adesso deve scattare la scintilla per fare un gol più degli altri. Anche da questo punto di vista ci dai sempre P tanto. Ti voglio salutare, un abbraccio grande e continua così".

"Io avuto modo di vederlo poco o niente come giocatore, perché ero più volo e lo Zio l'ho visto poco. Ho avuto il piacere di conoscerlo dopo ed è una persona che mi piace per la sua pacatezza e quello che ha detto è vero. Perché eravamo un animale che stava cambiando pelle e bisognava cercare di dare qualcosa di diverso. Io sono convinto che tramite le emozioni e le energie si riesca ad alzare il livello delle proprie prestazioni e credo sia necessario questo per trasmettere a tutta la squadra per far sì che si riesca a raggiungere obiettivi che magari sembrano irraggiungibili". 

È stato complicato passare da un gioco che esalta la difesa al gioco di Sarri o te lo aspettavi più facile? È stato difficile per lui provare a stravolgere la Juventus?

"Non è stato facile e sicuramente, il mio infortunio e i problemi al ginocchio Cristiano ad inizio stagione e qualche situazione in divenire non ha aiutato. Abbiamo avuto alti e bassi, ma per fortuna abbiamo lasciato con una partita che ci lascia tante speranze e tante certezze. Perché lasciare con lo sconfitta di Lione o lasciare dopo la vittoria contro l'Inter è andare alla pausa con emozioni completamente diverse. Penso che l'andata e il ritorno contro l'Inter, in due periodi così diversi, penso siano state il massimo della nostra stagione e bisognerebbe sempre avere quel livello li, anche se non è facile". 

Com'è stato tornare all Continassa, è stato più difficile di testa o di gambe? 

"Io ero a casa domenica pomeriggio e mi hanno avvisato che il Viminale aveva deciso che si poteva riprendere e mi hanno detto che martedì mattina avevo le visite mediche. E questo è successo e li per li non me lo aspettavo neanche. Sono onesto: stavo bene a casa e mi è dispiaciuto dire a mia figlia: "Babbo domani va via". In quel momento c'è un turbine di emozioni che con la quarantena vengono esasperate e non riesci neanche ad essere così lucido e te lo dice una persona che si ritiene molto quadrata. Allora ho preso le cose, ho preso la macchina perché è il mio lavoro, ma ancora non avevo quel qualcosa dentro che mi stimolava a tornare. Appena sono uscito dall'autostrada e sono passato davanti allo stadio ho sentito subito un brivido dentro. Perché poi è quello che succede a noi che viviamo per queste emozioni. Scatta qualcosa. Poi da qui a giocare ce ne passa tanto però qualcosa a livello emotivo ti scatta. A livello fisico sarà tosta. Non sono stati mesi di vacanza, capita in estate e fai 5/6 mesi di vacanza e con la testa sei libero, invece questi sono stati mesi chiusi in casa con tutte le preoccupazioni intorno senza potersi muovere quindi a livello fisico la situazione è uguale per tutti, ma sarà molto critica. I rischi saranno altissimi in caso di ripartenza tra un mese però è sempre il compromesso che bisogna  trovare. Da una parte vorremmo giocare già domani e tutti vorremmo giocare in sicurezza sia a livello fisico ma anche livello di quello che sta succedendo nel mondo. Ci sono tante persone che stanno decidendo e speriamo si riesca a trovare la soluzione giusta per tutti e sicuramente io non so quali saranno". 

Che effetto ti ha fatto segnare da giocatore della Juve con la maglia della Fiorentina proprio in una partita contro la Juve e contro Buffon?

"Qualche gol in allenamento gliel'ho fatto a Gigi. Non sono un bomber d'attacco ma gioco talmente tante partitelle contro Gigi che non posso non avergli mai segnato. Con lui vivevo 330 giorni l'anno quindi qualche gol gliel'ho fatto per forza. Devo essere sincero li ero contento, anche perché della Juventus avevo vissuto poco o niente e non mi sentivo ancora un giocatore della Juventus nonostante il mio cartellino fosse già loro. Poi quando sono in campo la verità è che non riesco ad avere amici. Questo ve lo possono dire tanti miei colleghi e anche Immobile ve lo può spiegare. Io penso solo a fare il meglio per la mia squadra e a dare il massimo. Poi sono diventato uno dei più juventini della storia della Juventus perché poi se ne contano sulle dita di una mano di giocatori. Però in quel momento. E lo sono goduto". 

Messaggio di Buffon: "Ciao Giorgione sono Gigione non so se mi riconosci con sti capelli e con la quarantena anche io ho avuto i miei problemi. Però li ha avuti anche il capo dello stato e ci sta che li abbia avuti io. Volevo farti un grande saluto. So che presenterai il tuo libro e sono sicuro che avrai avuto tante cose da dire e tante cose da trasmettere ai giovani e tante curiosità da far leggere alla gente perché chi fa una carriera così lunga e così luminosa e ricca di successi e di sfide come la tua non può che catturare l'attenzione dei lettori. Il mio ricordo di Giorgio è legato al suo primo anno alla Juve, un Juve di campionissimi 15 anni fa e lui era un ragazzino di provincia che in ogni allenamento si divertiva e faticava a voler marcare a uomo Ibra. Ibra era l'astro nascente e vedevo che seppur Giorgio fosse grosso e muscoloso con Ibra obiettivamente faceva fatica. Ibra commetteva anche qualche scorrettezza perché Giorgio con questa marcatura lo asfissiava. Giorgio incassava ma non arretrava e questo fatto mi fece tanta simpatia. Vedevo la tenacia, la grinta e la voglia di conquistarsi un posto al sole. Giorgio è tutto questo. Negli anni si è affinato ed è diventato secondo me il difensore più forte in assoluto. Sono felice di aver condiviso con lui tantissima parte della mia carriera e sono legato da un legame quasi fraterno. Di strada ne hai fatta tanta te la sei meritata e spesso e volentieri se devo parlare con i miei figli e mostrargli un esempio di quanto l'applicazione e il carattere possa fare la differenza faccio sempre il tuo. Bravo Giorgio te lo sei meritato continua così perché dobbiamo dare ancora qualcosina alla Juve, qualcosina di importante. Un abbraccio grande da Gigi". 

"Gigi per me è un fratello maggiore. Perché come ho detto prima ci ho vissuto 15 anni insieme. È una persona che ti trasmette, ma lo si vede e lo si capisce anche in questi due minuti in cui ha parlato. Ha una capacità innata di trasmettere emozioni. Ma poi quello che diceva Gigi è vero e me lo ricordo anche io. Ho sempre avuto voglia di misurarmi e crearmi quel rispetto poi in un gruppo di campioni e fai giocatori che sicuramente erano in quel momento per me inarrivabili. Io in quel momento ero probabilmente il meno bravo di quella rosa. Però stavo li è provavo a rimanere attaccato e a migliorarmi e piano piano a colmare questo gap. Lavoravo con il buon italo Galbiati che era un assistente di Capello a fine allenamento. Ogni partitella non giocando spesso era per me un banco di prova e mi è sempre piaciuto sfidare i migliori per migliorarmi. Perché poi il miglior modo per crescere è sfidare quelli più bravi di te". 

Messaggio di Pinsoglio: "Ma è vero che il calcio è la tua vita? Un abbraccio Giorgione". 

"L'ho detto prima, mi prendono tutti in giro però inevitabilmente non posso dire di no. Non è solo la mia vita non è tutto ma è la mia vita. Rimangono gli affetti familiari, non diamo le percentuali, però assorbe tanto della mia vita. Ma io quello che faccio per la mia professione lo faccio al 100%. Poi cerco di conciliare gli affetti, in primis mia moglie e le figlie e poi tutta la famiglia più stretta e gli amici. Non ci riesco come vorrei perché le giornate volano. Però ci provo, anche se a me le cose piace farle bene P non mi piace neanche farle. Ero così da bambino e rivedo questo in Nina e anche il libro perché ci ho perso tanto tempo. Mi ci sono dedicato e ho cercato di farlo bene se no non sarei neanche partito".

Messaggio di De Sciglio: "Ciao Giorgione, volevo chiederti nel corso della tua lunga qual è stata la partita più bella ed emozionate e qual è stato il gol più importante con il club e con la nazionale? Non vedo l'ora di leggere il tuo libro. Un abbraccio

Quanto è complicato il ruolo di capitano per cercare di includere nel gruppo chi gioca di meno?

"Alla fine io ho sempre detto che ogni gruppo ha tanti capitani e ogni persona di riferimento porta un suo ingrediente nella squadra. Riuscire a creare un gruppo innanzitutto è la cosa più difficile. Ad inizio anno siamo 25 giocatori di nazionalità diversi, di età diverse che devono remare tutti nella stessa direzione e poi ne giocano 11. Quindi creare un gruppo che vada è la cosa più difficile e questo chiaramente è un compito che noi più anziano abbiamo sulle spalle. Fino a qualche anno fa era più facile perché nel nostro club, ma più in generale nel calcio italiano, c'era un gruppo di italiani più grande quindi di culture più simili alla nostra ed era più facile arrivare al loro pensiero. La cosa difficile è riuscire a pensare come un compagno di squadra che ha 23 anni ed è cresciuto in Brasile e vive la vita e il calcio in modo completamente diverso. Da parte nostra c'è stata grande apertura per cercare di conciliare le richieste e anche le esigenze e il modo di vivere delle altre persone mantenendo una base e un'identità che è propria di questa società e di questo club ed è propria noi italiani. È un'operazione che spiegata così sembra semplice, ma io vi assicuro che è una delle cose più difficili".

Perché leggere il libro di Giorgio?

"Io credo che si vedano davvero teste cose di me che non si conoscono. Ci sono tante cose che si vedono e mi sono messo a nudo in tutte le emozioni che ho vissuto e provato in questi 36 anni di vita. È un libro che ho fatto con il cuore e ci ho messo tutto me stesso dentro. Quindi credo che possa essere un libro piacevole da leggere ovviamente con tutte le caratteristiche di un libro di uno sportivo e di un ragazzo comunque per bene e che è che cresi conto e che non ha da raccontare aneddoti di vita difficile perché ho avuto la fortuna di avere un'ottima educazione e di avere dei genitori che mi hanno inculcato dei valori importanti. Ho vissuto un'adolescenza normale come quella dei miei amici, andavo a scuola con lo scooter e facevo il liceo come tutti i miei compagni e parallelamente crescere ed iniziare una vita che mi ha portato in un altro mondo rispetto a loro. Ma credo che quella parte li sono un'ancora molto importante e lo è stato soprattutto negli anni della gioventù dove ti senti invincibile e dove inizi a guadagnare soldi e tutte le amicizie e le cose della mia Livorno mi hanno tenuto a terra per capire com'è la realtà perché noi viviamo in un mondo dorato ma poi bisogna conoscere il mondo vero".