La difesa resta la base ma bisogna fare attenzione a due fattori

La difesa resta la base ma bisogna fare attenzione a due fattoriTuttoJuve.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 09:05Primo piano
di Massimo Pavan
La Juventus deve continuare a puntare sulla fase difensiva. Spalletti deve però correggere tagli alle spalle e gestione delle palle inattive.

Se l'attacco continua a faticare, la Juventus ha ancora più bisogno di una grande fase difensiva. Non è una filosofia rinunciataria, ma una semplice questione matematica: finché i centravanti non cominceranno a segnare con continuità, concedere poco agli avversari diventa indispensabile per trasformare partite equilibrate in vittorie.

I numeri confermano che la base costruita da Luciano Spalletti è importante. Dopo cinque giornate la Juventus aveva incassato quattro reti e ottenuto tre clean sheet, concedendo complessivamente appena 14 conclusioni nello specchio.

La difesa deve restare il punto di partenza

La Juventus non può permettersi di perdere questa solidità. Bremer rappresenta naturalmente il riferimento principale, ma la fase difensiva dipende dall'intero sistema e soprattutto dalla capacità della squadra di mantenere distanze corrette tra centrocampo e retroguardia.

Quando la pressione funziona, i bianconeri riescono a togliere ossigeno agli avversari prima ancora che arrivino negli ultimi trenta metri. È successo in diverse partite nelle quali Vicario è stato chiamato a intervenire pochissimo e la Juventus ha controllato il territorio attraverso il pressing.

Sassuolo ha mostrato cosa succede quando perdi equilibrio

La sconfitta di Reggio Emilia deve però rimanere nella memoria. La Juventus ha subito tre reti e soprattutto nel finale ha perso completamente le distanze, fino al contropiede che ha consentito ad Adzic di segnare il 3-2 al 94'.

In quell'occasione il problema non fu semplicemente un errore individuale. La squadra era sbilanciata, troppi giocatori si trovavano davanti alla linea del pallone e la protezione preventiva era praticamente scomparsa.

Attenzione ai tagli alle spalle

C'è poi un'altra situazione sulla quale bisogna lavorare: i tagli degli attaccanti alle spalle dei difensori. Sassuolo e Atalanta sono riuscite in momenti differenti a creare problemi alla Juventus proprio attraverso movimenti diagonali e palloni giocati rapidamente nello spazio.

A Reggio Emilia, per esempio, Laurienté riuscì a verticalizzare per Berardi costringendo Vicario a una grande uscita, mentre poco dopo Doig attaccò direttamente la profondità riuscendo a superare Bremer. Sono situazioni che dimostrano come una linea aggressiva debba essere accompagnata da una pressione efficace sul portatore.

Anche l'Atalanta aveva trovato spazio

Persino nella vittoria per 2-0 contro l'Atalanta sono comparsi alcuni segnali da non ignorare. Nel primo tempo Bernasconi riuscì a trovare con un cross Krstovic dopo che Bremer aveva perso per un momento il riferimento dell'attaccante.

La Juventus vinse e mantenne la porta inviolata, quindi il giudizio complessivo sulla fase difensiva resta positivo. Ma proprio le vittorie devono essere utilizzate per correggere i dettagli senza aspettare che diventino gol subiti.

Se esce il centrale, qualcuno deve coprire

La difesa di Spalletti tende naturalmente a essere aggressiva. Kalulu, Bremer e gli altri centrali vengono spesso invitati ad accompagnare l'avversario anche lontano dalla propria area, impedendogli di ricevere e girarsi comodamente.

Quando però un difensore rompe la linea, il resto del reparto deve leggere immediatamente il movimento. Il pericolo nasce quando contemporaneamente parte un taglio alle sue spalle e il centrocampo non riesce a seguire l'inserimento.

Occhio anche alle palle inattive

L'altro tema fondamentale riguarda i calci piazzati. La Juventus li sta sfruttando molto bene in fase offensiva: nelle prime settimane il 37,5% delle reti bianconere era arrivato da situazione di palla inattiva, con Bremer protagonista anche contro l'Atalanta.

Proprio perché Spalletti conosce perfettamente quanto possano incidere queste situazioni, la stessa attenzione deve essere applicata nella propria area. Marcature, seconde palle, blocchi e inserimenti sul secondo palo possono decidere partite nelle quali l'avversario costruisce pochissimo su azione.

A Cagliari sarà un aspetto fondamentale

Contro una squadra che probabilmente lascerà alla Juventus il controllo del possesso, concedere punizioni laterali o corner evitabili sarebbe un regalo. Sono proprio le partite nelle quali l'avversario produce meno che un singolo calcio piazzato può diventare decisivo.

Servirà quindi grande concentrazione soprattutto sulle seconde palle. Non basta vincere il primo duello aereo: bisogna essere pronti a difendere anche la successiva conclusione dal limite o il pallone rimesso immediatamente dentro l'area.

Difendere bene significa anche attaccare meglio

Mantenere equilibrio non significa abbassarsi. Al contrario, una squadra sicura della propria organizzazione difensiva può attaccare con più uomini perché sa di avere una struttura pronta a gestire l'eventuale perdita del pallone.

È questo il salto che deve fare la Juventus. Pressare alta, costruire nella metà campo avversaria e mantenere contemporaneamente una copertura preventiva che impedisca all'avversario di trovare quaranta metri di campo dopo un singolo passaggio.

Finché davanti si segna poco, dietro bisogna essere quasi perfetti

La Juventus ha costruito una fase difensiva che può diventare una delle sue armi migliori e non deve perderla proprio adesso. Quattro gol incassati nelle prime cinque giornate e tre clean sheet rappresentano una base importante, ma Sassuolo e Atalanta hanno lasciato qualche indicazione su ciò che deve ancora essere corretto.

Attenzione quindi alle palle inattive, massima concentrazione sui tagli alle spalle della linea e coperture preventive sempre pronte quando un difensore esce aggressivamente sull'avversario. Finché Kolo Muani, Woltemade e gli altri uomini offensivi non aumenteranno la produzione di gol, la Juventus dovrà continuare a costruire le proprie vittorie partendo da una certezza: concedere il meno possibile.