L'INTERVENTO - L'inadeguatezza di Sarri: lui e la Juve, due mondi troppo distanti

Il tecnico toscano e la Juve: due mondi differenti per stile, mentalità e concetti. Due pianeti lontani, troppo lontani.
27.01.2020 17:35 di Enrico Danna   Vedi letture
Fonte: L'intervento dello scrittore Enrico Danna
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L'INTERVENTO - L'inadeguatezza di Sarri: lui e la Juve, due mondi troppo distanti

Che Sarri fosse inadeguato per la panchina della Juve non lo si è scoperto di certo ieri sera. Era già cosa nota. Nulla contro il mister ovviamente a livello personale, ma è indubbio che non tutti siano “tagliati” per stare sulla panchina di un top club quale la Juventus è. Sia a livello dialettico che motivazionale, proprio non ci siamo.

Per quanto riguarda il gioco invece, è questione di aspettative ma è anche un fattore parzialmente trascurabile (la cosa che conta è vincere, bel gioco o meno). Aspettarsi di vedere il gioco che Sarri aveva proposto a Napoli era follia pura. È stato, quello, un qualcosa di difficilmente replicabile, sia perché il tecnico disponeva dei giocatori adatti, sia perché l’ambiente sognava di vincere ma la vittoria non era un obbligo (come lo è alla Juve), sia perché i calciatori che aveva a disposizione (tranne qualche limitata eccezione) erano giocatori che ancora dovevano “costruirsi” una carriera ed erano vogliosi di “crescere” e dimostrare le loro qualità. Alla Juve, Sarri ha a che fare con giocatori per la maggior parte “arrivati” (o comunque di livello decisamente superiore), sicuramente meno propensi a “sbattersi” più di tanto in quanto già “emersi” e noti. Già al Chelsea, si era vista una certa involuzione del cosiddetto “sarrismo” (che, giova comunque sempre ricordarlo, non ha portato concretamente a nulla; e, di trofei morali, a Torino, non sappiamo cosa farcene).

Follia sarebbe pure chiedergli di vincere la Champions dopo avergli messo a disposizione un reparto di centrocampo assolutamente non all’altezza delle principali squadre europee (le pecche in mezzo al campo però si portano avanti da alcuni anni e qui, le responsabilità sono di chi ha continuato a fare mercato, in quel settore, principalmente attraverso parametri zero di mediocre livello a cui sono stati elargiti faraonici contratti).

Detto questo, in Italia non esiste che non si vinca, perché Sarri ha a disposizione una rosa decisamente superiore a quella di tutte le altre squadre. (per ora, in campionato, la Juve sta facendo solo il suo, nulla di trascendentale). Questo stucchevole e sterile possesso palla che la squadra applica nella maggior parte delle gare (contro il Napoli no, perché non è proprio scesa in campo) non porta da nessuna parte, tanto è che si incassano reti da chiunque (e in modo alquanto goffo) e si segna poco (quarto attacco in serie A) rispetto al valore dei giocatori presenti nel reparto avanzato. Che dire poi del fatto che, Bentancur a parte, non ci sia mai (e ripeto mai) un centrocampista pronto ad inserirsi o a tentare la conclusione da fuori? Ma in allenamento si provano schemi e situazioni o si balla la tarantella? La Juve spesso ha vinto le partite col fiatone, rischiando l’inverosimile anche contro squadre che farebbero fatica nel campionato cadetto. Tranne rare eccezioni, mai s’è data la sensazione di avere saldamente la gara in mano. Mai. Chi vede continui progressi nel gioco e nella manovra di questa squadra, cosa assume? Allucinogeni vari? Perché francamente, dopo la vittoria di San Siro, solo il primo tempo contro la Roma in Tim Cup è stato convincente. Sarri continua a prendere appunti: perché poi non li legge? Oppure disegna fumetti? (forse sarebbe meglio).

L’inadeguatezza del tecnico però, raggiunge i picchi più elevati quando parla di mancanza di motivazioni o stimoli. Chi è che deve dare gli stimoli, se non lui? Contro il Napoli si doveva scendere in campo per “uccidere” il campionato: invece, s’è passeggiato, s’è vivacchiato sperando nella giocata del singolo e s’è perso contro una squadra volenterosa e umile (umiltà, dote che i giocatori della Juve dovrebbero recuperare), ma nulla più. Mancanza di fame? Eppure un allenatore che ha vinto una beata cippa in carriera (a parte una El) non dovrebbe avere una fame rabbiosa? Ovviamente le responsabilità sono anche dei calciatori, scesi in campo con la stessa voglia di chi sta per iniziare una dieta e, soprattutto, di chi ha messo il tecnico toscano su una panchina con la quale non ha nulla a che spartire.

Alla porta entrambi, sempre che chi deve vigilare non sia troppo impegnato col progetto dello stadio teatro.

*ENRICO DANNA - SCRITTORE