Juventus, emergenza infortuni senza fine: Spalletti ha ragione, così non si può competere. Ma perché così tanti problemi?

Juventus, emergenza infortuni senza fine: Spalletti ha ragione, così non si può competere. Ma perché così tanti problemi?TuttoJuve.com
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di Massimo Pavan
Juventus in emergenza infortuni: McKennie, Cabal e Alajbegovic preoccupano Spalletti. Senza recuperare giocatori, competere ai vertici diventa impossibile.

La Juventus batte il Napoli, ritrova il sorriso e dimostra di avere ancora carattere. Ma dietro il successo contro gli azzurri si nasconde una situazione che rischia di compromettere l'intera stagione: l'emergenza infortuni è diventata insostenibile. Luciano Spalletti ha ragione a denunciare le difficoltà di una squadra che, settimana dopo settimana, perde giocatori e possibilità di scelta.

La vittoria per 2-0 è arrivata grazie a due splendide giocate di Alajbegovic e Boga, ma ha lasciato in eredità altre tre preoccupazioni: McKennie, Cabal e lo stesso Alajbegovic sono da valutare. La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché la Juventus continua a perdere così tanti calciatori?

Spalletti ha ragione: non si può competere senza giocatori

Il tecnico bianconero ha pronunciato parole che dovrebbero far riflettere tutto l'ambiente juventino. "Col Napoli eravamo in tredici, Sarr aveva la febbre. Ai nostri 8 milioni di tifosi va detta la verità: non possiamo lottare per il campionato finché non recuperiamo armi".

È una dichiarazione forte, ma soprattutto realistica.

La Juventus deve affrontare campionato ed Europa League con una rosa che, almeno sulla carta, dovrebbe consentire rotazioni e alternative. Nella pratica, invece, Spalletti si ritrova spesso costretto a utilizzare gli stessi giocatori, adattare alcuni elementi e rinunciare a scelte tecniche che in condizioni normali sarebbero possibili. Il problema non riguarda soltanto la qualità degli assenti. Riguarda anche il sovraccarico di chi continua a giocare.

McKennie, Cabal e Alajbegovic: anche il Napoli presenta il conto

La partita contro gli azzurri ha aggiunto nuove preoccupazioni. McKennie è uscito all'intervallo per un problema agli adduttori. Cabal, tornato titolare dopo un lungo periodo, ha accusato un fastidio che richiede ulteriori controlli. Alajbegovic, autore del gol del vantaggio, ha concluso la serata con il ghiaccio sul ginocchio. Non è ancora possibile stabilire la gravità dei rispettivi problemi, ma il quadro complessivo è allarmante. A questi casi si aggiungono le indisponibilità che hanno già ridotto le possibilità di scelta dell'allenatore nelle ultime settimane. La situazione diventa ancora più delicata in Europa League, dove la lista UEFA esclude ulteriori giocatori dalle rotazioni.

Perché così tanti infortuni? Le domande che la Juventus deve porsi

Non esiste una risposta semplice e sarebbe sbagliato attribuire automaticamente tutte le responsabilità a una sola persona o a un singolo settore. Bisogna però interrogarsi sulla preparazione atletica, sulla gestione dei carichi di lavoro, sui tempi di recupero, sulla prevenzione e sulle condizioni dei giocatori che rientrano dopo uno stop. Un conto sono gli infortuni traumatici, che possono verificarsi indipendentemente dalla preparazione. Un altro sono gli eventuali problemi muscolari ricorrenti, sui quali è necessario approfondire. La Juventus deve analizzare ogni caso, individuare possibili elementi comuni e capire se qualcosa possa essere migliorato. Non servono processi sommari allo staff medico o atletico. Serve un'indagine interna seria, capace di distinguere la sfortuna da eventuali criticità organizzative.

Una rosa corta diventa ancora più vulnerabile

Quando mancano tanti giocatori, anche quelli disponibili rischiano di pagare un prezzo. Chi resta deve disputare più minuti, recuperare in meno tempo e affrontare partite ravvicinate senza la possibilità di essere gestito adeguatamente. È un circolo vizioso che può aggravare l'emergenza. Spalletti non può essere giudicato soltanto attraverso i risultati senza considerare il numero effettivo di calciatori a disposizione. Questo non significa concedere al tecnico un alibi per qualsiasi prestazione negativa, ma riconoscere che le condizioni di partenza incidono sulle possibilità di competere.

La Juventus deve intervenire, non soltanto aspettare

Il successo contro il Napoli dimostra che la squadra possiede ancora qualità e spirito competitivo. Ma non basta una serata positiva per cancellare un problema strutturale. La società deve fare tutto il possibile per recuperare gli indisponibili senza forzare i tempi, proteggere chi sta giocando troppo e valutare eventuali interventi sulla profondità della rosa. Spalletti ha ragione: la Juventus non può pretendere di lottare ai massimi livelli con una squadra ridotta ai minimi termini. Prima ancora di parlare di scudetto o Champions League, bisogna restituire all'allenatore la possibilità di scegliere.

Perché una grande squadra deve poter contare su una rosa, non soltanto su undici titolari e qualche superstite.