Juventus condannata, altre assolte, perchè? Ora si deve cambiare qualcosa!
C'è una domanda che il calcio italiano non può continuare a evitare: come è possibile che, partendo da operazioni che necessariamente coinvolgevano due società, alla fine la Juventus abbia pagato sportivamente un prezzo enorme mentre diversi procedimenti riguardanti le controparti si siano conclusi senza condanne? L'ultimo caso è quello dell'Udinese.
Il procedimento penale relativo alle operazioni per Rolando Mandragora si è concluso con l'assoluzione del presidente Franco Soldati e del vicepresidente Stefano Campoccia perché «il fatto non è previsto dalla legge come reato», mentre l'Udinese Calcio è stata assolta perché «il fatto non sussiste». La Procura aveva chiesto due anni per i dirigenti e una sanzione da 500 mila euro per la società. E non è il primo caso.
Sassuolo, indagine archiviata
Anche l'indagine della Procura di Modena sulle operazioni tra Sassuolo e Juventus si è chiusa senza conseguenze penali. La richiesta di archiviazione era stata presentata nel maggio 2025 e successivamente accolta dal giudice. Secondo quanto emerso dal bilancio del Sassuolo, gli accertamenti non avevano prodotto rilievi penali nei confronti della società e dei suoi vertici. Ancora una volta, quindi, una vicenda nata dalle carte provenienti dall'inchiesta Juventus si è conclusa senza responsabilità penali per l'altra società coinvolta.
Bologna, il precedente Orsolini
C'è poi il caso Bologna. Il procedimento relativo all'operazione Riccardo Orsolini era stato archiviato dal Gup di Bologna, che non aveva ravvisato un falso di bilancio penalmente perseguibile nelle modalità contestate dell'operazione. Udinese, Sassuolo, Bologna. Tre vicende differenti, con formule e percorsi processuali differenti, ma con un elemento comune: operazioni che coinvolgevano anche la Juventus e che, sul fronte penale delle controparti, non hanno prodotto le conseguenze che qualcuno avrebbe potuto immaginare all'inizio delle inchieste.
E la Juventus?
Qui bisogna essere precisi. La Juventus venne sanzionata dalla giustizia sportiva nel 2023 attraverso un procedimento diverso e sulla base di un quadro probatorio complessivo che la Corte Federale d'Appello ritenne nuovo rispetto al primo processo. La FIGC motivò la revocazione e inizialmente inflisse 15 punti di penalizzazione, mentre gli altri otto club di quel procedimento rimasero prosciolti. Successivamente la vicenda seguì gli ulteriori passaggi che portarono alla penalizzazione definitiva. Per questo l'assoluzione penale dell'Udinese non cancella automaticamente una sentenza della giustizia sportiva pronunciata anni prima, ma fa discutere e sicuramente la Juventus avrebbe avuto bisogno di un trattamento identico. Penale e sportivo sono ordinamenti differenti, con regole, standard probatori e contestazioni differenti, ma ci vorrebbe correttezza,
Ma proprio qui nasce il problema. La domanda non è solo giuridica, è di sistema
Se per costruire una plusvalenza servono un compratore e un venditore, diventa molto difficile spiegare al tifoso perché il sistema abbia prodotto conseguenze così profondamente diverse. Non significa che ogni posizione debba necessariamente avere la stessa responsabilità. Significa però che, quando con il passare degli anni diversi procedimenti collegati alle medesime operazioni si chiudono con archiviazioni o assoluzioni, una riflessione sull'intero meccanismo della giustizia sportiva diventa inevitabile.
Nel primo processo sportivo sulle plusvalenze, nell'aprile 2022, Juventus e altri club erano stati assolti e nelle motivazioni era stata evidenziata anche la difficoltà di individuare un metodo oggettivo per stabilire il valore reale di un calciatore. Poi arrivarono nuovi elementi, la revocazione e la condanna della Juventus. È stato formalmente applicato un percorso previsto dall'ordinamento sportivo, ma dopo tutto quello che è accaduto negli anni successivi è legittimo chiedersi se quell'ordinamento garantisca strumenti sufficientemente chiari, prevedibili e uniformi.
Serve una revisione?
Forse la vera questione non dovrebbe essere riaprire oggi una classifica di tre anni fa. La questione dovrebbe essere impedire che qualcosa di simile possa ripetersi. Servono norme più precise sulle valutazioni dei calciatori, criteri contabili comprensibili, responsabilità chiaramente delimitate e soprattutto un sistema nel quale società che partecipano alla stessa operazione possano sapere in anticipo che cosa è consentito e che cosa non lo è. Perché una giustizia credibile non deve soltanto punire quando esiste una violazione.
Le assoluzioni di Udinese e Bologna e l'archiviazione del procedimento Sassuolo non significano automaticamente che la Juventus fosse innocente nel procedimento sportivo del 2023. Ma rendono sempre più difficile ignorare una domanda, se tante tessere di quel mosaico, analizzate successivamente in altre sedi, non hanno prodotto condanne, non sarebbe arrivato il momento di riesaminare almeno le regole con cui il calcio italiano giudica queste vicende? E risarcire la Juventus per il danno fatto?
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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