IL TERZO TEMPO - Il sarrismo che rivoluziona la Vecchia Signora: pregi e difetti dell'ex bancario che ha realizzato il suo sogno

Sarri rivoluzionerà la Juventus che è stata: è l'anti-Allegri per eccellenza. Alla Juve il bel gioco non basta e lo stile non è un optional.
18.06.2019 15:00 di Luigi Risucci   Vedi letture
IL TERZO TEMPO - Il sarrismo che rivoluziona la Vecchia Signora: pregi e difetti dell'ex bancario che ha realizzato il suo sogno

È iniziata, dopo un inusuale quanto sfiancante tira e molla, una nuova era in casa Juventus. L’era targata Maurizio Sarri, in barba ai sognatori che volevano Pep Guardiola sulla panchina di Madama: lo spagnolo costava troppo ed era complicato svincolarlo dai ricchissimi sceicchi del City. Sarri dunque, l’ex bancario dichiaratamente di sinistra, che ha appena conquistato l’Europa League con il Chelsea dopo una gavetta di tutto rispetto. Venti anni fa lasciò ufficialmente il suo universo in giacca e cravatta mentre allenava il Tegoleto in Eccellenza, dieci anni più tardi allenava il Perugia in Lega Pro. Sarri ha lasciato un impiego redditizio e prestigioso per dedicarsi all’unico lavoro che avrebbe fatto anche gratis (cit.).

Ha realizzato quello che per molti di noi resta nell’etere delle idee, dei sogni, rendendolo realtà attraverso il lavoro, i fallimenti, le ricostruzioni, la pazienza. Non possiamo dire che al toscanaccio comunista manchi il coraggio, come è lapalissiano che le sue doti tecnico-tattiche siano fuori dalla norma. Negli ultimi anni, la sua scalata professionale ha subito un’accelerata decisa: dal triennio empolese a quello napoletano, fino all’ottima annata con i Blues, che l’ha consacrato col primo trofeo importante in carriera. La vittoria non è mai casuale, specie quando si parte dal basso.

A Napoli c’è chi ha etichettato il passaggio alla Juventus come il tradimento di un popolo. Hanno chiuso pagine sui social e rimosso targhe commemorative dalle strade. Non hanno imparato niente. Dal caso Higuain, da Bonucci (andato e tornato) e nemmeno dal freschissimo caso Conte, passato agli storici nemici dell’Inter. Lo ripeterò fino allo sfinimento: nel calcio moderno, dominato dai contratti milionari e dai trasferimenti ad effetto, le scelte professionali non si discutono, indipendentemente dai simboli e dai colori. Penso lo stesso di Antonio Conte, passato al biscione dopo una vita spesa da simbolo della Juventus.

Chi ha proposto la rimozione della sua stella dallo Stadium è colpevole di un campanilismo becero, primitivo, oltre che anacronistico. Era successo con Lippi e Trapattoni, che sono, insieme ad Allegri, i tecnici più vincenti della storia juventina; ma si sa, noi italiani dimentichiamo in fretta, ricadendo nelle solite noiose polemiche da bar. Veniamo ai motivi della scelta. La società, è chiaro ed incontrovertibile, ha voluto dare un segnale forte, quasi violento di discontinuità rispetto al lustro allegriano. Vincere resta un must, ma adesso conta anche il “come”. Dal pragmatismo spietato del livornese, cresciuto esponenzialmente negli anni fino a raggiungere l’apice della passata stagione, al sarrismo tutto champagne e divertimento che ha fatto di Napoli per tre stagioni il lunapark del calcio italiano.

Giova ricordare ai più smemorati che negli anni partenopei Sarri non ha vinto nulla, ma anche come i 91 punti raccolti due anni fa siano un unicum nella storia del calcio italiano per una seconda classificata. Il Napoli di Sarri è stato, negli otto anni di scudetti, l’avversario più duro da battere, per costanza e numero di punti. Diciamo anche che, con tutta probabilità, senza una Juventus stratosferica si sarebbe portato a casa almeno un titolo nazionale. Quella che attraverserà l’universo bianconero durante questa estate sarà una rivoluzione: di concetti, di idee, di mentalità e filosofia. Rivoluzione ben ponderata dalla società e che, in fondo, con le dovute proporzioni, si sarebbe verificata ugualmente con il tanto agognato Pep, tra l’altro fine estimatore del sarrismo.

La società sa che rischia moltissimo, poiché sta mischiando due miscele dai gusti contrastanti, sta incrociando due binari apparentemente paralleli. L’augurio è che la rivoluzione non venga accolta dalla solita dose di scetticismo-pessimismo che accompagna buona parte dei tifosi di Madama da troppi anni a questa parte. Anche in questo caso, la storia si ripete: per info chiedere ad Allegri e, diversi anni prima, ad Ancelotti. Il primo ha smentito tutti a suon di risultati, il secondo perse in malo modo due scudetti, salvo poi dominare il palcoscenico europeo altrove. Qualcosa, indubbiamente, andrà limata nello spigoloso carattere dell’aretino nato a Napoli e cresciuto nella bergamasca.

Lo stile in casa Juventus non è un optional. Non parliamo di tuta o abito, ma di toni e dichiarazioni. I “fatturati”, gli arbitri, il palazzo, gli orari delle partite, la pioggia e il sole non sono argomenti graditi in terra sabauda. Le scuse appartengono ad altre piazze e da sempre a Torino si vince nonostante e non curanti di tutti questi fattori. Un secondo limite, mostrato soprattutto a Napoli, riguarda la gestione del gruppo. È questa, almeno per chi scrive, la principale fonte di apprensione. In bianconero dovrà gestire ventidue titolarissimi, tra cui spiccano non poche eccellenze del calcio mondiale, Ronaldo su tutti.

Minutaggi, gestione dei cambi, alternative al modulo tradizionale e cambi dello stesso in corso d’opera sono le vere grandi sfide che è chiamato a vincere Sarri. I capisaldi del suo gioco sono difesa a quattro con giocatori schierati in linea alta. Il riferimento dei suddetti non è l'uomo bensì la palla, come da tradizione della difesa a zona. Rugani, già allenato ad Empoli, potrebbe rigenerarsi, così come Pjanic potrebbe essere lo “Jorginho” della situazione in mezzo al campo. Gli schemi su palla inattiva, che con la rosa a disposizione possono diventare un vero fattore. Il fraseggio corto e la velocità di esecuzione.

Tutta questa bellezza, a Torino dovrà necessariamente sposarsi con i risultati. Compito arduo dopo 8 anni di pancia piena e con una concorrenza che sembra attrezzarsi con l’artiglieria pesante: l’Inter di Conte, come detto, parte appena dietro i bianconeri con il Napoli appaiato a completare il potenziale podio. Vedo invece in netto calo il Milan, il cui progetto sembra orientato verso i giovani e quindi più lontano dai grandi risultati nell’immediato e la Roma, definitivamente deromanizzata con gli addii di Totti e De Rossi, schiava delle brame di denaro degli americani. Il mercato dirà tanto sul campionato che sarà e sulle (premature, mi rendo conto) griglie appena descritte.

La Juventus cercherà un rinforzo per attacco e centrocampo (già rinfoltito da Ramsey) e almeno un paio di nuovi difensori, col reparto che ha perso Caceres e Barzagli. Proprio l’ex centrale di Fiesole potrebbe far parte del team sarriano, per curare la fase difensiva. Cambieranno preparatori e staff tecnico. La rivoluzione è servita. Presentazione del progetto e dello staff fissata per giovedi mattina alle 11.00. Una svolta epocale, rischiosa ma affascinante. Per ora, buon lavoro mister.

Mg Torino 08/03/2019 - campionato di calcio serie A / Juventus-Udinese / foto Matteo Gribaudi/Image Sport
nella foto: Daniele Rugani
Mg Torino 08/03/2019 - campionato di calcio serie A / Juventus-Udinese / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Daniele Rugani © foto di Matteo Gribaudi/Image Sport