Il terzo tempo - All'inferno e ritorno, tutto in una notte. Juve, hai imparato la lezione?
Una notte all'inferno e ritorno, immediato, dopo 120 minuti da incubo. Per circa due ore la squadra di Allegri è scesa negli abissi della terra in compagnia di Lucifero, Caronte, Cerbero e compagnia bella, personificati per l'occasione dai vari Perisic, Brozovic, Mancini. L'Inter ha sognato di fare lo scacco matto alla signora e, per la verità, ci era quasi riuscita, essendo capace di ribaltare un 3-0 ai bianconeri, sfiorando più volte il colpo del ko. Meriti dei nerazzurri, non c'è dubbio, ma anche demeriti di una delle Juventus più brutte che si siano viste negli ultimi anni, “la peggior partita da quando sono alla Juventus (6 anni n.d.r.)” ha detto Bonucci, ieri capitano per l'occasione e che salterà la finale per squalifica. La squadra di Allegri sbaglia tutto il possibile, dall'approccio alle trame di gioco, dall'atteggiamento difensivo alla cattiveria sui contrasti, fino a prendere il gol che andava evitato nel primo segmento di gara, seppure l'azione fosse viziata da un netto fallo di Medel su Hernanes, non ravvisato da un Gervasioni che, per usare un eufemismo, non è stato all'altezza. La Juventus non è stata capace di creare pericoli a Carrizo, per un centrocampo che non aveva mai giocato assieme prima, una difesa che paga le incertezze di un Rugani ancora acerbo e a corto di condizione, con un attacco abulico con il solo Zaza capace di creare qualche grattacapo all'improvvisata retroguardia di Mancini. Rugani e Morata, per fare due nomi, sono l'emblema di una serata storta, pessima, che ha dato speranza ad una squadra affossata solo tre giorni prima e che non aveva mai segnato alla Juve nei tre precedenti stagionali. Sia l'approccio psicologico alla gara, forse troppo morbido e forte del risultato raccolto allo Stadium, sia i troppi cambi nella zona nevralgica del campo, hanno concesso all'Inter di spadroneggiare in lungo e in largo sul rettangolo di gioco, sognando un'impresa titanica. La Juventus non subiva tre gol in una partita da oltre due anni, un dato che fa riflettere ma che lascia ancora intatto il record di Buffon, per l'occasione sofferente spettatore dell'incubo dalla panchina. Ai rigori la dea bendata sorride ai bianconeri, non prima che Morata sciupi due occasioni colossali al minuto 121, e che gli ingressi di Barzagli e Pogba non rimettano in carreggiata una manovra più che mai sbandata. Il risultato è quello che conta e la Juventus può essere soddisfatta per aver raggiunto il traguardo della seconda finale di Coppa Italia consecutiva, che manca dagli anni '60 e che le permetterà di giocarsi un altro trofeo, il prossimo 21 maggio, contro il Milan.
Soddisfazione per il passaggio del turno mista alla consapevolezza che ogni traguardo vada inseguito e strappato con i denti e le unghie, che nessuno ti regala niente e che appena sbagli una partita, gli avversari ne approfittano. Se si vuole analizzare la partita in sé, a parte Zaza ed Alex Sandro, non si rilevano giocatori con un rendimento sufficiente, e forse è meglio catalogare l'intera notte del “Meazza” tra le serate storte, che capitano a tutti e che quasi mai ti lasciano la soddisfazione di aver passato il turno. Che la partita di ieri serva da monito in vista delle prossime sfide in campionato e soprattutto per il match dell'anno contro il Bayern in cui, con un atteggiamento simile, potrebbero rivedersi fantasmi funesti con maglie diverse addosso. Contro la squadra di Guardiola non sarà concesso il minimo errore e servirà la partita perfetta anche perchè, i “marziani” sono umani e ieri hanno perso all'Allianz Arena contro il modesto Magonza, vedendo ridurre il vantaggio sul Dortmund a soli 5 punti. La Juventus invece ha un margine di soli tre punti sul Napoli, uscito da tutte le competizioni e pronto a dare battaglia in campionato fino all'ultimo turno. Il calendario è piuttosto equilibrato e proporrà un testa a testa serrato da qui alla fine, per cui servirà avere costanza di rendimento e non permettersi ulteriori cali di tensione. Allegri sta facendo un'altra stagione eccellente, sulla falsariga della scorsa, dove arrivò in fondo a tutte le competizioni, un traguardo quasi irripetibile. Sarà importante ritrovare da qui alla fine la condizione di alcuni uomini importanti come Asamoah (ieri apparso in nettissimo ritardo di condizione), Pereyra (ancora convalescente), Rugani e Morata, mai espressosi quest'anno ai suoi livelli. Il turnover troppo massiccio non è ancora adatto alla squadra e lo si è visto ieri, sarà meglio dosare le energie dei titolarissimi con maggiore parsimonia, facendo rotazioni ragionate e misurate nei reparti. Nonostante la sconfitta pesantissima, la Juve può imparare la lezione in maniera indolore, rimettendo in campo quello spirito guerriero che ha portato alla rincorsa vincente in campionato ed anche alla rimonta pazzesca, in una partita che sembrava già segnata, contro il Bayern. A partire dalla trasferta di Bergamo, difficile, insidiosa, ostica, da non sottovalutare ma siamo certi che stamattina la Juve si sia risvegliata con una certezza: si può andare all'inferno per una notte ma quello che conta è risvegliarsi (e guadagnarsi) il paradiso della vittoria.
Direttore: Claudio Zuliani
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