GRYGERA, MELO E LA VOGLIA DI UNA JUVE VINCENTE

Superato lo shock del pareggio interno contro il Siena domenica scorsa, la Juventus si rituffa in Europa Leaugue. Accompagnata dalle solite polemiche sulle decisioni sbagliate della società...
18.03.2010 09:10 di Thomas Bertacchini   vedi letture
GRYGERA, MELO E LA VOGLIA DI UNA JUVE VINCENTE
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© foto di Federico De Luca

Dieci minuti di ottimo calcio. Poi: rilassatezza e black out mentale, prima ancora che fisico (il giovedì precedente c’era stato l’incontro di andata con il Fulham). Così con il Siena sono stati buttati via altri due punti, e con essi la possibilità (mancata) di superare il Palermo in classifica e avvicinare la Roma. Quella col fiatone vista in queste ultime giornate di campionato. Ma l’assurdità di quanto si è vissuto domenica con i toscani è rappresentata dalla portata dell’evento: tre goals recuperati in casa dall’ultima in classifica.

"Mi ha sorpreso Grygera. E' davvero forte". Felipe Melo pronunciò queste parole il 12 agosto 2009, davanti a Luca Calamai (giornalista della "Gazzetta dello Sport"), nel corso di un’intervista rilasciata a Tallinn, sede dell’amichevole giocata tra la nazionale estone e quella brasiliana.
Parole che fanno ridere amaro (per non dire piangere) ripensando a quanto accaduto all’Olimpico nel corso dell’ultima giornata di campionato. Il difensore ceco è stato il principale colpevole (ed "esecutore materiale", in occasione del primo goal subito) della rimonta patita dalla Juventus; il centrocampista brasiliano, nel contempo, ha risposto da par suo ai fischi dei tifosi.

Di Grygera non stupiscono gli errori o i limiti tecnici: per i primi, originati anche da improvvise amnesie, ci si era già abituati da tempo (basti pensare al passaggio al palermitano Budan in occasione del secondo goal all’Olimpico il 28 febbraio scorso, giusto per fare un esempio); per i secondi, era bastato un anno di convivenza (il primo trascorso a Torino) per non avere più dubbi in merito. Capita di sbagliare degli acquisti, anche alle migliori dirigenze. Poi, però, bisogna anche porvi rimedio. Senza farsi prendere dalle malinconie (perché si è ceduto Balzaretti? Perché si è bocciato Criscito senza appello?), e con la consapevolezza che quello dei laterali difensivi è (e rimane) un problema irrisolto da quattro anni a questa parte. Dal 2006, naturalmente.

Accolto dai tifosi con un entusiasmo (quasi) superiore a quello del connazionale Diego, l’acquisto di Felipe Melo si è rivelato dopo poco tempo un azzardo della dirigenza juventina: prezzo altissimo, un ruolo che avrebbe dovuto coprire in campo diverso da quello a lui consono (regista invece di mediano). Due ostacoli non facili da superare, anche per un neo titolare della nazionale verdeoro. Critiche su critiche, partita dopo partita: poi, dopo tanto, l’esplosione di rabbia. Le sue prestazioni hanno finito col rivalutare l’acquisto dell’anno precedente di Poulsen: un altro mediano preso per fare il regista. Un altro errore della dirigenza, caduto - in primis - sulle spalle degli stessi calciatori. Che poi, non solo per colpe loro, non riescono a rispondere sul campo. Di questo passo, se qualcosa non cambierà nei vertici societari, la prossima estate un nuovo giocatore (sbagliato) verrà preso dopo averne inseguito un altro con le caratteristiche che sarebbero servite a questa squadra. E finirà, a sua volta, per far rivalutare (per quanto possibile) l’acquisto di Felipe Melo. A meno che, nel frattempo, non abbia già lasciato la Juventus.

E ai tifosi juventini, da quelli che frequentano lo stadio Olimpico a quelli seduti in poltrona davanti alla televisione, da quelli attaccati alla cara vecchia radiolina sino ad arrivare a quelli incollati al monitor di un computer, non rimarrà che ingoiare l’ennesimo boccone amaro, frutto di decisioni sbagliate in partenza cui è difficile poi rimediare in corso d’opera. Litigando anche tra di loro, come già sta accadendo, dimenticandosi di essere tutti fratelli, figli di un unico grande amore. Da chi se la prende con chi contesta allo stadio, non accorgendosi - forse - che all’interno delle quattro mura si dicono anche cose peggiori, a chi lamenta che è facile far danzare le dita sulle tastiere dei computer, senza sopportare gli sforzi di chi è sempre in prima linea per seguire le sorti della squadra.
Molti, tra coloro i quali frequentano gli spalti dell’Olimpico, provengono da località diverse da Torino. C’è chi si carica sulle spalle centinaia di chilometri pur di veder giocare la Juventus, compiendo rinunce anzitutto a livello economico (per non dire di quelle personali) pur di passare una domenica accanto alla squadra del cuore. E se è vero come è vero che anche il pubblico italiano dovrebbe assumere un po’ di quella mentalità sportiva che manca alla nostra cultura, e che certi cori non possono essere giustificati (ma neanche stravolti dai media, in alcuni casi), è pur vero che da chi era abituato a vedere le pennellate di Platini, le veroniche di Zidane o le geometrie di Paulo Sousa o Emerson, ha tutti i motivi per lamentarsi di una squadra che da quattro anni non riesce a fare cinque o sei passaggi di fila nel corso di una partita. Se non in verticale, tra difensori, nell’ambito di una fase di palleggio della partita. Si finisce col discutere, come accade (anche) nelle migliori le famiglie, quando le cose non vanno bene. Nella speranza di poter tornare presto a gioire tutti insieme.

La Juventus di Ciro Ferrara era malata. Questa di Zaccheroni è in convalescenza. Lo era prima della gara con il Siena, lo sarà anche dopo. E’ stata costruita male in estate, e pur avendo a disposizione un undici di base di ottimo livello, i continui infortuni ne hanno minato le certezze prima, e i risultati poi. E non sarà certo un’Europa League (magari) vinta quest’anno a cambiare le valutazioni finali.
Mentre si parla di un allenatore da scegliere (o confermare) per un nuovo - ennesimo - corso, i tifosi chiedono di fare alla svelta. Perché mentre si ascoltano promesse, gli altri comprano, incassano e vincono. Perché le squadre si iniziano a costruire da ora. Così come le dirigenze che devono plasmarle. E chi ha già ampiamente dimostrato di non essere in grado di reggere certe responsabilità, è pregato di prendere la porta e andarsene. Per loro è sempre aperta. Sarebbe il primo vero passo per il ritorno di una Juventus vincente.