Gli eroi di Berlino, da campioni ad allenatori. L'ultimo della lista è Fabio Grosso
Dall’Italia di Marcello Lippi che nel 2006 conquistò in Germania la quarta Coppa del Mondo passa il futuro del calcio. La rosa azzurra infatti non è stata solo una generazione di campioni ma, guardando le carriere dei protagonisti, anche di allenatori. In molti infatti, una volta smesso con il calcio giocato, hanno intrapreso la carriera più complicata: quella del tecnico. Dal campo alla panchina, dal calcio giocato a quello da insegnare e tramandare, partendo dai segreti rubati nel corso dell’anno ai vari allenatori e rivisto con delle idee personali figlie dei tempi che cambiano. È questo il destino che accomuna diversi protagonisti della nazionale campione del Mondo. Una volta compagni ed un domani, chissà, avversari sul campo. O meglio, sulla panchina.
Il golden-boy della new generation di allenatori è senza dubbio Filippo Inzaghi. 21 stagioni da professionista, tutti i trofei possibili ed immaginabili conquistati con le maglie di Juventus e Milan. Fra i migliori marcatori del calcio italiano, Inzaghi nel 2012 ha iniziato una nuova vita calcistica. Plasmato dagli insegnamenti di Marcello Lippi e Carlo Ancelotti, l’ex centravanti rossonero da allenatore ha iniziato laddove ha concluso: dal Milan. Adriano Galliani fu il primo ad intravedere in Inzaghi innate qualità da tecnico, tanto da affidargli nel 2012 la panchina degli Allievi Nazionali. Modulo offensivo, un trequartista e due punte: con questa proposta di calcio Inzaghi, all’esordio da allenatore, raggiunge la Final Eight del campionato di categoria. Con le stesse idee conquista con la Primavera del Milan, dove approda nel 2013, il Torneo di Viareggio battendo l’Anderlecht ed entrando nella storia del club di Berlusconi, perché con il sesto trofeo giovanile i rossoneri diventando il club più titolato nella storia della kermesse. Filippo Inzaghi diventa ben presto un uomo mercato. Prima da calciatore, ora da tecnico. Il Sassuolo del patron Squinzi, tifosissimo del Milan, pensa a lui dopo aver sollevato dall’incarico Di Francesco. Il presidente di Confindustria ne parla sia con Galliani che con Berlusconi. Una trattativa infruttuosa perché il Milan punta forte su Inzaghi e non lo lascia libero di affrontare la sua prima avventura in Serie A. Poteva essere proprio il Milan, ma alla fine per il dopo Allegri ha prevalso la linea presidenziale che ha spinto fortemente per Clarence Seedorf. Appuntamento solamente rimandato. Perché la sensazione è che presto la grande chiamata arriverà.
Gennaro Gattuso, compagno di squadra proprio di Filippo Inzaghi ai tempi del Milan, ha bruciato le tappe. Per una serie di circostanze l’ex centrocampista calabrese ha evitato la trafila delle giovanili ritrovandosi catapultato nel mondo dei professionisti. Con gli svizzeri del Sion nel giro di pochi mesi è passato da calciatore a ricoprire la duplice funzione di giocatore-allenatore. Un percorso simile a quello di Gianluca Vialli ai tempi del Chelsea. La “palestra” elvetica serve a Gattuso per muovere i primi passi e sperimentare le proprie idee calcistiche, basate su un 4-2-3-1 e figlio delle esperienze vissute, soprattutto, accanto a Lippi ed Ancelotti. Dal Sion al Palermo il passo è breve. Dalla tranquillità calcistica della Svizzera, al calore della Sicilia e di un club appena retrocesso dalla A e con il chiaro intento di tornarci il prima possibile. Maurizio Zamparini infatti sceglie proprio Gattuso per rilanciare il Palermo. Per “Ringhio” è la prima, vera, grande chanche della nuova vita calcistica. L’avventura tuttavia dura poco. Appena 6 giornate, poi l’esonero. Restano comunque le buone idee proposte. Da riproporre nella prossima avventura, magari in un ambiente diverso. Anche Zambrotta, come lo stesso Gattuso, in un certo senso ha seguito un percorso identico. In Svizzera con il Chiasso l’ex esterno di Bari, Como e Juventus, ha accettato di ricoprire sia il ruolo di calciatore che di allenatore in seconda. Un incarico cambiato in corsa perché a novembre, dopo l’esonero di Ryszard Komornicki, è diventato il principale responsabile tecnico del club elvetico fino al termine di questa stagione. Conquistare la salvezza è l’obiettivo di Zambrotta. Che spera nella chiamata di un club italiano.
La carriera da allenatore dei pescaresi Massimo Oddo e Fabio Grosso è partita invece dai settori giovanili. Peraltro molto prestigiosi. Oddo, ex terzino di Verona, Lazio e Milan, dopo aver superato il corso di abilitazione di allenatori professionisti di Prima Categoria UEFA-Pro ha accettato l’offerta del Genoa che gli ha affidato la conduzione degli Allievi Regionali B. Terzino mancino, fra le altre, di Perugia, Palermo ed Inter, Fabio Grosso è l’ultimo (in ordine cronologico) della lista dei tecnici usciti fuori dalla rosa dell’Italia campione del Mondo. La Juventus infatti dopo l’allontanamento di Andrea Zanchetta dalla panchina della Primavera bianconera ha deciso di puntare tutto su Grosso, non più vice ma responsabile principale della giovane formazione juventina. L’ultimo di una generazione di allenatori spuntati all’ombra della Coppa del Mondo.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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