ESCLUSIVA TJ - Sergio Porrini: "Schifato dalle polemiche, sì alla proposta del Comitato scientifico. Juve? Magari può fare come l'Italia nel 2006. E sull'idea di giocare al sud..."

ESCLUSIVA TJ - Sergio Porrini: "Schifato dalle polemiche, sì alla proposta del Comitato scientifico. Juve? Magari può fare come l'Italia nel 2006. E sull'idea di giocare al sud..."TuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 4 marzo 2020, 11:30Primo piano
di Mirko Di Natale

La redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, l'ex calciatore bianconero campione d'Europa ed Intercontinentale con i bianconeri nel 1996, Sergio Porrini, per parlare del match degli ultimi avvicendamenti in casa bianconera e non solo:

Che idea ti sei fatto sulle ultime polemiche che stanno coinvolgendo il nostro calcio?

"Queste polemiche mi lasciano un po' schifato. Nel momento in cui ti trovi di fronte a qualcosa di nuovo mai vissuto, bisogna accettare le decisioni degli organi competenti che sono superiori ai nostri pareri e a quelli della società. In queste situazioni c'è sempre il rischio di incappare in qualche errore, dobbiamo dare la possibilità di sbagliare visto che è la prima volta. Ma nel calcio sembra che non possa mai succedere, questo francamente non mi piace. Io sono convinto che vengano prese delle decisioni a fin di bene, la salute deve sempre prevalere su tutto".

In tal senso, hai trovato corretta la proposta del Comitato tecnico scientifico voluto dal premier Giuseppe Conte che imporrebbe, a tutte le manifestazioni sportive, uno stop di trenta giorni?

"Sì, la trovo un'idea corretta. Bisogna rispettare questo tipo di decisioni perché sicuramente sono state prese in considerazione di molteplici fattori. E se alla fine si opta per una decisione del genere, è solo per tutelare e salvaguardare ogni singolo essere umano. Nessuna strumentalizzazione: bisogna accettare senza polemiche".

Che tipo di confronto ti saresti aspettato tra Juventus e Milan?

"Mi sarei aspettato una Juventus arrabbiata, vogliosa di conquistare la qualificazione. E non credo avrebbe pensato alla condizione in cui si sarebbe giocato, credo che al gruppo sarebbe interessato uscire da un momento come questo del tutto inaspettato. Negli anni precedenti c'erano state delle difficoltà all'inizio del campionato oppure verso la pausa natalizia, ma da gennaio in poi aveva sempre dimostrato il proprio valore. Adesso, invece, c'è qualche perplessità visto il momento di difficoltà che la squadra sta vivendo".

Non sei l'unico ex a palesare dubbi o incertezze sull'andamento attuale della squadra.

"Magari questo sarà l'anno delle grandi vittorie, perché sappiamo benissimo che nel calcio le difficoltà consentono di tirar fuori delle motivazioni importanti. Un po' come accaduto all'Italia nel 2006. E perché no: nulla può precludere alla Juventus di conquistare un trofeo che negli scorsi anni e con apparenti sicurezze in più è sempre sfuggito".

La Juve sembra incapace di reagire nel momento in cui va in svantaggio, caratteristica questa che in passato non è mai mancata. Quale è il tuo punto di vista a riguardo?

"E' vero, però questa è una squadra che ha fatto già fatica fin dall'inizio ad assimilare le idee e le geometrie dell'allenatore. Si è sempre pensato che i campioni potessero sopperire a tutto ciò, non dando così il giusto peso alle difficoltà iniziali. E invece ora non si può più sbagliare. Il fatto che non riesca ad imporre il proprio gioco lascia qualche dubbio, personalmente ero convinto che Sarri alla lunga trovasse quello che era il bandolo della matassa. La Juventus è una squadra superiore agli avversari, ma qualche dubbio ora c'è".

La società, in estate, ha attuato quella che dai giornalisti è stata definita come una rivoluzione Copernicana visto che è stato preso un allenatore dalle idee completamente opposte a quelle del suo predecessore. Tenendo conto anche di alcune dichiarazioni rilasciate dalla proprietà, credi che il progetto del "bel gioco" sia fallito dopo sei mesi?

"Non deve fallire questa idea, però quando ti avvicini all'obiettivo è anche logico parlare di risultato a tre mesi dalla fine della stagione. E questo lo si può ottenere in tantissimi modi. La speranza è che si potesse ottenere attraverso il bel gioco, ma ad oggi questo non è avvenuto. Forse, in questo momento, tutti stanno rimpiangendo quella filosofia, per primi i tifosi - mai contenti - che erano stati critici nei confronti di Allegri. Eppure la mossa della società in estate era stata in funzione dell'Europa, perché mettendo da parte il campionato italiano sono convinto che per vincere la Champions devi giocar bene".

E dell'idea di giocare Juventus-Lione nel Sud Italia che ne pensi? Se non ricordo male, la tua squadra giocò un match a Palermo.

"Esatto, disputammo a Palermo la finale di Supercoppa contro il Paris Saint Germain. Ai tempi non avevamo la possibilità di giocare all'Allianz, la partita non era così sentita dai tifosi e venivamo da un roboante 6-1 conquistato all'andata. Bisogna essere onesti: non ci sarebbero stati tanti tifosi a Torino. E quindi si scelse di giocare in Sicilia, con una temperatura più mite e con la possibilità di poter riempire lo stadio. E la scelta fu più che azzeccata. Oggi, invece, lo 'Stadium' rappresenta il dodicesimo giocatore in campo e, a mio parere, non puoi privarti di questa possibilità a meno di clamorosi colpi di scena. Se c'è la possibilità, giusto giocare a Torino".

Parlando del tuo passato juventino: come fu il rapporto con Trapattoni e quali aneddoti puoi svelarci a distanza di anni?

"Per me non fu un anno bellissimo, c'erano tante pressioni per via dell'importo sborsato dalla Juve per acquistarmi dall'Atalanta. E questo portò a tante critiche da parte dei tifosi e della stampa. Riuscii attraverso le prestazioni a far ricredere un po' tutti, anche se quell'anno non fu felice in termini di vittorie per la società. Ho un ottimo ricordo di Trapattoni, mi trovavo bene con la persona che era apprezzandone soprattutto la schiettezza. Mi ha fatto capire quanto fosse importante gestire il gruppo, sapeva come farsi voler bene dai propri calciatori. Il ricordo è sicuramente positivo".

Si ringrazia Sergio Porrini per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.