ESCLUSIVA TJ - Maddaloni duro: "In Asia campionati bloccati, qui si pensa alle dietrologie". E sulla Juve aggiunge: "Interruzione fa bene alla squadra. Immobile? Era una operazione da fare"
"Sono stato a Shenzhen nella prima parte del mese di gennaio, poi ci siamo trasferiti in Spagna per proseguire la preparazione. Qui già si parlava del Coronavirus, ma la situazione non era come quella attuale. Wuhan, ad esempio, è stata successivamente chiusa così come la parte nord del paese. Ma con divieti molto forti, è riuscita a tenere sotto controllo una situazione che invece sta provocando problemi in altre nazioni". Non ci gira intorno Massimiliano Maddaloni, secondo di Roberto Donadoni al Shenzhen ed ex vice di Ciro Ferrara alla Juventus, che racconta in esclusiva ai microfoni di TuttoJuve.com il suo punto di vista in merito al virus che sta condizionando il mondo intero:
Chiaramente il tuo riferimento è all'Italia, dove non si sta capendo più molto soprattutto in ambito calcistico.
"Qui dobbiamo renderci conto che certe decisioni vengono prese per il nostro bene, così come ha fatto il governo cinese. E invece qua pensiamo a tutt'altro. O facciamo giocare il calcio a porte chiuse oppure sospendiamo tutto, non possiamo pensare di essere diversi dagli altri".
Hai già notizie di quando riprenderà il campionato in Cina?
"Purtroppo no, ci sposteremo tra qualche giorno a Dubai dove sono in ritiro tutte le altre squadre cinesi. Io credo che nel momento in cui il governo darà il via libera, significherà che questo virus è stato del tutto debellato".
Credi che l'indecisione italiana dipenda soltanto dal fattore economico?
"L'aspetto economico è secondario rispetto al problema Coronavirus, la nostra priorità è quello di evitare la massima diffusione. Ci sono paesi come la Cina che hanno attuato delle restrizioni molto forti per poterlo contenere, noi al contrario sembra che prendiamo questo problema sottogamba. Attualmente siamo il terzo paese al mondo con più contagi dopo la stessa Cina e la Corea del Sud".
E in Spagna come è la situazione?
"E' un po' più tranquilla perché son stati fatti meno controlli, in effetti l'Italia è uno dei paesi che ha effettuato più tamponi in tal senso".
Il Comitato tecnico scientifico voluto dal premier Conte ha suggerito la possibilità di sospendere per trenta giorni le manifestazioni di tipo sportivo. Questo ha portato all'idea di una Serie A che potrebbe esser anche non conclusa, tu che ne pensi?
"Interromperlo in questo momento porterebbe dei vantaggi e degli svantaggi alle squadre, ma prima di questo bisogna pensare alla salute. E il calcio deve passare inevitabilmente in secondo piano, ma in Italia purtroppo facciamo il contrario. Il Giappone ad esempio ha bloccato il campionato così come la Corea Del Sud, loro non si son fatti questi problemi. Noi pensiamo alle dietrologie: è un vantaggio per la Juve a discapito dell'Inter. Qui non esiste tutto questo, stiamo parlando di un virus che sta causando morti in tutto il mondo".
Parlando di Juventus, invece, quale era il tuo giudizio anteriormente alla situazione Coronavirus?
"Non stava vivendo un bellissimo momento, stava trovando difficoltà in ogni competizione e non c'era un'identità nel gioco. Guardandola dal punto di vista del campo, forse questa interruzione fa bene alla squadra che così può provare a ritrovare se stessa".
A tuo parere, perché la Juve è in difficoltà? Quali sono i fattori da cui poteva dipendere tutto questo?
"Avendo vissuto per cinque anni l'ambiente Juventus, posso affermare che la società è sempre abituata a vincere. Nel momento in cui è stato scelto Sarri, sicuramente l'intento era quello di arrivare a farlo attraverso il bel gioco. La sensazione, però, è che la rosa bianconera è costruita da giocatori più bravi e dunque non è possibile ripetere il gioco spumeggiante di Napoli".
Non tutti sapranno che hai allenato la Primavera della Juventus nella stagione 2008/2009. A tuo parere, è stato un errore regalare per una cifra bassa Ciro Immobile quando adesso alla squadra serve una prima punta delle sue qualità?
"Forse le persone non ricordano che Immobile venne acquistato per 500 mila euro e rivenduto per 10 milioni, portando in dote una plusvalenza molto alta. In quel momento, a mio parere, era una operazione da fare e conseguentemente la Juve fece la scelta giusta. Lo ricordo molto bene in Primavera con me, lui poi riuscì anche ad esordire in campionato e in Champions League sotto la guida di Ciro Ferrara".
Primavera che poi ha fatto molta fatica nel corso degli anni successivi.
"Non me ne voglia nessuno, ma credo che quella Primavera bianconera sia stata l'ultima squadra a portare giocatori in Serie A. Non c'era solo Immobile, ma c'erano anche Giovinco, Iago Falque, Pinsoglio e tanti altri ragazzi".
Ritieni corretto continuare ancora con Giorgio Chiellini e Gianluigi Buffon?
"Sono giocatori che, al di là della loro presenza in campo, sono importanti all'interno dello spogliatoio. Quando arrivi in bianconero è fondamentale avere dei ragazzi del genere in grado di trasmetterti subito la mentalità del club. Solo chi ha vissuto una realtà del genere può insegnare la mentalità Juventus, nessuno all'esterno può capirla. In questo è avanti anni luce".
Si ringrazia Massimiliano Maddaloni per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.
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