ESCLUSIVA TJ - Ag. Abiuso: "I giovani Berardi, Zaza e Rugani vanno valorizzati con ponderatezza"

ESCLUSIVA TJ - Ag. Abiuso: "I giovani Berardi, Zaza e Rugani vanno valorizzati con ponderatezza"TuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 16 aprile 2015, 12:49Primo piano
di Luca Esposito
Tre talenti in orbita Juve

Massimo Abiuso in qualità di agente FIFA parteciperà anch’egli al seminario di Torino organizzato per maggio dalla R.O.I. Italia di Matteo Sassano all’interno dello stadio della Juventus. Già nell’area commerciale della stessa Juve e del Torino, attualmente assiste calciatori alcuni dei quali anche importanti. L’argomento del suo intervento a Torino si conoscerà prossimamente, ma Abiuso sostiene un aspetto, che non sono tante le società di calcio italiane che operano una selezione come veniva fatto una volta.

Questo l’intervento rilasciato a TuttoJuve.com. “Visto l’orientamento del corso che tendenzialmente abbraccia argomenti relativi allo scouting, l’osservazione dei calciatori e quant’altro, sarà estremamente importante la figura dell’osservatore, perché dovrebbe essere lui il primo sbarramento e il primo filtro. Sono le persone che dovrebbero avere una conoscenza molto approfondita per poter scremare e capire se un ragazzo è nella possibilità di poter pensare a un futuro nel calcio professionistico, in modo da poter poi trasferire con annessa relazione. Oggi questa figura manca, ce ne sono poche: ricordo le uniche due persone che hanno incarnato al cento per cento questa situazione, che sono Sergio Vatta e Mino Favini, che ho avuto l’onore di conoscere, e ricordo quanto si adoperavano per poter capire se un calciatore poteva avere delle caratteristiche particolari o meno”.

Quindi la tendenza è tanto diversa oggi nella selezione del giovane calciatore?

Oggi c’è purtroppo uno sfruttamento completamente diverso in ambito calcistico, perché c’è una tendenza non a ‘pescare con l’amo’, ma a ‘raccattare con la rete’, sperando che qualcosa salti fuori, con la speranza che prima o poi si avveri. Abbiamo delle società in Italia che annualmente spendono sui 700-800mila euro per fare una squadra di ‘Primavera’ o di ‘Berretti’ per poi stravolgerla nell’anno successivo perché i risultati non sono stati quelli sperati. Nello scouting è importante capire se chi ha fatto delle scelte ha le qualità per poterle fare bene. Se uno ha fatto delle scelte sbagliate, può sbagliare una volta, non tutti gli anni, allora bisogna rivedere l’organico e le persone che fanno questo mestiere. È importante essere molto onesti nella valutazione di quello che può essere un profilo, quindi poter dire che il calciatore potrebbe (fino a prova contraria) ambire a qualcosa di importante, o viceversa, dire che difficilmente potrà arrivarci”.

Ci può citare almeno un esempio di società di calcio in Italia che oggi sappia fare scouting bene come lei ha detto?

“Ma io credo (e mi assumo la responsabilità per un eventuale errore) che oggi uno dei casi più noti sia quello dell’Udinese, o quello del Chievo e dell’Atalanta, ma direi anche il Torino. Da alcuni anni sono arrivati al Torino alcuni personaggi e il club ha ricominciato a scegliere determinate figure e ottenere risultati. Anche il Palermo anni fa era una fucina di giovani talenti: ricordo che agli inizi della mia attività di agente avevo a che fare con dei colleghi del Sud, e poteva capitare che questi ragazzi si ritrovavano tra i professionisti in Serie B anche in tenera età. Oggi questo aspetto si è perso, magari anche perché viene a mancare la materia prima o per errori di scelte”.

La Juve si avvia a vincere lo scudetto, dovrebbero mancare solo poche settimane, ma per restare competitiva la prossima stagione pensa che la società andrà ancora a cercare calciatori all’estero, oppure pensa che faccia bene a valorizzare i giovani che stanno in giro tipo Berardi, Zaza e Rugani? Magari disputare una Champions’ con questi tre giovani?

“Valorizzare i giovani lo ritengo importante. Va fatta una valutazione, perché vedere determinati giovani che giocano in Serie A su certi livelli è un conto, ma va effettuata una proiezione e capire se questi stessi giocatori visti in ambito internazionale possono dare risultati. Per quanto riguarda il futuro, la Juventus ha la possibilità (nell’eventualità del calciomercato) di poter valorizzare determinate pedine che ha attualmente in rosa, e ottenere il necessario per reinvestire. Poi nel reinvestire bisogna vedere di trovare determinate figure come le ha attualmente. In pratica, se ipoteticamente andasse via Vidal o andasse via Pogba, si dovrebbe andare a vedere chi avrà le capacità per sostituire questi giocatori. Qui non siamo più sullo scouting, ma siamo sull’acquisto di un valore. È chiaro che la valorizzazione dei giovani, dei Berardi e quant’altro, va fatta con un po’ di ponderatezza. Visti in una determinata situazione possono dare qualcosa, ma culturalmente in alcuni Paesi esteri le società tendono a essere un po’ cinici o freddi in questo senso, mi è capitato che qualche giovane che ho assistito era stato buttato nella mischia perché la squadra dove andava a giocare voleva rendersi conto della sua qualità. E in Italia magari manca un po’ la volontà di correre subito questo rischio di far giocare i giovani, si lascia passare qualche anno. Comunque la Juve fa bene secondo me a valorizzare i giovani, perché prima o poi bisogna vedere se questi giocatori hanno le qualità e la continuità nell’arco delle stagioni”.

Oggi la tendenza è più verso l’estero o si tenta anche di vedere se c’è qualche talento lì nel territorio?

“Mi è capitato di avere a che fare con delle situazioni spagnole o inglesi: prima di uscire ‘da casa propria’ si sviscera il proprio territorio per capire se c’è possibilità. Ricordo che quattro anni fa tentammo di fare qualcosa col Napoli, perché portammo la società a vedere dei ragazzi francesi di colore: la tendenza ovviamente era cercare di andare fuori a vedere se si poteva trovare qualcun altro, perché nel ‘cortile’ non c’era nulla. Ovviamente il ‘qualcun altro’ magari poi ti costa, perché recentemente mi è successo di sentirmi chiedere, per conto di un club, 400mila euro di cartellino per un giocatore del 1999. La tendenza di andare fuori è purtroppo inspiegabile, mi capita però di guardare la Serie A, la Lega Pro e la Serie D. C’è gente che gioca a calcio, il vero calcio giocato poi è una cosa diversa che è limitata a determinate categorie, però persone pronte per essere valutate ce ne sono un’infinità. Secondo me l’andare fuori dai propri confini è un fatto di costume. La stagione scorsa sono andato a vedere una partita del campionato Primavera Varese-Inter, e su 24 in distinta nell’Inter erano in 12 a essere stranieri. Perché non si lavori con gli italiani è abbastanza inspiegabile. Posso capire che non ci sia un grosso know how tecnico, ma i giovani che giocano a calcio in Italia sono tanti, e fortunatamente qualcosa ogni tanto viene fuori”.

Sempre a proposito dello scouting resta fulgido l’esempio del Barcellona, perché uno degli ultimi “crack” del calcio spagnolo è Munir El Haddadi, classe 1995.

“Infatti il Barcellona continua secondo la famosa cantera. Tendenzialmente loro verificano prima se si riesce a vedere se in casa propria c’è qualche giocatore di talento che può essere di aiuto, ma se non viene fuori qualcuno, ecco che si va a cercare qualche giocatore all’estero. La Spagna ha una buona scuola di scouting e di tecnici, quindi sono d’accordo”.

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