Da Del Piero a Totti: non è mai un addio

Da Del Piero a Totti: non è mai un addioTuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
martedì 19 aprile 2016, 11:10Primo piano
di Caterina Baffoni

Un tempo le bandiere sventolavano, e non smettevano mai di farlo. Gli esempi sono tanti: Scirea difensore bianconero, Facchetti terzino dell’Inter, Gigi Riva, attaccante del Cagliari, Giacomo Bulgarelli, centrocampista del Bologna, Giampiero Boniperti, Giancarlo Antognoni, fantasista della Fiorentina, Giorgio Chinaglia, attaccante della Lazio che a fine carriera emigrò negli Stati Uniti, Paolino Pulici, punta del Torino. Quasi impossibile citarli e non associarli immediatamente nella mente alla loro squadra del cuore. Hanno dato tanto, ma hanno anche ricevuto tantissimo.

Il calcio moderno, soprattutto in questi ultimi tempi, ha permesso ai giocatori di avere più potere contrattuale e anche per questo molti club hanno dovuto fare i conti con il bilancio e con il rischio di perdere poi a parametro zero i loro campioni. Ed ecco che il "Dio denaro" torna prepotentemente ad essere idolatrato. 

L’epilogo di una storia d’amore non è mai facile. E quella tra Del Piero e la Juve è senza dubbio stata una  fine amara, con il giocatore volato in Australia a finire la carriera e i tifosi orfani del loro campione a rimpiangerlo tutt'oggi dagli spalti.

Uno strappo improvviso e imprevisto, difficile da ricucire, con la tifoseria spaccata in un momento delicato della squadra. L'altolà di Francesco Totti alla Roma dopo una stagione in panchina e la scelta di Spalletti, la quasi totale indifferenza del Milan su Maldini, ed il silenzio assordante di Agnelli nei confronti di Pinturicchio che a sprazzi tradiva sul suo volto un'amarezza difficile da digerire: questa è la riprova di quanto sia arduo gestire il commiato di una bandiera del calcio oggi. 

Ci saranno sempre molte parole il più delle volte inopportune, alibi, giustificazioni, pentimenti che qualcuno cercherà di ricucire o di riportare la calma e l'ordine. Ma il fatto è avvenuto, il petardo è esploso in faccia a tutti. Non ci sarà una festa, non ci sarà Roma, Milan o Juventus che tenga, non ci sarà Totti e nemmeno Del Piero così come fu per Zanetti e Maldini. Nessun vincitore. Tutti sconfitti. Soprattutto i tifosi.

Del Piero, Maldini e Totti non lo sanno, ma il loro tramonto è più della solita, abusata e potente metafora del calcio che si fa storia. Le loro uscite di scena fanno paura e fanno piangere non di tifo ma di cuore, non di  pancia ma di testa,  perché parla di noi, della nostra proiezione incarnatasi in passione.

Oggi che come non mai  abbiamo bisogno di eccellenze perdiamo la nostre eccellenze più amate, oltre lo stile Juventus, oltre il calcio, oltre lo sport.  Escono i campioni, ma il loro cuore batte sempre insieme al nostro ogni qual volta un altro numero 10 si trova a tu per tu col portiere avversario. Ma nessuno ha pianto veramente di felicità. Hanno invece pianto per  il congedo dell’Italia di Del Piero, Maldini e tra un pò di Totti: l’Italia della bellezza e della virtù. In quelle lacrime senza pudore e senza freno all'addio di Del Piero c’era infatti l’intuizione, probabilmente il cattivo presagio che assieme al campione internazionale, tramontasse  il genio, il simbolo della passione che è un modello estenuato e senza eredi.

Le bandiere faticano ad ammainarsi da sole...Ora vedremo chi si darà da fare per scrivere il futuro. L’importante è che anni e anni di amore per una sola maglia non siano cancellati da una discesa goffa e malinconica  nella sua tristezza della passione verso il Viale del Tramonto.

Com'è difficile dirsi addio....Anzi: impossibile.