Sì, è vero: la pratica avrebbe dovuto concludersi subito per mettere un punto al passaggio del turno in Champions in quel di Lisbona, dove Madama si è presentata un po' troppo compassata nei movimenti e spiacevolmente spiazzata dal giro palla dei lusitani a tratti intenso che, senza remore, ha tenuto testa ad una squadra qualitativamente più forte. Non fosse altro per soffiare più pacatamente e con un pizzico di gioia in più quelle centoventi candeline che raccontano di una storia fatta di trofei, vittorie, gioie, lacrime e conquiste dai mille volti contenute nello scintillio degli occhi di ogni tifoso capace di raggruppare insieme ogni singola emozione provocata da un amore calcistico travolgente e viscerale. Sono attimi di infinito che ognuno di noi sa custodire gelosamente e cullare molto bene nello scrigno del cuore e della memoria.
Ma si sa, la Champions è davvero una competizione a parte che racconta di partite strane, inaspettate e dove si può tranquillamente inciampare in quel filo logico che sembra tenere unita la trama di un match il cui inizio bianconero è stato distratto. Non che gli uomini di Max Allegri avessero sottovalutato lo Sporting, perchè la storia ci impone che in territorio europeo non si può sottovalutare nessuno, ma nemmeno che in campo sia scesa una squadra esaltata e supponente dopo la vittoria di San Siro.
Lo Sporting non era di certo il peggior cliente del girone, che comunque sia andava battuto per un discorso di qualificazione diretta e spensieratezza all'indomani di un mese "bollente", ma quel che è certo è che davanti si sono presentati giocatori taccagni e "pidocchiosi" a tratti martellanti su ogni giro palla con la capacità costante di soffocare il gioco bianconero che per tutta la prima frazione di gioco stentava a decollare, a causa del forte pressing e di una densità elevata nel ritmo. Tutti piccoli particolari che hanno reso Madama più lenta e imprecisa del previsto, incapace di accelerare il proprio ritmo e di reagire al gioco duro e un po' "sporco" nella tecnica degli avversari. È stato difficile dunque proporre, creare ed irrompere quando è venuto meno il dialogo nella "ragnatela" di centrocampo non riuscendo a filtrare bene con i passaggi in verticale e nelle corsie, a maggior ragione se la spinta in avanti si mostra opaca forzandola con giocate in cui non si riesce a trovare la posizione e l’intesa con i compagni. Specialmente se Cuadrado e Alex Sadro non riescono a squarciare la partita e la Joya non brilla di fantasia e giocate anche semplici.
La nota positiva del match di Lisbona, semmai, è racchiusa tutta nel secondo tempo, che ha raccontato di una Juve vogliosa di riscatto e che non ci stava a recitare la parte dei vinti. Caparbia e testarda nella ripresa quando va ad agguantare il pareggio con un Pipita Higuain che si dimostra essere in ottima forma.
E' come se Madama avesse bisogno di quello "schiaffetto" di reazione adatto a stimolarla quando affronta una "non grande" in una partita particolarmente determinante per il passaggio del turno senza la necessaria concentrazione e determinazione agonistica di cui avrebbe bisogno. Higuain che lotta come un leone, da solo, non basta e il gol di Bruno César è il riassunto di una fase arretrata che non mostra di certo il massimo della concentrazione. La Juventus ha avuto un accenno di reazione, ma poi si è assopita un pò troppo.C’è solo da capire se essere contenti per la reazione della ripresa o arrabbiati per l’approccio del primo tempo: ma il punto contro i biancoverdi di Lisbona, è la versione del bicchiere riempito a metà.
Eppure, fino a poco tempo fa, abbiamo parlato di una Juventus incapace di reagire agli svantaggi o semplicemente ai gol subiti, e se lo scavetto raffinato di cotanta bellezza da parte del pipita è il trionfo di una reazione testarda che parla di tutto ciò che Madama non era riuscita a fare nel primo tempo, ecco che la visione del match prende vita nel bordo di un bicchiere che non può che non essere considerato mezzo pieno, perché nella solennità di un territorio europeo che parla un linguaggio totalmente diverso da quello italiano, lo Sporting è da inserirsi tra le squadre scomode, un pò come l'Atletico di Madrid, capace di chiudersi bene in difesa con ordine e carattere, perdendo il giusto tempo per disorientare i bianconeri e utilizzando il classico fallo tattico per spezzare un possibile accenno di gioco.
Digerito il pari, occorrerà ripartire dalla velocità e dalla grinta racchiuse nella reazione allo svantaggio in cui però occorrerà trovare il modo di gestire i ritmi del possesso in maniera accettabile e, al di là del creare più occasioni, occorrerà creare soprattutto i presupposti per pungere. Chi ha mostrato grande personalità è stato senza dubbio Pjanic, costantemente in supporto di Chiellini, vero faro della retroguardia. Bisogna ripartire dalle certezze, quelle che fino ad ora ha mostrato il bosniaco che, oltre all'imprevedibilità da rifinitore, dovrà fare da metronomo per attrarre su di sé le fondamenta della manovra juventina, provando anche la verticalizzazione lunga o il passaggio filtrante quando non c’era modo di innescare gli esterni.
Questa è una Juve dalle grandi potenzialità, come spesso dimostrano i cambi dalla panchina, e averne maggior consapevolezza aggiunta a quel pizzico di spavalderia in più, non guasterebbe.