Carraro, rivelazioni clamorose: «La Juventus non vinceva grazie agli arbitri o a Moggi»

Carraro, rivelazioni clamorose: «La Juventus non vinceva grazie agli arbitri o a Moggi»
Oggi alle 21:30Primo piano
di Claudio Zuliani
Vent’anni dopo Calciopoli, Franco Carraro riscrive la narrazione sulla Juventus, dovrebbero spiegarlo ai tifosi delle altre squadre.

A vent’anni di distanza da Calciopoli, l’ex presidente della FIGC Franco Carraro dice apertamente quello che molti tifosi della Juventus sostengono da tempo, mentre altri continuano a ignorarlo o a negarlo: la Juventus non vinceva grazie a Luciano Moggi e agli arbitri.

Secondo questa ricostruzione, la Juventus dominava il calcio italiano perché disponeva di una squadra nettamente superiore alle concorrenti. Certo, Moggi amava accreditarsi come l’uomo che controllava ogni dinamica del sistema calcistico, alimentando la percezione di essere decisivo su tutto. Ma la realtà, sostiene Carraro, sarebbe stata molto diversa.
Per comprendere il clima dell’epoca bisogna tornare a una famosa intercettazione. Erano i giorni delle elezioni di Lega e la tensione era altissima. All’orizzonte c’era un delicatissimo derby d’Italia tra Inter e Juventus e occorreva designare l’arbitro.
Il nome individuato era quello di Rodomonti. In quella conversazione, Carraro raccomandava al designatore una sola cosa: evitare qualsiasi episodio che potesse essere interpretato come un favore alla Juventus, perché avrebbe provocato enormi polemiche.
Il designatore contattò quindi Rodomonti invitandolo a dirigere una gara corretta e imparziale. Tuttavia, nel loro colloquio telefonico, Bergamo suggerisce a Rodomonti di "prestare maggiore attenzione alla squadra che inseguiva in classifica rispetto a quella che era davanti."
Un’indicazione che molti interpretarono come un invito a favorire l’Inter, che in quel momento si trovava alle spalle della Juventus.
Quella partita terminò 2-2, ma lasciò dietro di sé numerose polemiche arbitrali.
Tra gli episodi più discussi ci fu una mancata espulsione del portiere nerazzurro Francesco Toldo. Un errore che penalizzò proprio la Juventus.
A conferma delle perplessità emerse nel post-partita ecco il colloquio telefonico tra Pierluigi Collina e il designatore arbitrale. Pur non avendo diretto l’incontro, Collina definisce quell’intervento da “rosso pieno”, riconoscendo quindi la gravità dell’errore.

Chi era davvero penalizzato nel sistema calcio?

La conclusione che emerge dalle parole di Carraro è netta: il sistema arbitrale dell’epoca presentava evidenti criticità e avrebbe richiesto interventi più ampi e generalizzati.
Tuttavia, secondo questa interpretazione, se esisteva una squadra che non godeva di particolari favoritismi, quella era proprio la Juventus, che finì per pagare il prezzo più alto dell’intera vicenda. Perché la Juventus è finita in Serie B e le altre no?
Un altro passaggio significativo delle dichiarazioni di Carraro riguarda la gestione dei designatori arbitrali nei mesi precedenti all’esplosione di Calciopoli.
L’ex presidente federale ha raccontato di aver individuato in Pierluigi Collina il successore ideale di Bergamo e Pairetto, i due designatori arbitrali che da cinque anni gestivano il settore.
La doppia designazione rappresentava un caso quasi unico nella storia del calcio italiano.
Secondo Carraro, quella scelta era stata fatta per garantire equilibrio tra le varie componenti del sistema calcistico. Dopo cinque anni, però, era arrivato il momento di voltare pagina.
Per questo motivo l’allora presidente federale pensò a Collina, considerato il miglior arbitro italiano e una figura destinata a una carriera dirigenziale di alto livello.

Il rifiuto di Collina e i contatti con il Milan

La proposta, però, non andò a buon fine.
Carraro sostiene che Collina rifiutò l’incarico. Nel frattempo l’arbitro bolognese raacconta tutto a Leonardo Meani, dirigente del Milan incaricato dei rapporti con gli arbitri, cosa non consentita dai regolamenti.
Le informazioni relative al possibile cambio ai vertici della designazione arbitrale sarebbero poi arrivate a Bergamo e Pairetto.
Temendo di perdere il proprio ruolo, i due avrebbero cercato appoggi all’interno del sistema calcistico e si sarebbero rivolti proprio a Luciano Moggi per difendere la propria posizione. Secondo Carraro, questo sarebbe il vero contesto nel quale nacquero molti dei contatti successivamente finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti...

Il paradosso evidenziato dalle dichiarazioni dell’ex presidente FIGC

Da questa ricostruzione emerge un elemento che Carraro considera particolarmente significativo.
L’arbitro più influente del momento mantiene dei rapporti con esponenti del Milan, una delle principali rivali della Juventus nella corsa allo scudetto. Eppure, al termine della vicenda, l’unica grande squadra a retrocedere in Serie B fu proprio la Juventus. Questo deve farci capire che il calcio non si gioca soltanto sul campo, ma anche nei palazzi delle istituzioni sportive.
Le recenti elezioni sportive hanno riportato alla ribalta figure e dinamiche che affondano le proprie radici proprio negli anni di Calciopoli.
Da una parte Giovanni Malagò, dall’altra Giancarlo Abete, figura che assunse la guida della Federcalcio dopo le dimissioni dello stesso Carraro.
Due visioni differenti che, secondo questa lettura, rappresentano la continuità di equilibri politici presenti da oltre vent’anni. 
Il messaggio finale che emerge dalle dichiarazioni di Carraro riguarda il peso della politica nel calcio italiano.
Chi dispone di maggiore forza istituzionale può contare su una posizione più favorevole all’interno del sistema. In questo contesto, la Juventus ha rappresentato per anni una sorta di opposizione rispetto ai centri di potere dominanti e quindi perchè l'avete mandata in serie B ?