CAMBIARE PER NON CAMBIARE MAI: TUTTO CIÒ CHE NON È SCONTATO
Più o meno forte ? Più o meno bella? Più o meno solida ? Insomma, qualunque siano le domande che ruotano intorno alla Juventus negli ultimi anni, specie quando il gioco è stato ed è meno scintillante o quando la rete alle spalle di Buffon viene sovente gonfiata, non può non essere sottolineato come il trend di questi colori, negli ultimi anni, debba confluire attorno ad un unico grande dato di fatto che, per i più e nella maggior parte delle volte, è sempre stato ingenuamente scontato: la vittoria e l'impostazione mentale volta ad essa, nonostante i continui cambiamenti avvenuti ad inizio ogni stagione. Solitamente si cambia per rinnovare, voltare pagina e quindi per intraprendere un nuovo percorso. In corso Galileo Ferraris, invece, è accaduto esattamente il contrario. Riflettiamoci un attimo.
Che si sia passati da due modus operandi differenti come quello di Conte a quello di Allegri, da un centrocampo roboante dal calibro di Pirlo, Vidal e Pogba ad altri in fase di impostazione ed orizzonti tattici differenti totalmente diversi come Matuidi, Khedira e Pjanic, dal reparto offensivo che ha visto i maggiori cambiamenti a partire dalla coppia Quagliarella-Matri, a Vucinic-Giovinco, passando per Tevez-Llorente fino ad arrivare, ai giorni nostri, al tridente composto da Dybala-Higuain e Mandzukic, per non parlare delle corsie di destra e di sinistra. Sostanziosi cambiamenti sono avvenuti anche in difesa, come noto.
Eppure questa squadra non ha mutato nulla in termini di atteggiamento e di approccio alla partita che si traducono in un'accresciuta e costante "fame" di vittorie immutata nel tempo.
Può sembrare scontato proprio ciò che non lo è in Italia, perchè mentre chi cambia lo fa per intraprendere un'altra rotta o per dare una "scossa" alla propria situazione, Madama ripetutamente si smantella e si modella a suo piacimento dalla testa ai piedi, sposta le proprie pedine in base all'avversario e alla scacchiera di gioco, ricerca nuovi equilibri e nuovi interpreti per recitare sempre lo stesso copione, unico e immodificabile nel suo genere: quello della vittoria.
Quel giorno del 2010, in cui Andrea Agnelli prese di diritto in mano la Juventus F.C., l'obiettivo era tornare a vincere, e non aver colpito quante volte abbia utilizzato quella parola nel discorso di inaugurazione. Vincere nello sport è fantastico, perché ogni anno riporta tutto a zero. E così anche la Juve, che riporta tutto a zero, tranne il suo atteggiamento. Valori imprescindibili che non possono passare in secondo piano, specie se al settimo anno da prima indiscussa della classe, ci si ritrova a rimontare una partita come quella di Udine, andata quasi certamente perduta date le premesse, ma che ha restituito dosi importanti di adrenalina e positivismo tali da essere utilizzati a distanza di tre giorni contro una new entry del campionato.
Se per i più l'assenza delle reti inviolate si traduce in mancanza di sicurezza nella retroguardia, perchè non credere che l'assoluta certezza di un attacco fruttuoso sia il punto di forza determinante di questa squadra?
D'altro canto, Juventus-Spal ha anche dimostrato che il gruppo, le qualità e i margini di miglioramento, fino alla fine delle velleità di ribaltoni come quello friulano, li ha eccome, insieme alla costanza rabbiosa nell' agguantare il bottino pieno.
Dopo 10 partite anche chi non va d'accordo con la matematica ha la capacità di rendersi conto dell'evidenza di alcuni dati: la Juve ha segnato 31 gol, più di tre a partita. Che si tratti di una squadra a vocazione offensiva, è evidente: col 4-2-3-1 gioca un solo interditore, al netto dei sacrifici degli esterni alti, chiunque può segnare in avanti e far segnare, senza portare addosso il fardello di doversi aggrappare all'estro di un solo giocatore che si riveste da trascinatore di squadra. No, la Juve non è tutto questo.
Madama si veste e si sveste a suo piacimento, a seconda dell'abito che più la confà in quella determinata circostanza. E non è un caso che Allegri batta sempre sul tasto della concentrazione: se questa Juve non si distrae e sta sul pezzo, dopo sei scudetti, in avanti non potrà avere nessuno in grado di disinnescarla. Tutto questo, non può passare inosservato, o peggio banalmente scontato. La forza della Juventus abbiamo imparato ad apprezzarla, ed è quella relativa alla sua natura, oggi più evidente che mai: cambia per non cambiare mai atteggiamento verso la vittoria.
La Signora ha raggiunto l'epopea di un calcio posizionale che punta ad esaltare al massimo il talento dei propri giocatori.
La fase di possesso e non insieme a quella del dominio psicologico, quando indirizzate ed espresse al meglio, sono soltanto alcune costanti di un meccanismo innescato alla perfezione.
Una squadra estrosa con la bocca mai arsa e intrinseca di sete di vittoria ”
Se dovessi esprimere la filosofia che sta dietro al calcio juventino di oggi, probabilmente in una sola frase direi: la semplicità. Che è la massima sofisticazione. La semplicità nelle giocate che non mirano ai concorsi di bellezza piuttosto all' unità nella determinazione delle proprie azioni, stanno creando pian piano una squadra schiacciasassi, che rispetta e fa giocare l'avversario, ma chiude in modo spietato il discorso al momento giusto. Molti danno importanza ad aspetti tattici e cercano di imprimere nei giocatori alcuni schemi di gioco, a volte invece potrebbe essere proprio il saper elevare il tasso tecnico della qualità attraverso la ripetizione e l’esaltazione dei singoli a favore del gruppo, che viene sempre prima di tutto e tutti, ad essere l'arma vincente. Non esistono concetti personali o innovazioni particolari che madama vuol lanciare. Lei ama la semplicità dei fondamentali, e del culto del massimo risultato ottenuto. Oggi l'Allegri cinico di Torino che cerca la calma nei passaggi e l'assenza di distrazioni, non è altro che il catalizzatore di vari mondi che impattano tutti sul risultato finale: la vittoria.
Qualcuno magari vuole far passare il calcio per scienza ma non c’è niente di scientifico. È creatività e spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti, che si utilizzi meno o più tonalità di colore su tela, che si subiscano o si facciano più gol.
Ecco che sei anni dopo, stiamo parlando di una Juve nuova anche doma dagli stessi principi in termini di risultati, qualità di gioco e fiducia nelle proprie possibilità.
E in quel di Milano, occorrerà tenere viva la squadra sul piano mentale perché proprio contro chi sta cercando di cambiare per vincere, si potrebbe scrivere ancora una volta, per l'ennesima volta, la storia di chi cambia per non cambiare mai nel risultato finale.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

