BUFFON: "Il ritiro fa paura, ma sono Buffon e voglio esserlo fino all'ultimo minuto"

16.05.2018 19:20 di Redazione TuttoJuve Twitter:   articolo letto 34982 volte
© foto di Federico Gaetano
BUFFON: "Il ritiro fa paura, ma sono Buffon e voglio esserlo fino all'ultimo minuto"

Nella giornata di oggi è circolata un'intervista - apparentemente non recentissima - di Gigi Buffon, che si è raccontato a Gerard Pique' per "The Player's Tribune". Parole non freschissime, visto che in un passaggio il portiere bianconero parla del suo futuro, spiegando: "Tra un paio di mesi parlero' col presidente".

Il difensore del Barcellona gli domanda se  bisogna attendersi Buffon in campo per altri due anni e Super Gigi replica: "Nessuna sorpresa. Penso che alla mia eta' devi valutare la situazione di mese in mese, una settimana alla volta. Perche' e' importante per un atleta che ha sempre giocato al top fare il proprio meglio, lottare per essere il migliore, per rimanere al vertice. Devi stare fisicamente bene perche' non vuoi fare brutte figure solo per una questione di orgoglio. Sono Buffon e voglio esserlo fino all'ultimo minuto. Quando non lo saro' piu', me ne andrò. Sarei disonesto se dicessi che non ho paura del ritiro. Ma in fondo sono calmo e mi sento in pace e il giorno in cui smettero' trovero' un modo per non annoiarmi e tenermi impegnato. L'unico problema e' che la mia vita e' stata organizzata per 23 anni, ogni mattina avevo la mia tabella ma quando hai davanti 24 ore senza fare niente, ecco, quello potrebbe essere un problema".

Sul fatto di avere genitori e sorelle atleti”: “Sì, vengo da una famiglia di atleti. Ho sempre saputo che lo sport sarebbe stato il mio futuro, fin da quando ero piccolo. Mamma e papà erano entrambi atleti a livello nazionale, le mie sorelle giocavano a pallavolo in Serie A. Una ha anche vinto la Champions League di volley, non come me. Ero l’unico che mancava, come più piccolo in una famiglia di atleti professionisti, volevo dar prova delle mie abilità e mostrare a loro che potevo farcela anche io. Sono stato fortunato a lanciarmi nel calcio e a diventare un portiere”.

Sul suo primo ricordo del calcio da bambino: "Il mio primo ricordo? Penso che avessi 4 anni, era la Coppa del Mondo del 1982, vinta dall’Italia. Non ero ancora nato! Ero troppo piccolo per capire il Mondiale, ma mi ricordo i grandi che guardavano la televisione tutti in cerchio, mentre eccitati guardavano l’Italia. Giocavo a calcio fuori e realizzavo che mi piaceva giocare con il pallone. Ho passato pomeriggi a giocare a calcio e a sentire loro urlare di gioia o dolore per la Nazionale.

Ho iniziato a Parma giocando la prima partita a 17 anni contro il Milan, senza prendere gol? Sì. E' il sogno di ogni portiere? Sì. Cosa si provava a essere così giovane e iniziare da una squadra così importante come il Parma?  A metà degli anni 90, per circa 10 anni, il Parma era una delle migliori in Europa. In 10 anni hanno vinto la Coppa Uefa per due volte, la Coppa Italia e la Supercoppa Europea. Era una squadra al top in quel tempo, era una partita importante quella dell’esordio. Eravamo primi in campionato, a pari punti con il Milan, che aveva grandi campioni: Baggio, Weah, Savicevic, Maldini. Avevo appena 17 anni e dovevo giocare. La mattina mi fu detto che avrei giocato e sono orgoglioso nel dire che non avevo paura. Ricordo che in quel momento ero molto felice perché era la mia prima chance di mostrare al mondo chi fosse Buffon e che fosse un buon portiere. Ricordo che la gioia vinse la paura prima di una partita cruciale.

Sull'esordio in Nazionale a 19 anni e la sfida in Russia: "Era la quinta o sesta volta che l’allora Ct Maldini mi chiamava, ma non avevo ancora giocato, perché portieri come Peruzzi e Pagliuca meritavano la titolarità più di me. Erano le qualificazioni per il Mondiale in Francia, giocavamo a Mosca, in Russia. Al 25’ Pagliuca prese una botta al ginocchio e chiese il cambio. Ero entusiasta di giocare, non avevo paura di nulla, ma quando è toccato a me non ero così felice perché nevicava. Era una partita molto importante per l’Italia, per decidere o meno la qualificazione. Ho iniziato a scaldarmi e dopo due minuti c’ero. Una volta sul campo, mi sono concentrato duramente, la paura mi ha lasciato e sono rimasto concentrato per un’ora. Dopo 5’, la Russia ha avuto una grande opportunità e ho fatto una grande parata alla mia sinistra, che mi ha aiutato a entrare bene in partita".

Sui cinque Mondiali disputati: "Come mi sento? Bene, orgoglioso. È un lungo bottino, restare in alto richiede parecchie cose. Ti serve talento, ma anche sforzo, saper soffrire. È gratificante sapere che pochi di noi hanno giocato 5 Coppe del Mondo. È stato bello giocarne due in Europa, una in Asia, Africa e in America. Ho giocato in ogni continente, sarebbe stato speciale giocare il sesto Mondiale, ma a volte bisogna accontentarsi. Non avevo il valore per giocare la sesta Coppa del Mondo".