BUFFON A L'EQUIPE: "Voglio essere il numero uno a quarant'anni, il Monaco da prendere con le pinze. In Champions 2 o 3 squadre ci sono superiori, ma non si sa mai..."

BUFFON A L'EQUIPE: "Voglio essere il numero uno a quarant'anni, il Monaco da prendere con le pinze. In Champions 2 o 3 squadre ci sono superiori, ma non si sa mai..."TuttoJuve.com
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lunedì 13 aprile 2015, 09:12Primo piano
di Redazione TuttoJuve
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Gianluigi Buffon ha parlato al prestigioso quotidiano francese l'Equipe, tuttojuve.com ha raccolto alcuni tratti dell'intervista: "Non ho da prendere nessuna rivincita con nessuno,mal sconfitta con il Bayern era soltanto una partita,ma evo fatto una buona stagione, ma come in tutte le stagioni si commettono degli errori. Ci sono sempre state critiche verso di me, indipendentemente che io giochi bene o male,non ho bisogno che mi dicano qualcosa e avevo ancora meno bisogno di sentirmi dire che fosse arriverà la fine della mia carriera, non ho risentimento per questo. Delle critiche come quelle di Beckenbauer non mi interessa, la gente guarda le partite e le risposte sono a mio parere ottime, non lascio spazio alle critiche. Sono abbastanza grande da poter capire che se continuo con questo livello fisico e mentale posso garantirmi ancora due o tre anni ad alti livelli, non sono un secondo, io voglio essere a quarant'anni ancora il numero uno. Solo dopo comincerò a pensare al ritiro,ma gli anni che restano voglio viverli nel miglior modo possibile, per dimostrare che anche a 37 o 38 anni sono un portiere importante. Se dicessi che non penso alla coppa del mondo in Russia mentirei,sono abituato ai grandi obiettivi, ma mancano tre anni e alla mia età e' molto, ma posso aspettare".

L'esperienza: "Oggi ho molte più certezze che a quindici anni, ho anche maggior conoscenza delle situazioni che si possono verificare in una partita e una visione più chiara e lucida delle cose, perché situazioni che ho già vissuto molte volte e questo mi aiuta molto, ma non bisogna mai sentirsi soddisfatti di quello che si fa, mai dire sono forte, perché si cade subito. La stessa cosa mi era successa con il Bayern, tre giorni prima avevamo vinto a San Siro e avevo giocato molto bene, tre giorni dopo l'errore, puoi sentirti contento della tua carriera quanto tu hai smesso di giocare, mai prima. La testa a volte e' più difficile mantenerla ad alti livelli. Ho cominciato a giocare a sette anni, ora fino ai trenta faccio le stesse cose, sempre gli stessi gesti, la stessa vita ben organizzata, un quotidiano magnifico ma che alla lunga può pesare, ci vuole ambizione. Io dico che ho vinto molto, ma non tutto. Non sono immortale, cerco di vivere senza rimpianti in modo che quando la mia carriera sarà finita io possa dire: "Ho fatto bene".

I ricordi più belli: "La coppa del Mondo, quando inizia a giocare da bambino, vincere la coppa del Mondo e' un sogno, ancora oggi si parla di quella parata su Zidane, in finale tutto viene amplificato e anche il gesto tecnico più semplice diventa leggenda. Mi rende fiero, poi, far parte della Nazionale, ho iniziato nel 1997 e dopo circa vent'anni farne ancora parte mi inorgoglisce, ho ancora voglia di continuare".

Neuer: "Normale che quando hai 37 anni ci siano nuove generazioni, la cosa che mi fa piacere e' vedere che c'è grande rispetto per quello che ho fatto in carriera e per quello che sono oggi da parte dei colleghi. Il ruolo del portiere in questi anni e' cambiato ma non moltissimo, vero che negli ultimi due o tre anni, l'azione parte dal portiere che gioca di più di piede, ma da quando sono piccolo, io avevo un gioco molto audace e i miei allenatori volevano che il portiere uscisse spesso fuori dall'area e spesso sono dovuto intervenire con i piedi, queste sono cose che ho fatto da quando avevo quindici anni".

Sulla Champions ed il Monaco: "Tra tutte le squadre che restavano ce n'erano due o tre che erano meglio delle altre ed il Monaco e' una di queste, ma la stessa cosa avrà pensato il Monaco di noi, meglio affrontare la Juve . E' una squadra imprevedibile, da prendere con le pinze, difficile capire che "animale" sia. E la vedi giocare fuori casa sono pericolosi, poi in casa trovano difficoltà. Quando pensi che non sono favoriti e perderanno, invece vincono, al contrario quando sono favoriti hanno difficoltà. Sono una squadra difficile da affrontare, se il Monaco e' arrivato ai quarti di finale ha delle qualità morali e tecniche, non ci e' arrivato per caso. Non sottovaluteremo l'avversario, siamo ai quarti di Champions, la Juve e' un club in salita ma per dimostrare all'Italia e all'Europa che possiamo salire ad alti livelli dobbiamo vincere".

Psg: "Seguo il Psg, una piccola colonia italiana, e' una squadra che può arrivare in fondo, ha un potenziale enorme, pieno di grandi giocatori, può arrivare in alto, con Sirigu siamo amici, c'è grande differenza di età, non mi sento in competizione con lui, sarei ridicolo. Il giorno che prenderà il mio posto in nazionale sarò contento per lui".

Lo scudetto: "Siamo sulla buona strada...la Champions e' un'occasione importante per noi. Se mi chiedere se penso di vincerla, siccome sono ottimista e credo nei sogni, vi dire che sarebbe incredibile ma non impossibile. Ad oggi ci sono due o tre squadre che ci sono superiori per esperienza e qualità tecnica, ma non si sa mai...e' un titolo che mi manca, un obiettivo a cui penso, io vorrei arrivarci e non sarei sorpreso di vincerla prima della fine della mia carriera. Ho lavorato molto e alla fine credo che se lavori la vita te ne rende merito, credo di riuscire a vincerla ma se non ci riuscirò me ne farò una ragione".

Pogba: "E' un giocatore unico nel suo genere, se mantiene la voglia di vincere che e' rara nel calcio, potrà scrivere importanti pagine di storia. La sua assenza non ci aiuta perché può cambiare con i suoi colpi una partita,ma in questi ultimi mesi la Juventus ha dimostrato che ci sono giocatori che possono rimpiazzare gli assenti e questo ci permette di avere delle certezze. Non penso di aver mai visto un giocatore così forte alla sua età. Non vedo nessuno con quella personalità, potenza e capacità di essere decisivo. La sua carriera e' appena iniziata, tutto dipenderà da lui, deve sapere quello che vuole fare della sua carriera, la differenza tra essere un eccellente giocatore ed un campione o essere "il campione". Non si deve mai accontentare e avere sempre voglia di migliorare, per riuscirci ci sono molti fattori che contano, da quello fisico a quello tecnico".

L'estero: "Non ho mai lasciato l'Italia perché ho sempre pensato che il campionato italiano fosse il più difficile ed il più bello di tutti. Oggi siamo in declino ma va tutto a cicli. Ieri c'era la Spagna, oggi l'Inghilterra e forse domani la Francia. Non potevo partire ho fatto dieci anni a Parma e quindici alla Juventus, quando ti trovi bene in una squadra non ha senso partire, l'unico rimpianto e' non aver giocato in Premier League, mi sarebbe piaciuto giocare in quegli stadi, in quell'ambiente dove mi sembra ci sia grande sportività". 

Riproduzione consentita citando tuttojuve.com, traduzione a cura di MP