BENVENUTI ALLA JUVENTUS

Il vertice della nuova Juventus inizia a prendere forma. Nel frattempo si inizierà ad intervenire sulla prima squadra. Per tornare ad essere "veramente" competitivi...
21.05.2010 20:15 di Thomas Bertacchini   vedi letture
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© foto di Federico De Luca

Finito il campionato, è iniziato il "valzer delle panchine". Mourinho è a Madrid per giocarsi la finale di Champions League contro il Bayern Monaco, e lì dovrebbe rimanere anche dopo la partita; Prandelli aspetta la fine della spedizione sudafricana per prendere (con ogni probabilità) il posto dell’attuale C.T. della nazionale azzurra Marcello Lippi; mentre a Firenze si sta già cercando un suo sostituto, nella Milano rossonera si "balla" tra Allegri e Filippo Galli; a Roma, salvo colpi di testa estivi, verrà (naturalmente) riconfermato Ranieri.
La Juventus? "Piaccia" o "non piaccia", Delneri è il suo nuovo allenatore.

"Delneri" o "Del Neri"? Sulla carta d’identità il cognome è scritto tutto attaccato; lui, però, preferisce tenere "Del" separato da "Neri". A molti sostenitori bianconeri, invece, il fatto che la scelta del nuovo mister sia ricaduta sui suoi baffi, proprio non è piaciuta. Poi… Poi anche "i contrari", pur continuando a domandarsi "il perché", hanno iniziato a farsene una ragione. Le strade, essenzialmente, finiscono col diventare due: non mi piace, ma ormai c’è e ce lo dobbiamo tenere; aspettiamo di vederlo all’opera, e poi giudichiamo. Né Benitez né - tantomeno - Capello: se l’individuazione del tecnico doveva dare una misura delle ambizioni immediate della società, ovvio che si sia rimasti delusi dal palmarès (più che dal nome) del tecnico friulano.
Ridimensionamento? No: programmazione. C’è da rifondare, altro che "ricompattare" (Marotta dixit. Frasi - giustamente - di circostanza). Con tanti saluti al "traghettatore" Zaccheroni, ora arriva il 4-4-2: addio al rombo e/o al trapezio di centrocampo, alla difesa a tre, ai dubbi su quale fosse lo schema migliore applicabile partita per partita. Un’identità precisa alla squadra, per una società deve ritrovare la "propria identità".

Andrea Agnelli è entrato nella casa juventina come un nuovo inquilino che deve fare piazza pulita di quello che c’era in precedenza: via tutto, un’imbiancata sui muri per dare una bella rinfrescata all’ambiente, per poi inserire un nuovo "arredamento". Tabula rasa doveva essere, e così sta accadendo. C’è ancora "un francese" di troppo (Jean Claude Blanc): questione di tempo, poi dovrebbe arrivare anche il suo turno.
Agli occhi di chi ama i colori bianconeri la sua presenza "stona": da tre cariche (le più importanti) a mandarlo via ce ne passa. Bisogna avere pazienza: quella che lui chiese ai tifosi per riavere una Juventus vincente; quella di cui ora i sostenitori si devono armare per aspettare che Marotta e il suo staff ricostruiscano, pezzo per pezzo, la società. Colpita (ma non affondata) da Farsopoli, e successivamente distrutta da una gestione che definire imbarazzante è dire poco.
Una delle peggiori annate della storia della Juventus ha finito per coincidere con quella che potrebbe consacrarsi come una stagione memorabile per l’Inter: vicini alla "tripletta" (Bayern Monaco permettendo) proprio quando i bianconeri sono costretti a ripartire da zero. O quasi. Brucia, terribilmente: perché tutto è nato dal 2006 e perché i mezzi - economici e tecnici - per non ritrovarsi quattro anni dopo in questa situazione c’erano.

Piangere sul latte versato non serve a nulla. Quello che c’era da rompere, è stato distrutto. Ora si riparte, come è già capitato in passato nella storia ultracentenaria della Vecchia Signora. Con il quarto Agnelli alla Presidenza (Andrea dopo Edoardo, Giovanni e il padre Umberto): non è un sinonimo di vittoria, ma di speranza. Si possono anche non conquistare trofei nell’immediato, ma si devono assemblare - anno dopo anno - giocatori e idee nel segno della continuità. Non è possibile dover sempre cambiare tutto ogni volta (a partire dall’allenatore) e pensare/sperare che prima o poi arrivi la stagione giusta. Lo faceva l’Inter, quando esistevano il Milan e la Juventus. Ora il calcio italiano è debole, livellato verso il basso: la finale di Madrid dei nerazzurri è l’eccezione che conferma la regola. Tolti loro, in Italia rimangono i rossoneri orfani degli investimenti di Berlusconi, la Roma dei debiti, la Fiorentina dei giovani, la Sampdoria dei "senza Marotta", il Napoli di De Laurentiis e il Palermo di Zamparini (due garanzie)… Costruendo una squadra con un po’ di logica (e tanta tecnica), ipotizzare i bianconeri almeno terzi al termine del prossimo campionato non significa fare un azzardo (a livello assoluto). Poi, naturalmente, il calciomercato estivo sposterà l’ago della bilancia verso l’una o l’altra squadra. E il campo, come al solito, mostrerà quali erano - realmente - i valori assoluti.

Cambiato il vertice (ed altri nuovi arrivi dovrebbero comunque materializzarsi nei prossimi tempi), ora si potrà iniziare a mettere mano alla squadra. Con il marchio del "made in Italy" già pronto, e con l’obiettivo di tornare alle posizioni che competono ad una società che dovrà dare dimostrazione di potersi chiamare "Juventus" sia dentro che fuori dal campo.
Il lavoro è iniziato, il dado è stato tratto. Andrea Agnelli ha deciso di metterci la faccia, oltre il cuore. A Marotta, ora, spetta un compito veramente arduo.
In bocca al lupo. A tutti.

Del Neri? Stia tranquillo. I tifosi hanno capito che la prossima sarà la stagione della semina. Per poi raccogliere: il "quando", è ancora tutto da vedere. Nessuno pretenderà subito lo scudetto.
Verrà chiesto, semplicemente, di arrivare primi. Davanti a tutti.
"Vincere non è importante, ma l'unica cosa che conta...". Lo disse Giampiero Boniperti. Una vita in bianconero.
Benvenuti alla Juventus.