ALLA FINE FU IL PRINCIPIO
Penso agli amanti del calcio, e in questo caso in particolar modo ai tifosi bianconeri. Credo che in questa voragine di emozioni, abbiano raccolto in sè qualcosa di "estraneo", che esula dalla normalità e che magari può avvicinarsi alla "magia". Perché bisogna essere abbastanza folli per amare un qualcosa che, in definitiva, non si pratica insieme a chi si ama ma si può ammirare da qualche metro di lontananza, come lo stare sugli spalti o magari davanti alle televisioni, e che dunque non possa permetterti di aiutare la "tua" squadra per scendere in campo al suo fianco, mentre quello che ti resta è "soltanto" il supporto con la voce e con la presenza fisica. Eppure allo stesso tempo, anche quest'anno lei, la Juventus, è stata capace di procurare quell'indicibile sensazione di gioia prima di ogni appuntamento. Occorre essere abbastanza folli, ma anche fortunati nel tifare un gruppo di cui probabilmente sentiremo parlare per anni e che in un rettangolo di gioco, con due porte e un pallone abbia provocato emozioni e sensazioni capaci di solcare in maniera indelebile la storia del calcio italiano.
Un amore viscerale, che ha saputo toccare livelli vertiginosi quest'anno, accompagnato da un pallone al cui fianco è scorsa velocemente anche la vita e la chiusura di un'epoca come l'addio al portiere più forte di sempre, con le sue aspettative più forti, le sue emozioni più sentite e vivide. E a quella palla lì, la Juventus condotta da Max Allegri, è riuscita a dare il calcio giusto da parte di chi è riuscito ad entrare nel mito del settimo tricolore consecutivo e della quarta Coppa Italia di fila, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, riuscendo a prendere per mano la stessa vita di ognuno di noi, di ogni tifoso, pronto a viaggiare lontano e a infilarsi nella porta del trionfo insieme a loro.
Adrenalina, tensione e tenerezza che si sono scontrate e mescolate in un inesorabile vortice di emozioni di un sabato pomeriggio che ha visto trionfare ancora una volta la Vecchia Signora.
Sono questi i momenti che rappresentano quelli più sentiti di tutta una vita calcistica, e che spesso sono indicibili. Perchè a volte la bellezza non è esprimibile a parole, proprio per la grande mole di sfaccettature di cui è composta e di cui si riempie e si nutre.
Penso agli Juventini, a cui è impossibile chiedere di descrivere con una sola parola la grandezza di una stagione del genere per poterle rendere giustizia. E queste situazioni non sempre sono determinate dai classici rapporti umani e sportivi nei quali si stabiliscono le relazioni. A volte si tratta di passioni e tensioni di diverso genere, come quelle che compongono una famiglia di cui ognuno di noi si sente membro.
Si tratta di qualcosa che scardina la parola nel tentativo di raccontare un legame più intenso e più duraturo capace di sovvertire le logiche del tempo e della ragione.
Penso al principio dell’alternanza, in Serie A, che fino a un decennio fa sembrava essere inattaccabile. Penso quindi ai cicli vincenti, quelli che ci sono sempre stati, ma che non hanno mai sperimentato una squadra che dal 2012 vince senza sosta lo scudetto, e il che significa dover immancabilmente riferirsi a qualcosa di straordinario, forse di irripetibile. Spesso si è spiegato il dominio della Juventus con la mancanza di alternative valide: il che non è vero, o quantomeno lo è solo parzialmente. Negli anni, la Juventus ha rivaleggiato e vinto con avversari di sicuro valore: il Milan di Allegri, che aveva ancora un certo Ibra; la Roma di Garcia; il Napoli, in special modo quello di Sarri. Il problema, semmai, non sta nella mancanza delle concorrenti, ma nella loro difficoltà di riuscire a mantenersi in modo duraturo a certi livelli, perchè soltanto la Juventus ha avuto il senso di far brillare una qualità che alla lunga è risultata essere l'arma vincente: la continuità. Ed è questo il merito principale della Juventus: riuscire a cambiare, a migliorarsi, ma poco alla volta, senza scossoni, senza mai snaturarsi davvero, e modellandosi in base all'avversario Qui la verità, qui la genialità di un allenatore e della sua capacità di sfruttare il momento migliore nella stagione di ogni singolo giocatore. Ognuno ha avuto il suo periodo più "fruttuoso", che è stato colto alla perfezione al momento più opportuno.
Senza mai toccare neanche da lontano il livello degli anni precedenti, mai come in questo settimo scudetto si è vista una significativa capacità di vincere, a prescindere dall’effettiva coralità ed efficienza accompagnata dalla filosofia dell’introduzione graduale dei nuovi giocatori dove tutti hanno avuto la possibilità di rendersi utili e di esibire le proprie qualità. E tutti hanno mostrato una perfetta aderenza al contesto, interpretando al meglio le richieste tecniche e psicologiche di un allenatore e di un ambiente in simbiosi, sempre pronti ad agire proprio come una formula matematica: cambiare l’ordine degli addendi senza cambiare il risultato finale .
Madama è stata tutto questo: capace di sovvertire l'ovvio, di rendere "normale" l'irraggiungibile e di farlo diventare terreno umano.
Uno scenario che probabilmente sul 2-1 di Inter-Juventus ha trovato la sua massima rappresentazione, grazie agli stimoli che tuttavia gli avversari hanno saputo tirarle fuori quando tutto sembrava perduto. Un trionfo che ha solcato per sempre gli annali della storia del calcio italiano, ma anche le stanze più remote del cuore di ogni suo singolo tifoso e perchè no, anche di ogni semplice appassionato di calcio.
Solo alla fine abbiamo potuto vedere quella che stava al principio di questa squadra: il coraggio, quello del crederci "fino alla fine" , quello che vale la pena di una lotta e di un trionfo o magari anche di una sconfitta; per tutto il resto si può essere arrendevoli.
Ogni vittoria, ogni batticuore, ogni perdita, contengono il loro proprio seme, la loro propria lezione su come migliorare se stessi e coltivare il proprio coraggio, perchè senza quest'ultimo non è mai stato fatto nulla di grande, e Madama, ci è riuscita. Ancora una volta. Per la settima volta.
Scommettiamo su di noi, sulla nostra forza, sul "day after" di Juventus-Napoli e quindi sul nostro coraggio, e vedrete che sarà un modo conveniente di assicurarci la vittoria. Quella più bella. Quale? La prossima.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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