AGNELLI ACCUSE E ASSIST A CEFERIN. PARATICI ADDIO O ARRIVEDERCI?
La sentenza della Uefa sulla Superlega arriverà nei prossimi giorni, prima dell'11 giugno, quando Italia-Turchia aprirà gli Europei a Roma. Salvo ribaltoni, prevarrà la linea dura di Ceferin, quindi estromissione per due anni dalla Champions League di Juve, Barcellona e Real Madrid. Scontato da parte dei tre club il ricorso al Tas di Losanna in modo da ottenere la sospensiva e disputare la prossima edizione della coppa più prestigiosa per poi dar luogo al processo. Questo sul fronte sportivo. Poi c'è il binario della giustizia ordinaria. Come è noto, la questione è sbarcata alla Corte di Europea che dopo la sentenza del Tribunale di Madrid dovrà stabilire se da parte di Uefa e Fifa ci sia la violazione delle regole sulla libera concorrenza, quindi del diritto comunitario.
Juve e company si faranno difendere da uno dei più bravi avvocati del diritto sportivo in circolazione, Jean Louis Dupont. Lo stesso della storica sentenza Bosman, per intenderci. Come detto tempi lunghi. Per la prima volta sull'argomento si è espresso Andrea Agnelli. Innanzitutto una precisazione, con risposta ai critici: “La Superlega non era un colpo di Stato, ma un grido d'allarme di un sistema che s'indirizza verso l'insolvenza”. Messaggio forte a Ceferin. Il presidente della Juventus riteneva ottima la proposta del 2019 di Uefa e Eca, sostenuta da club di Subvision 2, 3 e 4, mentre denuncia il sistema attuale che riserva al Governo del calcio europeo un'esclusiva inefficiente. Poi rivela: “Da subito i club hanno cercato dialogo e collaborazione, trovando però totale chiusura, indebite pressioni su alcuni club e richieste di esclusioni per i tre che non si sono voluti piegare. Le basi dei ricorsi sono fondate”. Infine Agnelli i tende la mano: “Il desiderio di dialogo con Uefa e Fifa è immutato. Vogliamo riformare le competizioni, anche per il bene di chi si è tirato indietro”. Autentico assist per Ceferin e Infantino.
Agnelli poi lascia spazio a Paratici perché è la conferenza del suo addio. L'ex dirigente è visibilmente emozionato, come testimoniamo la voce spezzata e qualche lacrima: “Ho dato tutto e sono orgoglioso di quanto fatto. Undici anni meravigliosi, una fortuna grandissima passare per la Juventus e per questo sarò sempre grato”. Nessun rimpianto: “Spesso quando una storia finisce pensi che ti salga un po' di rabbia, rancore: in questa settimana non è salito nulla. Ho dato tutto quello che avevo, mi sono vissuto ogni momento e sono orgoglioso di come mi sono comportato”. Agnelli assicura che il caso Suarez non è stato decisivo per la separazione. Il ritorno di Allegri però potrebbe aver inciso. E' comunque inusuale da parte del Presidente indire una conferenza per l'addio di un dirigente. E se fosse un arrivederci?
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