A MENTE FREDDA – Ronaldo non basta. Pirlo parole di resa. L'Inter scappa. Addio scudetto?

28.02.2021 18:30 di Quintiliano Giampietro   Vedi letture
A MENTE FREDDA – Ronaldo non basta. Pirlo parole di resa. L'Inter scappa. Addio scudetto?
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Cuadrado, Bonucci, Chiellini, Arthur, Morata e Dybala infortunati, più lo squalificato Danilo. Che le assenze fossero tante e pesanti è indiscutibile, ma non devono costituire un alibi per spiegare per spiegare l'ennesima frenata. Forse decisiva in chiave scudetto. La Juve gioca bene all'inizio dei due tempi, poi però non riesce a raddoppiare, tanto meno a gestire il vantaggio, sbattendo contro l'intensità dell'ottimo Verona, soprattutto nella seconda parte della ripresa. Solo una grande parata di Szczesny su Lazovic, evita il sorpasso dei veneti nel finale. Questa volta ai bianconeri non basta il solito Ronaldo, al suo diciannovesimo gol in campionato, su 20 presenze. Numeri incontrovertibili sull'incidenza del fuoriclasse portoghese, senza il quale chissà cosa racconteremmo. L'andamento di Madama in campionato: 23 gare disputate, 13 vinte, 7 pareggiate e 3 perse. La discontinuità è palese, figlia di amnesie, errori tecnici (vedi Demiral e Alex Sandro in occasione del pari scaligero), centrocampo non all'altezza (soprattutto senza Arthur e con McKennie non al meglio), mancanza di un centravanti di scorta. Tutte cose oggettive, ma a preoccupare molto è la ricorrente latitanza della cattiveria agonistica in momenti topici del match. Spirito juventino dove sei?

Nel post gara, le parole di Pirlo assomigliano alla resa: “Troppi giovani, poca esperienza: così è difficile”. L'Inter continua a volare e dopo il successo contro il Genoa, il suo vantaggio è di 10 punti, anche se la Juve ha una gara in meno. Il divario dalla vetta è importante, ma rischia di diventare secondario difronte all'interpretazione sbagliata delle gare, come ammette lo stesso tecnico, al Bentegodi costretto a delegare Ronaldo e Alex Sandro per la scossa. Tattica ed emotiva. Cr7 mai come quest'anno sta indossando i panni del leader, chiedendo spesso alla squadra di non abbassarsi e comunque di non mollare mai, nemmeno difronte ai risultati negativi. Troppi, soprattutto in un momento decisivo della stagione. Nulla è ancora scritto, sulla carta c'è il tempo per recuperare, ma per sperare nel decimo titolo consecutivo serve un cambio di rotta radicale e l'improvvisa frenata di chi guarda tutti dall'alto. Insomma, il destino è comunque nelle mani altrui. Una frase scritta più volte in questa stagione. Guai mollare, ma guardarsi alle spalle diventa un obbligo.

Dopo 23 giornate sono 46 i punti accumulati. Storie e situazioni diverse, ma per Pirlo il confronto con i suoi predecessori è impietoso: l'ultima Juve di Allegri ne aveva totalizzati 63, Sarri 54. L'unica medicina per guarire dalla discontinuità è rimboccarsi le maniche e restare sul pezzo per tutti i 90 minuti. Prossimi step Spezia, Lazio e Benevento, senza dimenticare il recupero con il Napoli il 17 marzo. Il refrain è sempre lo stesso: serve il bottino pieno. Intanto Pirlo spera di riavere a disposizione qualche elemento importante per i suoi meccanismi tattici. Se il campionato dà la possibilità di recuperare, in chiave europea si avvicina un match senza appello. Il 9 marzo allo Stadium arriva il Porto, forte del 2 a 1 conquistato in Portogallo. I quarti di Champions League sono un obbligo.