Spalletti, dalle parole ai fatti perché adesso servono solo vittorie
Due settimane senza campionato sono dure da accettare per chiunque ami questo sport, figuriamoci per la maggioranza dei tifosi bianconeri che di nazionale non vogliono neppure sentirne parlare. Soprattutto in questo particolare periodo storico dove i colori azzurri non si sposano affatto con quelli bianconeri. Vicario è stato l'unico giocatore convocato e il futuro mal si presta ad una massiccia presenza come fu ai tempi dei grandi successi. Anche se il problema principale resta la carenza di giocatori meritevoli e soprattutto di nazionalità italiana, visto che anche in questa stagione la percentuale è in costante calo. Fortunatamente c'è almeno materia per far ripartire il sistema e la dimostrazione arriva dai risultati della prima fase di Nations League: due vittorie, un pareggio e la sola sconfitta all'esordio col Belgio hanno rilanciato il progetto legato al nome di Mancini e riacceso speranze ormai accantonate con la delusione pre-mondiale. Sbagliato deprimersi, una settimana fa, altrettanto esaltarsi (troppo) adesso che restano da giocare le ultime due partite al pari della nostra forza di riscatto.
Campionato – Fortunatamente torna il campionato, dopo la pausa lunga e snervante in cui Spalletti ha preferito concedere un bel po' di giorni di scarico a quei pochi giocatori rimasti a disposizione. Solo da oggi si tornerà (quasi) alla normalità per cominciare a preparare la trasferta di Cagliari. Fino a giovedì mancheranno solo più Nico Gonzalez e Lucumi, e la conta sarà presto fatta per rimettere ordine alle idee, cercando di dosare le energie in vista anche della ripresa dell'Europa League, con la prima trasferta stagionale in terra spagnola. Inizia adesso il periodo in cui si decifrerà la forza del gruppo e la capacità di trovare soluzioni ai propri limiti. Soprattutto quelli offensivi. Qui ci vorrà tutta l'esperienza e la praticità di mister Spalletti, abile nello spendere preventivamente parole al miele per tutto l'ambiente, sapendo di poter far leva su pochi altri aspetti legati al gioco e al carattere. In queste due settimane ha potuto fare poco, e difficilmente potrà chiedere qualcosa di diverso nei pochi giorni che separano dalla trasferta di Cagliari. La Juve si trascina il solito mal di gol di cui è malata da tempo. Resiste in difesa, ma non costruisce come dovrebbe in mezzo al campo. Prova a sfruttare le giocate degli esterni, ma la catena si interrompe quando le conclusioni vanno finalizzate con maggiore precisione. Gli attaccanti sono imprecisi – e ancora a secco in campionato – e i pericoli partono troppo da lontano o in modalità prevedibile. Di sicuro ci si potrà giocare le carte McKennie e Douglas Luiz, considerati dall'allenatore, non a caso, uomini capaci di fare la differenza “ragionata” dove serve ragionare per fare qualcosa di diverso. Anche se non sempre il "diverso" è sufficiente per fare la differenza. O forse sì, ma solo nel nostro campionato e non con la maglia della propria nazionale.
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