A MENTE FREDDA – Bentornato corto muso. Più nervi che gioco. Super De Ligt, McKennie e...la "zona Cuadrado"

A MENTE FREDDA – Bentornato corto muso. Più nervi che gioco. Super De Ligt, McKennie e...la "zona Cuadrado" TuttoJuve.com
© foto di Nicolò Campo/Image Sport
domenica 7 novembre 2021, 11:30Primo piano
di Quintiliano Giampietro

C'erano un olandese, un texano e un colombiano. Si scherza, ma non troppo. La sintesi è volutamente estrema. Serve un'analisi più approfondita, prima di andare sui singoli. Contro la Fiorentina la Juve si sveglia a venti minuti dalla fine, quando resta in superiorità numerica. Una reazione soprattutto nervosa dalla doppia faccia. Da una parte la sostanziale mancanza di gioco, dall'altra la voglia di lottare fino alla fine, come recita il motto bianconero, troppo spesso dimenticato nelle ultime due stagioni. “E' la Juve che voglio, ma quanti punti persi”, sentenzia nel post gara Allegri. Ovvia la soddisfazione per il bottino pieno, ma lui stesso è consapevole che non si può regalare oltre un tempo all'avversario. Quest'anno è avvenuto troppo spesso. Così diventa complicato centrare la zona Champions.

Sotto il profilo della prestazione, la Juve conferma i problemi in fase offensiva. Che non significa solo mancanza di un bomber di razza, ma anche difficoltà a sviluppare la manovra necessaria a creare occasioni da gol, a mandare il giocatore in porta, o semplicemente ad arrivare al tiro (contro la Fiorentina il primo si registra al 31mo della ripresa). Il manifesto di questa criticità è la classifica degli attacchi: con 16 reti, la Juve è al decimo posto insieme ai gigliati. Squadre come Empoli, Bologna e Genoa hanno segnato di più, tanto per avere un'idea. Morata e Dybala spesso sono costretti a tornare indietro per prendersi i palloni. Manca il raccordo tra centrocampo e attacco, l'ultimo passaggio. E' come un ciclista che dopo tanti chilometri, si ferma a pochi metri dal traguardo. Serve uno step qualitativo.

La scossa arriva da Chiesa, solito indemoniato (peccato per la traversa), ma scelgo tre giocatori come simboli del successo contro la Viola. Innanzitutto De Ligt. Salvo una sbavatura su un cross di Callejon, l'olandese è perfetto. Aveva il compito più difficile: fermare Valhovic. Esame superato, tra una sportellata e qualche anticipo. Il 21enne serbo costretto al minimo sindacale, ha capito che un difensore così meglio averlo come compagno di squadra. Chissà. Avanzando di qualche metro, nel centrocampo spicca McKennie. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Dopo un inizio di stagione da Halloween, il texano da qualche gara pare rivitalizzato. Dinamismo, aggressività e inserimenti lo hanno promosso titolare, al fianco dell'inamovibile Locatelli. A proposito, sperando di cedere Ramsey a gennaio, Rabiot ancora insufficiente, aspettando Bentancur, cosa vuol fare da grande Arthur? Aspettiamo segnali.

Sconsigliato ai cuori deboli, il successo al primo minuto di recupero ha sempre un sapore particolare. Cuadrado entra intorno all'80mo (troppo tardi) e la squadra cambia marcia. Ci pensa lui a risolvere la questione, con diagonale da posizione quasi impossibile, sporcato da Biraghi. Juan ormai è uno specialista di questi gol all'extratime o comunque nel finale di gara. Nel 2018, per esempio, al 42mo della ripresa firmò il 2-2 contro l'Inter con una rete simile, prima del sorpasso di Higuain, sostanzialmente il timbro scudetto. Senza dimenticare il sigillo del colombiano in un derby del 2015, anche in questo caso nel recupero. Fu l'inizio di una strepitosa rimonta (15 vittorie consecutive) che portò al titolo. Tre indizi fanno una prova, quindi possiamo parlare ormai di “zona Cuadrado”. Ci perdonerà il compianto Cesarini.