Il miglior pregio di Sarri è lo stesso di Allegri. Cristiano Ronaldo è più grande della Juve?

La vittoria resta il tratto distintivo di una squadra che va avanti di misura. Caso CR7: ci deve essere un limite, anche per il più forte.
12.11.2019 00:30 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Il miglior pregio di Sarri è lo stesso di Allegri. Cristiano Ronaldo è più grande della Juve?

Vince. È la miglior cosa che si possa dire della prima Juventus di Maurizio Sarri. Che poi era la miglior cosa si potesse dire della cara vecchia Juventus di Massimiliano Allegri. Per ora, la novità principale è che non c’è una novità, sotto questo punto di vista. Un’analisi semplice e forse semplicistica, che vuol dire molte cose. Anzitutto, è un dato positivo: lo shock nel cambio tecnico, a livello di risultati, non c’è stato. Il periodo di ambientamento è stato, finora, ben gestito dal (nuovo) tecnico toscano.

Poi c’è quel che vorremmo vedere, e ancora non vediamo. Cioè una squadra un po’ diversa, più spigliata, più divertente sotto certi profili: a novembre, siamo ancora agli accenni di sarrismo, o come lo vogliamo definire. Anzi, in alcune uscite abbiamo visto ancora una Juve abbastanza brutta, specie contro il Milan che di questi tempi (povero Diavolo) non è proprio uno spauracchio. La differenza è quel che potrebbe diventare. E se qui siamo sempre stati degli “allegristi”, quei piccoli accenni di sarrismo, va ammesso, fanno ben sperare su quel che a un certo punto si potrà vedere.

Intanto vince. E per tornare al lato positivo, vince molto, perché a questo punto della stagione non sempre (anzi, quasi mai) Allegri aveva raggiunto risultati così soddisfacenti, sotto il mero dato numerico. Vince e quindi si deve parlare di una Juve che comunque convince: il più bel messaggio per chi si diverte a separare il bel calcio dal resto. Qui invece pensiamo che il risultato venga sempre prima della prestazione. È per vincere che si gioca. Questa Juve vince, e per quanto non lo faccia sempre in surplace, provateci a dire che è una Juve da bocciare.

Arriviamo al vero tasto dolente. Cristiano Ronaldo. Il caso c’è: altrimenti facciamo finta di non vedere, mettiamoci dei pezzi di prosciutto davanti agli occhi e tanti saluti. Il caso c’è nel rendimento del portoghese, mai così deludente a questo punto della stagione da 10-15 anni a questa parte. Sono i numeri: spiegabili con mille motivazioni, non allarmanti se si considera che siamo a novembre, che la Juve vince e che in realtà fino a due-tre gare fa, pur non segnando, il fuoriclasse portoghese il suo apporto l’aveva dato. Però oggi è una risorsa che frutta poco, almeno sportivamente; da recuperare, a tutti i costi. E qui viene il bravo più grande a Sarri: col ha fatto, semplicemente, quello che un allenatore dovrebbe fare. Ha sostituito un giocatore che non stava rendendo, ha vinto la partita, ha difeso il suo fuoriclasse con tutta l’intenzione di evitare polveroni. Bene ha scritto chi ha sottolineato come Sarri si sia preso un pezzetto di Juventus in più, con quella sostituzione e quella dimostrazione, se vogliamo, di coraggio. Fa sorridere invece il paragone con Insigne: massimo rispetto per il capitano del Napoli, ma i due curriculum sono diversi.

E poi i panni sporchi si lavano in casa. È un detto sempre valido quando si parla di Juve: la gestione del caso Ronaldo, a livello pubblico, è stata impeccabile. Nelle segrete stanze bianconere, però, ci immaginiamo che un intervento ci sia, ci sia stato o ci sarà. Perché, tra la mancata convocazione di Lecce e l’uscita dal campo da primadonna contro il Milan, non possiamo evitare di porci una domanda: Cristiano Ronaldo è più grande della Juventus, o viceversa? Per avere un campione del genere in casa, devi accettare di concedergli qualcosa in più. Per avere un campione del genere in Italia, in questo momento storico del nostro calcio e anche del nostro Paese, devi ammettere che sia lui a farti, per certi aspetti, un favore. Però poi abbiamo un campione da un lato, e una delle più grandi società calcistiche/sportive al mondo dall’altro. Un professionista e un datore di lavoro. Un giocatore fortissimo di 34 anni e una squadra che, anche grazie a lui ma non per lui, punta a vincere tutto. Un conto è non portare in piazza le proprie vicende, non multare per evitare di far montare un caso, difendere pubblicamente la reazione rabbiosa del giocatore e dell’uomo. Ma il calcio non è soltanto business, c’è anche un risultato sportivo da inseguire e ottenere: concedere troppo a un fenomeno, che a 34 anni può anche scoprire nuovi modi di gestirsi, può risultare controproducente. Anche se si chiama Cristiano Ronaldo, anche se è un formidabile veicolo commerciale, oltre che sportivo: non sarà uguale agli altri, ma non può essere neanche troppo diverso. E poi, in maniera romantica o forse ingenua, siamo sempre convinti che il nome più importante sia ancora quello davanti, e non dietro, la maglia.