Gli eroi in bianconero: Stefan REUTER

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
24.10.2013 09:53 di Stefano Bedeschi  articolo letto 8440 volte
Gli eroi in bianconero: Stefan REUTER

Stefan Reuter, classe 1966 come Häßler, è un terzino come se ne sono visti pochi nel nostro campionato. Velocissimo, fluidificante destro in un campionato in cui, per tradizione, chi fluidifica occupa la corsia di sinistra, da Facchetti a Cabrini a Paolo Maldini, giusto per citare i maggiori interpreti. Ma Reuter è un tipo tosto, il “Trap” vorrebbe usarlo anche come mediano. Peccato che Stefan sia un giocatore dal rendimento incostante e che, spesso, è bloccato da infortuni che gli fanno perdere i momenti chiave della stagione, tutto il contrario dell’inossidabile Kohler, arrivato insieme a lui dal Bayern Monaco. 

Appena arrivato a Torino, si deve operare al menisco. «È stato facile tornare in campo dopo appena diciannove giorni», racconta, «l’operazione, effettuata dal professore Pizzetti, è andata benissimo e la rieducazione altrettanto. Del resto, il centro Sisport di Orbassano è attrezzatissimo e dispone dei macchinari più moderni. Volevo operarmi in Germania, ma mi sono fidato dei consigli del dottor Bergamo, il medico della Juventus. Mi ha garantito che in Italia avrei trovato il meglio ed ha avuto ragione».

Purtroppo, alla Juventus serve un centrocampista e Reuter è un terzino destro velocissimo. Siccome Stefan proveniva dal Bayern ed aveva vinto il Campionato Mondiale nel 1990 con la sua Nazionale (non stiamo parlando, quindi, di uno sconosciuto proveniente da un campionato alieno), quell’errore è stato semplicemente imperdonabile. È vero che gli infortuni contribuirono a complicargli la vita, ma Stefan non aveva il passo, la visione di gioco, la lucidità e la continuità d’azione del centrocampista.

Viceversa, come esterno, preferibilmente di una difesa a cinque, avrebbe potuto esibirsi nei suoi numeri migliori: forza, velocità, recupero. In Germania giocò anche qualche partita come difensore centrale, proprio per la sua capacità di andare a prendere l’avversario.
«Ho cominciato la carriera da libero, nel Norimberga, per essere poi trasformato in mediano nel Bayern. Ma, nella squadra bavarese, ho agito spesso da laterale destro, posizione nella quale posso esprimermi meglio. In Germania, c’erano meno obblighi e per questo mi sganciavo di più, all’attacco. Qui in Italia, esistono precisi doveri di marcatura e contenimento».

Il bilancio finale conta 34 presenze ed una costante incertezza di collocazione tattica che non gli vale la riconferma. Reuter troverà gloria tornando in patria e nel 1997, nel Borussia Dortmund degli ex bianconeri, si vendicherà della Juventus nella finale di Champions League.