Gli eroi in bianconero: Ruben OLIVERA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
04.05.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Gli eroi in bianconero: Ruben OLIVERA

Uruguagio di Montevideo, sponda Danubio, classe 1983, arriva alla Juventus nel 2002, quando è poco più che un ragazzino. È molto difficile trovare spazio in una squadra che Lippi sta pilotando verso il secondo titolo consecutivo, senza perdere di vista la Champions League. E proprio in questa competizione, nella trasferta di Kiev a qualificazione già conquistata, gli toccano spiccioli di gloria. Siamo nel novembre 2002, la stagione è appena decollata e per il centrocampista, che ha grinta da vendere e un talento tutto sudamericano, sembrano aprirsi spazi importanti.

Purtroppo per lui, Lippi ha alternative valide e di esperienza e la sua stagione si conclude con poche apparizioni. Chiede e ottiene di trovare una squadra per farsi le ossa, magari all’estero. Lo accoglie in prestito l’Atletico di Madrid, ma anche qui gli spazi sono pochi.

Nell’estate del 2004, arriva alla Juventus Fabio Capello; Rubén è fresco di vacanze e, quindi, con lo spirito giusto per dare il meglio di sé. Don Fabio lo vede all’opera nelle amichevoli precampionato e lo conferma; una scelta felice, che il ragazzo contraccambia innestando le marce alte e dando da subito un senso nuovo al proprio gioco. Sostituisce Camoranesi nel preliminare di Champions League, contribuendo in modo importante al superamento del turno. È un giocatore nuovo, notevolmente maturato, sia tecnicamente che tatticamente e non tarda a emergere.

Prima giornata di campionato, a Brescia, entra nella ripresa al posto di Del Piero e trova il mondo di rendersi utile a tutto campo, non sulla fascia destra, nella quale è spesso schierato da Capello. Titolare contro l’Atalanta, gioca pezzi di gara praticamente ogni domenica, rilevando di volta in volta Nedved, Camoranesi, Pessotto oppure Zalayeta.

Ma il primo, vero giorno di gloria è una fresca serata di novembre, quando al Delle Alpi arriva la Fiorentina. La Juventus capolista fatica tantissimo per segnare e lo 0-0 resiste per oltre un’ora, finché Rubén sblocca il punteggio, irrompendo di destro su un calcio d’angolo di Camoranesi; è il goal-partita.

Ed è doppiamente protagonista qualche domenica dopo, Juventus-Lazio sempre a Torino. Vantaggio laziale di Pandev, un gran goal, ma la replica è veemente; ancora Olivera, sempre su assist di Camoranesi, pareggia il conto con un perfetto colpo di testa. Sarebbe festa grande se di lì a poco non si infortunasse in modo serio; un mese di stop e poi nuovamente in campo.

A Bergamo, nella prima di ritorno, sfrutta al meglio un pasticcio della difesa atalantina andando nuovamente a segno. Ed è decisivo a Verona, il 13 marzo, nell’ostica trasferta sul campo del Chievo, quando a una manciata di minuti dalla fine, sfrutta un altro errore difensivo per infilare il goal dell’1-0. Bravo a sostituire Del Piero in un’altra delicata trasferta, contro la Lazio, Rubén chiude la stagione con un contributo significativo alla conquista del ventottesimo scudetto.

Durante il secondo anno di Capello, le cose non vanno altrettanto bene; il mister lo utilizza con il contagocce, tanto che fa sparire le sue tracce.

A fine stagione, infatti, è ceduto alla Sampdoria, per rientrare a Torino nell’estate del 2007. Nel mercato invernale si trasferisce in Uruguay, al Peñarol e, dopo aver fatto ritorno in bianconero alla fine della stagione, ritorna a Genova, sponda rossoblu, nuovamente in prestito.