Gli eroi in bianconero: Giuseppe HESS

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
27.08.2019 10:28 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Giuseppe HESS

Detto Pino, era nato a Torino, nel momento in cui la Juventus venne al mondo, da madre di Osterode am Harz (Renania settentrionale-Vestfalia), e da padre di Francoforte sul Meno, ambedue tedeschi trasferiti a Torino. Studiava e giocava a calcio ed era anche un ragazzo di provatissima fede juventina, tanto è vero che risulta sia stato uno dei più irriducibili nell’auspicare la defenestrazione di Alfredo Dick, l’uomo che voleva imporre, in seno al consiglio direttivo bianconero e alla stessa squadra, dirigenti e atleti di nazionalità elvetica.

Proprio nell’anno della scissione (1906), il lungo Hess (era alto 193 centimetri) giocava in un ruolo atipico per la sua statura: non difensore ma ala sinistra. Solo un paio di anni più tardi prese stabilmente il ruolo di mediano sinistro. Sui vecchi libri si trovano un paio di formazioni della stagione 1909-10 nelle quali figura in forma stabile il nome di Hess. Ad esempio, quella del 14 novembre 1909, quando la Juventus batté a Torino i neroazzurri dell’Internazionale, con due reti del centrattacco Borel, il padre di Felice. I bianconeri giocarono quella gara con: Pennano; Goccione e Mastrella; Ferraris, Frey e Hess; Mazzonis, Balbiani, Borel, Barberis e Moschino.

Si era ai tempi del più puro dilettantismo; i giocatori si preparavano per le partite di campionato, anche se erano solo una decina per stagione, quando avevano tempo e voglia. Tutti avevano un impiego, una professione, un lavoro: anche gli studenti universitari, che conquistarono il titolo nel 1905, avevano già avuto il loro splendido 110 e lode con la pubblicazione della tesi. Malvano era ingegnere, Donna e Hess avvocati: tiravano quattro calci in Piazza d’Armi la sera, quando faceva quasi buio, e praticavano sia la ginnastica che l’atletica.

Ma Pino Hess non fu solo un buon giocatore, dotato di tecnica sobria e di un’intelligente visione di gioco; fu anche un magnifico dirigente, talmente bravo da far convergere sulla sua persona i voti necessari alla presidenza. Proprio all’indomani della crisi che colpì la società all’inizio della stagione 1913-14, Hess prese le redini della Juventus e la guidò con mano esperta e sicura. Provvide anche a mantenere fraternamente uniti i giocatori che disputarono quel campionato nel girone lombardo; ricordiamo Montano, Cappello, Arioni, Omodei, i fratelli Boglietti, Payer, Collino, Dalmazzo, Varalda e, soprattutto, Valerio Bona e Giriodi.

Ancora oggi, Pino Hess è ricordato come il presidente della rinascita.