Gli eroi in bianconero: Federico MUNERATI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
03.12.2013 09:39 di Stefano Bedeschi  articolo letto 5214 volte
Gli eroi in bianconero: Federico MUNERATI

«Munerati, di nome Federico, uno altone, con una bella faccia ariosa, che si aiutava ad essere bello, con una capigliatura frenetica, tutti quei capelli neri a riccioli. Proprio per questo era soprannominato “Ricciolo”». Così, Vladimiro Caminiti, descrisse una delle più forti ali che la Juventus abbia mai avuto.

A quei tempi, le ali giocavano entrambe avanti, ed il loro compito principale era quello di effettuare traversoni per i piedi o per la testa del centrattacco. Se il cross arrivava da sinistra, l’ala destra si proiettava incontro al pallone per incornarlo in rete e viceversa. Munerati sapeva fare in modo ottimale entrambe le cose, perché era un giocatore, velocissimo ed opportunista, con eccezionali doti di palleggiatore che gli permisero di vestire per nove anni la maglia bianconera, collezionando 254 presenze e realizzando ben 114 goal.

Era nato a La Spezia e, proprio nelle file della squadra locale, aveva iniziato la carriera di calciatore; passò ben presto al Novara, squadra che a quei tempi, recitava un ruolo di primo piano nelle competizioni nazionali. Quando “Mune” venne acquistato dalla Juventus, aveva solamente ventidue anni. Era un entusiasta, un volitivo, sempre in vena combinare degli scherzi ai compagni, anche in campo era sempre allegro. Nella prima stagione juventina, Munerati fu schierato nel ruolo di mezzala per far posto al velocissimo Grabbi, che era abile sulla fascia laterale destra. Munerati era un eclettico e seppe cavarsela molto bene giocando anche qualche partita come centrattacco. Fu l’allenatore Karoly, grande maestro di gioco e profondo conoscitore dei propri uomini, a schierare definitivamente Federico all’ala destra, portando il piccolo e robusto Torriani all’estrema sinistra, per far posto all’ungherese Hirzer nel ruolo di mezzala.

“Ricciolo” fu la prima pietra di quel favoloso attacco bianconero che sarebbe diventato, nel giro di qualche anno, devastante e che avrebbe permesso alla squadra bianconera di vincere cinque scudetti consecutivi. Dopo aver vinto con la Juventus il suo primo scudetto al termine della stagione 1925/26, Munerati dovette aspettare quattro anni prima di riassaporare le gioie del trionfo; vinse, infatti, il suo secondo scudetto nel 1930/31, il terzo ed il quarto nelle successive stagioni, dividendo l’onore ed il merito di giocare all’ala destra con “Ministrinho” Sernagiotto, il brasiliano del “Club Palestra Italia” che i dirigenti juventini avevano ingaggiato per sostituirlo.

Oltre ai quattro scudetti, Federico può vantare anche sei maglie azzurre, quattro in Nazionale A e due in Nazionale B. L’esordio con la maglia azzurra avvenne a Stoccolma il 18 luglio 1926 e fu Augusto Rangone a selezionare l’attaccante juventino per l’amichevole contro la Svezia, che vinse l’incontro per 5-3. Meglio andarono le cose nella seconda partita, quella giocata a Bologna il 26 maggio 1927 contro la Spagna: vinsero gli azzurri con il punteggio di 2-0.

A Praga il 23 ottobre di quello stesso anno, la Nazionale italiana ottenne un lusinghiero pareggio (2-2) contro la fortissima rappresentativa boema. Fu la gara dello storico confronto tra il nostro centromediano Bernardini ed il biondo capitano dei cechi, il famoso Kada. Due reti segnò Libonatti, due Svoboda, la seconda su calcio di rigore. A Bologna, infine, contro l’Austria, l’Italia fu costretta a cedere con il minimo scarto (1-0), ma anche in quella partita, come nelle tre precedenti, Munerati seppe fornire un grande saggio delle sue eccellenti qualità tecniche ed atletiche, risultando sempre fra i migliori in campo.

Il popolare “Ricciolo” fu anche allenatore della Juventus per due stagioni, 1940/41 e 1941/42. È deceduto nel 1980, lasciando un grande rimpianto in quanti lo avevano conosciuto ed apprezzato, sia come giocatore sia, soprattutto, come uomo.