Gli eroi in bianconero: Armando MIRANDA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
12.12.2021 10:30 di Stefano Bedeschi   vedi letture
Gli eroi in bianconero: Armando MIRANDA
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Nella stagione ‘62-63 – si legge su “La storia della Juventus” di Perucca, Romeo e Colombero – chiusa dalla Juventus con un non disprezzabile secondo posto alle spalle dell’Inter (sia pure con quattro punti di svantaggio nei confronti dei nerazzurri di Burgnich, Facchetti, Suarez, Jair e Sandro Mazzola) è comparso in maglia bianconera, in anticipo sui tempi, un UFO.
Non molti lo ricordano, Armando Miranda, brasiliano, nato a San Paolo il 12 dicembre del ‘39, ultimo di dieci fratelli, attaccante del Corinthians. Mezz’ala ambidestra o centravanti è tesserato come oriundo (padre e madre di origine italiana, di San Giuliano presso Napoli). Miranda è un ragazzone di un metro e 82 per 80 chili, con una strana rassomiglianza (volto e fisico) con il suo connazionale Angelo Benedicto Sormani, e con un tiro fulminante.
La Juventus lo strappa al Flamengo rimandando a casa, senza averlo mai impiegato, un certo Amàro (altro brasiliano) fatto venire a Torino in un momento di disattenzione. Erano tempi di confusione anche per un club serio come quello bianconero. Chi lo vede in allenamento rimane allibito: questo ragazzone di 24 anni, che ne dimostra almeno 30, è goffo sia nel palleggio sia nella corsa, non molto rapido nello scatto. Una dote, Armando, ce l’ha: il suo tiro è un’autentica cannonata, pronta a esplodere da qualsiasi posizione del campo.
Armando possiede anche una notevole personalità, gli avversari sentono la sua presenza in campo e questo favorisce il gioco di compagni. Non ha paura degli stopper avversari: «I centromediani italiani mi appaiono più duri di quelli brasiliani, ma nemmeno troppo; insomma, non sono quegli orchi di cui mi raccontavano. Io sono sempre stato abituato ad avere un uomo che mi marca senza tregua, per paura del mio tiro».
Miranda si presenta al pubblico italiano il 14 ottobre ‘62 allo Stadio Olimpico con il gol che consente alla Juventus di pareggiare con la Roma (in vantaggio con Lojacono). È un gol su punizione da 35 metri che Cudicini, portiere giallorosso, non vede nemmeno. La domenica dopo, al Comunale contro la Sampdoria, la gente che si prepara a fischiare quel tipo grosso, formato agricoltore texano che corricchia trascinando per il campo il suo testone, è zittita dalla doppietta di Miranda e dal gol di Nicolè.
Altri sette giorni, vittoria 1-0 nel derby e rete del solito Miranda su punizione: il portiere granata Vieri, non riuscirà a capire, per anni, come fece a prendere un gol così, da più di 35 metri! Rientra da un infortunio il 4 novembre in Juventus-Napoli giusto in tempo per fulminare Cuman, questa volta di testa, con la botta decisiva dell’1-0. Quattro partite, cinque gol. Se si fosse presentato così Maradona, vent’anni dopo, i giornali sportivi sarebbero impazziti. La Juventus con Miranda gioca praticamente in 10, finché la palla non arriva nei paraggi di questo strano brasiliano, che di colpo fa esplodere il suo tiro terrificante, che quando centra la porta, è sempre decisivo.
Poi, entra in ballo la sfortuna, sotto forma di uno strappo muscolare, che lo toglie dal terreno di gioco; rientra giusto in tempo per la partitissima di Bologna e, naturalmente, segna ancora su punizione. Altri infortuni, in seguito, e qualche altra fugace apparizione: Juventus-Spal, ultima di campionato, sarebbe un fiasco se Miranda non segnasse il suo gol, finisce 2-2 e il secondo posto è salvo.
Armando, pur chiudendo la stagione con dodici gol in diciassette partite, a fine stagione deve ritornare in Brasile con Siciliano, per far posto alla coppia formata da Nené e Dino Da Costa. L’Ufo se ne andò, lasciando qualche rimpianto e una serie di gol favolosi, soprattutto realizzati con bordate lunghe e forti. Segnò anche da oltre metà campo e l’allora capo della redazione sportiva de «La Stampa», Paolo Bertoldi, mandò a misurare la distanza: 49 metri. Per molti portieri la sua partenza fu la fine di un incubo. Con Armando avversario, c’erano da rivedere tutte le teorie, si doveva entrare in allarme non appena il marcantonio passava la linea di centrocampo palla al piede. In compenso, malgrado la statura, era nullo nel gioco di testa. Sivori, abituato agli assist aerei di John Charles, storceva il naso di fronte ai gol di forza (e basta) di questo ragazzone grezzo e sgraziato.
Si disse che era stato il parere negativo dell’ancora potente (in campo e in spogliatoio) Omar a segnare il destino di Armando Miranda. Ma il dinoccolato brasiliano resta comunque, e con buoni motivi, nella storia della Juventus.