Gli eroi in bianconero: Alberto BERTUCCELLI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
14.01.2020 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Alberto BERTUCCELLI

Nasce a Viareggio (Lucca) il 14 gennaio 1924. Cresciuto nella Lucchese, nell’estate del 1949 sembra debba finire al Torino, che sta faticosamente ricostruendo la squadra scomparsa a Superga: un infortunio determina però un raffreddamento nelle trattative fra rossoneri e granata, e il forte difensore approda così alla squadra bianconera.

Bertuccelli è un terzino molto grintoso; la sua velocità e il suo scatto, uniti a un tocco di palla raffinato e a un impeccabile anticipo, lo fanno diventare un ottimo terzino “sistemista”, abile non solo nell’interdizione ma anche nella costruzione del gioco.

Alberto è uno dei primi terzini fluidificanti del nostro calcio e le due reti segnate nella massima divisione, (una nel derby contro il Torino), in un’epoca dove i terzini difficilmente superavano la metà campo, ne sono la riprova.

Bertuccelli è stato ambasciatore dello sport Italiano all’estero, sia con la maglia della Nazionale Italiana che con i colori bianconeri della Juventus. Nel 1954, dopo cinque anni alla Juventus, nei quali totalizza 144 presenze, due goal, passa alla Roma dove, dopo un anno di continui infortuni, conclude la sua carriera calcistica.

«È morto, a Ferragosto, Alberto Bertuccelli, settantotto anni – scrive “La Stampa” del 17 agosto 2002 – ex difensore della Juventus e della Nazionale alla fine degli anni Quaranta. Da tempo soffriva di gravi disturbi cardiocircolatori. Viveva in situazioni economiche precarie con la moglie Valeria in un piccolo appartamento (proprietà di parenti) all'interno dello stabilimento balneare Dori, sulla passeggiata a mare. La comunità viareggina si era mobilitata affinché la Federcalcio assegnasse a Bertuccelli un vitalizio per meriti sportivi che, però, non gli fu mai riconosciuto».


VLADIMIRO CAMINITI

Il viareggino Bertuccelli cominciava dal naso di uccellaccio, completato presto dalla pelata. Manente accettava tutte le esuberanze atletiche del velocista suo compagno di reparto, uno che viveva la giornata a seconda dell’ispirazione. Quando era in forma, con il lampo dello scatto recuperava sull’ala fuggita. Era un punto di forza della squadra.