Se la Fredda Signora si scopre romantica
Juventus più umana e passionale: emozioni, abbracci e segnali di cambiamento, ne parla il Giornale.
Nel giro di quattro giorni e due partite, la Juventus ha mostrato un volto diverso, più umano e vicino alle emozioni. Una squadra che si è lasciata andare a sentimento, passione e partecipazione, rompendo per una volta quella tradizione di razionalità e controllo che da sempre caratterizza l’ambiente bianconero.
Proprio per questo, alcuni momenti entrano nella storia del club: come il cinematografico e pirotecnico addio di Alessandro Del Piero, rimasto indelebile nella memoria collettiva perché spontaneo, autentico e fortemente voluto dal popolo juventino più che dai piani alti della società.
In questa chiave emotiva assumono un significato ancora più profondo gli eventi vissuti prima di Juventus-Lecce e nel finale di Sassuolo-Juventus. Il primo momento simbolico è stato il ritorno di Danilo allo Stadium, richiamato da Giorgio Chiellini, oggi dirigente e ieri compagno di squadra, per ricevere il giusto omaggio dal pubblico e dal club che ha dichiarato di portare nel cuore. Parole forti quelle del brasiliano: «La Juve non è per tutti», accompagnate da un ringraziamento a chi “ha preso in mano la situazione”, un messaggio che è apparso come una frecciata a Giuntoli e Thiago Motta.
Due sere dopo, al Mapei Stadium, è arrivata la vittoria contro il Sassuolo con Jonathan David grande protagonista. Calcisticamente rinato, il canadese è stato sommerso da abbracci e pacche sulle spalle, in una scena che ha raccontato molto più di un semplice successo in campionato.
Emblematico anche il comportamento di Luciano Spalletti, che ha abbandonato il tradizionale aplomb sabaudo per unirsi ai festeggiamenti: abbracci, sorrisi, qualche buffetto e persino un calcio scherzoso a Miretti, simbolo di un clima nuovo e più leggero.
Scene forse non tipicamente juventine, ma scene di sport, di gruppo e di appartenenza. Segnali chiari di una Juventus che sta riscoprendo l’importanza delle emozioni, senza rinunciare all’ambizione e alla propria identità.
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