Sconcerti: "Si è capito che il Sarrismo era finito a Montecarlo quando Sarri è andato sullo yacht di Ronaldo"

04.08.2020 19:50 di Redazione TuttoJuve Twitter:    Vedi letture
Sconcerti: "Si è capito che il Sarrismo era finito a Montecarlo quando Sarri è andato sullo yacht di Ronaldo"

Il direttore Mario Sconcerti è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando nella sua riflessione dal momento dell'Inter di Conte, proiettandosi all'Europa League: "In una squadra come l'Inter e una città come Milano non esistono cose che non contano, anzi: l'Europa League darà il segno a tutta la stagione. Puoi solo vincerla: qualsiasi altro risultato non ti dà nient'altro. Se la vinci, però, con un secondo posto molto buono in campionato, con quattro sole sconfitte e miglior difesa del torneo oltre ad avere un attacco migliore della Juve, diventa una stagione che segna il definitivo rilancio e dà una patente di buoni risultati anche a Conte".

Ma tra Conte e l'Inter come andrà a finire?
"La cosa è molto seria e grave. La risposta che ha dovuto dare al volo ieri, credo sia stata molto fastidiosa per lui che ha dovuto fare un rovesciamento di posizione a 360 gradi. Il fatto che abbia accettato di farlo, significa che sta ragionando o che si vuole conquistare il tempo per l'Europa League: sicuramente però l'episodio peserà sul rapporto tra Suning e Conte".

Una società come l'Inter può accettare tutto ciò?
"In Italia continuiamo a pensare che giocatori e dirigenti contino qualcosa. Nel calcio conta la proprietà, anche se fatichiamo a capirlo. Conte finora ha attaccato giocatori e dirigenti, ma questa volta ha attaccato anche la proprietà. I direttori generale e sportivo sono tesserati e hanno il suo stesso status, ma sono tutti pagati dalla proprietà: se attacchi questa, ti mette direttamente contro l'unico con cui non dovresti. Perché loro sono la locomotiva, tu solo un vagone. Diamo molta importanza ai dirigenti, considerandoli quasi come se fossero presidenti. Attaccare la proprietà, di solito, ti porta all'uscita".

Davvero Sarri per restare deve vincere la Champions?
"Va capito, nel caso, anche come la perde. Noi si dà troppa importanza alla partita col Lione, ma quella non è concepibile né considerabile: la Juventus è più forte. Stiamo cercando di farla diventare una finale quando in realtà c'è una squadra che ha giocato una sola partita in sei mesi. E non è l'avversario più forte, come il PSG con l'Atalanta... Il Lione è una mosca fastidiosa nel vero cammino della Juve, che ai quarti se la giocherebbe con il City o il Real. Lì comincia la Champions, e se dovesse uscire ai quarti sarebbe molto pesante. Per me la vera vittima di questa situazione è Sarri, cui la Juve ha affidato una pessima squadra, che non poteva allenare come voleva. Si è capito che il Sarrismo era finito a Montecarlo quando Sarri è andato sullo yacht di Ronaldo a chiedergli di fare il centravanti, con rifiuto dell'altro. Le responsabilità sono almeno al 50% con la dirigenza o comunque chi gli ha messo in mano una squadra sbagliata. La prima di Paratici da solo ha portato a questa squadra, che subisce troppi gol. Il problema non è solo di Bonucci, che comunque è stato uno degli anelli deboli, ma la fase difensiva riguarda sei-sette persone... Qual è il centrocampo della Juve? Il risultato è uno Scudettino".

Quindi neanche un cambio di allenatore, con questi interpreti, può rimediare?
"Bisogna capire anche quanto riusciranno a crescere gli avversari. Che questa Juve sia sbagliata non lo dice Sarri, ma lo fanno i numeri. Nessuno negli ultimi sedici anni ha vinto il campionato perdendo sette partite, o subito più di 34 gol. Per dire, il Real Madrid che non bada certo alla difesa ne ha subiti 25, il Liverpool 33... Non 43".

Zaniolo è davvero da Pallone d'Oro come dice Capello?
"Voglio bene a Capello e siamo amici da tanto tempo, ma non è che dobbiamo attribuire certe cose solo a lui... Comunque sì, certamente. Zaniolo è la suggestione più grande che c'è adesso nel nostro calcio. Anzi, è un giocatore rischioso proprio perché è una Ferrari messa sopra a degli ammortizzatori e delle giunture da macchina inferiore. Ha una potenza atletica e qualità tecniche straordinarie, il tipo di infortunio mi ha fatto pensare a quello di Ronaldo, quando cadde da solo, e che sia persino troppo potente per quanto possa reggere. Non lo vuole solo la Juve, lo vogliono tutti e, anche prendendolo ora, vai a pagarlo 100 milioni".

Di Francesco riparte da Cagliari. Non è che dopo la semifinale di Champions si fosse un po' montato la testa?
"Dobbiamo sempre fare i conti con noi stessi. La spiegazione che ha dato al suo periodo mortifero alla Sampdoria, in realtà non lo è, ma anzi un'aggravante. Perché è andato lì deconcentrato? Perché al Cagliari dovrebbe essere concentrato? Fossi il presidente del Cagliari gli farei delle domande, e siccome Giulini non è un ingenuo penso gliele abbia fatte. Se dà certe risposte, significa che non è uscito del tutto dalla paranoia dell'esonero. Nessuno sbaglia volontariamente, Di Francesco gioca un calcio abbastanza estremo e la grande carta l'ha buttata via a Roma. Ha pagato il salto dalla Roma a una squadra gestita e presieduta da Ferrero, che aveva come obbligo di non retrocedere. Già solo questo penso l'avesse vissuto come una sconfitta personale, e si è rimesso in discussione. Per quanto lo conosco è molto introverso e pretende molto da se stesso, pur non riuscendo sempre a darselo. Ci sono momenti in cui devi riposarti, ricaricare da altre parti la tua vanità. Certamente è un ottimo allenatore, e se riesce a ritrovare l'autostima iniziale può far bene".