Repubblica, il Cdr attacca: “Demolizione dell’immagine del giornale, servono garanzie su lavoro e identità”
La cessione de La Stampa da parte di GEDI Gruppo Editoriale al gruppo SAE – Società Azzurra Editrice ha riacceso lo scontro tra il gruppo editoriale controllato da Exor e la redazione de la Repubblica, altro quotidiano che potrebbe essere ceduto, questa volta al gruppo Antenna Group dell’armatore greco Theodore Kyriakou.
Proprio da qui parte l’ultimo comunicato del Comitato di redazione del giornale: “Dopo almeno otto mesi da quando hanno cominciato a circolare le prime notizie sull’interessamento del gruppo greco a ciò che resta di Gedi – notizie sempre smentite fino ai primi di dicembre 2025 dall’attuale proprietà Exor – siamo stanchi di assistere a questa sistematica operazione di demolizione dell’immagine del giornale e dei suoi lavoratori”.
Il Cdr denuncia anche l’assenza di confronto con l’editore e con i possibili acquirenti: “Siamo costretti a sostenere le nostre posizioni tramite comunicati sindacali in assenza di un confronto onesto e trasparente sia con l’attuale proprietà che fa capo a John Elkann – che ci ha sempre rifiutato un incontro – sia con il possibile acquirente o i suoi consulenti, che da mesi stanno esaminando le carte del gruppo Gedi”.
Nel comunicato si ricorda inoltre lo stato di agitazione della redazione: “Sul tavolo c’è la nostra richiesta – sostenuta dallo stato di agitazione che finora ha portato a due giorni di sciopero e al blocco delle iniziative speciali da dicembre – di garanzie occupazionali e democratiche, affinché siano tutelati il nostro lavoro e l’identità politica e culturale di Repubblica”.
Secondo il Cdr, le indiscrezioni sulle trattative in corso alimentano timori sul futuro dell’organico: “Riteniamo che ci sia un fondamento di verità nelle notizie che parlano di trattative serrate sul prezzo di vendita e di possibili criticità nelle pieghe contabili che non convincerebbero il potenziale acquirente di quello che era il più grande gruppo editoriale italiano, ormai ridotto a uno spezzatino”.
Da qui la preoccupazione per un possibile ridimensionamento della redazione: “Non siamo ingenui e riteniamo fondati i timori che chi prenderà in mano le redini delle testate Gedi rimaste – tra cui Repubblica – possa voler ridurre fortemente gli organici. Molti parlano di un nuovo piano di prepensionamenti dopo quello, molto pesante, di due anni fa”.
Il Cdr sottolinea però che eventuali tagli non potranno essere decisi unilateralmente: “Qualsiasi manovra per ridurre gli organici dovrà passare da un tavolo di trattativa e nulla deve essere dato per scontato. Nemmeno la previsione che la redazione possa essere ridotta di un terzo, anche perché i prepensionamenti sono per legge volontari”.
Il comunicato si chiude con un messaggio alla proprietà e ai potenziali acquirenti: “Attendiamo, con sempre meno fiducia, gli incontri che chiediamo da mesi all’attuale proprietà di Gedi e a chi si sta facendo avanti per acquistarla. In quelle sedi ribadiremo che l’identità, la storia e la forza lavoro di un giornale non sono merce in vendita”.
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