Piccari:"Se la Juve vuole davvero Kolo Muani, giusto chiudere subito trattativa"
A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio. Di seguito, un estratto dell'intervista.
Piccari analizza il caos della Nazionale e il caso Pirlo
Direttore, devo chiederle un giudizio su tutta la vicenda legata alla Nazionale. Che idea si è fatto di quanto è accaduto?
“Ci sarebbe davvero tanto da dire. Parto da una considerazione: è stata una situazione complessivamente molto imbarazzante, soprattutto per come si è conclusa. A mio avviso, era anche abbastanza prevedibile. Inizio criticando Giovanni Malagò. È vero che il suo non era un compito semplice, ma credo che la sua idea iniziale fosse quella di riportare Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Lo sapevano tutti. Ha cercato una strada che, secondo me, era poco percorribile nel calcio italiano di oggi. Anche la nomina di Paolo Maldini e Leonardo mi ha lasciato parecchi dubbi. Si parlava di una rivoluzione, ma io non ho mai capito quale rivoluzione si potesse realmente fare in Italia. Più che rivoluzionare, bisogna sistemare alcune cose e soprattutto dare continuità a un progetto, cosa che finora è mancata. Già il fatto di contattare Carlo Ancelotti, che era sotto contratto, mi è sembrata una scelta poco elegante. Immagina se una federazione straniera avesse fatto lo stesso con un nostro commissario tecnico: si sarebbe sollevato un polverone. Poi si è passati a Pep Guardiola. Sarebbe stata una rivoluzione straordinaria, ma sinceramente ci ho sempre creduto poco. Non tanto per i soldi, quanto perché convincere Guardiola a venire in una situazione così complicata sarebbe stato quasi impossibile. È giusto provarci, ma quando rendi pubblici questi tentativi rischi di creare aspettative enormi. Se parti da Ancelotti e Guardiola e poi arrivi ad Andrea Pirlo, inevitabilmente dai l'impressione di una caduta di stile. E non mi si venga a fare il paragone con Luis de la Fuente. Chi cita quel caso dimentica che De la Fuente è entrato nella Federazione spagnola nel 2013, ha allenato tutte le nazionali giovanili e ha costruito il proprio percorso passo dopo passo prima di arrivare alla Nazionale maggiore. Pirlo, invece, ha avuto un percorso completamente diverso. È passato direttamente dall'Under 23 della Juventus alla prima squadra, senza una vera gavetta. Da lì in poi, la sua carriera da allenatore, a mio avviso, non è stata all'altezza di una panchina prestigiosa come quella della Nazionale. Per questo non capisco per quale motivo dovesse essere lui il simbolo della rifondazione del calcio italiano.”
Diciamo che la scelta di Maldini e Leonardo ha favorito il rifiuto di Malagò. Se si fossero presentati con un profilo più credibile e con maggiori meriti, probabilmente non si sarebbe arrivati a tutto questo. Non trova?
“Sono assolutamente d'accordo. Quando presenti un nome come quello di Pirlo, è normale che sorgano delle perplessità. Le nazionali dovrebbero essere affidate ad allenatori che hanno già dimostrato qualcosa oppure che abbiano costruito un percorso all'interno della Federazione. Pirlo, invece, avrebbe dovuto essere l'uomo della rifondazione senza aver mai dimostrato di poter ricoprire un ruolo del genere. Qui torniamo al solito problema del calcio italiano: troppo spesso si accorciano le carriere di alcuni per favorire determinate situazioni. Per questo motivo ritengo che la scelta più logica fosse quella di Roberto Mancini. È vero, nel 2023 sbagliò lasciando la Nazionale in quel modo. Io fui tra i primi a criticarlo duramente. Però ha chiesto scusa, ha riconosciuto i propri errori e, soprattutto, resta un allenatore che sul campo ha dimostrato tantissimo. Tra Mancini e Pirlo scelgo sempre Mancini. Ha dato un'identità di gioco all'Italia, ci ha fatto divertire e ci ha portato a vincere un Europeo. Se poi non fosse stato lui, sarei stato favorevole anche a un profilo come Antonio Conte. Parliamo comunque di allenatori che hanno dimostrato il loro valore. Se invece la scelta fosse stata davvero quella di puntare su Pirlo, allora avrei preferito vedere Silvio Baldini. Almeno Baldini avrebbe avuto una logica diversa. Anzi, se si vuole davvero costruire qualcosa con Pirlo, lo si faccia partire dall'Under 17, lo si faccia crescere in Federazione e tra dieci anni si valuterà se sarà pronto per la Nazionale maggiore. L'Italia deve smetterla con i favoritismi e tornare a premiare il merito.”
Juventus, Napoli, Inter e Milan tra i temi di mercato
Passiamo al mercato. Si parla di un'accelerazione della Juventus per Randal Kolo Muani. Le risulta?
“Sì, mi risulta. Del resto è il nome che circola ormai da mesi. Mi auguro che questa accelerazione porti finalmente alla chiusura dell'operazione, perché ormai se ne parla da troppo tempo. Se la Juventus ha individuato in lui il centravanti ideale, è giusto chiudere la trattativa e mettere il giocatore a disposizione di Luciano Spalletti il prima possibile.”
Rafael Leão in Turchia?
“Anche questa indiscrezione mi risulta. Tuttavia, per le cifre di cui si sta parlando, credo sia difficile arrivare alla fumata bianca. Da quello che so, il Milan vuole superare i 50 milioni di euro e difficilmente accetterà offerte inferiori.”
In casa Napoli, abbiamo lanciato il nome di Benoît Badiashile già dal 18 luglio e ora il club ha trovato un'intesa sia con il Chelsea sia con il giocatore. Manca soltanto il via libera definitivo della società inglese. Secondo lei è il profilo giusto per sostituire Alessandro Buongiorno?
“È una domanda alla quale faccio fatica a rispondere con certezza. Mi sono informato e me ne hanno parlato molto bene, però non posso dirti oggi se sia già al livello di Buongiorno. A me Buongiorno è sempre piaciuto, anche se bisogna riconoscere che a Napoli è stato piuttosto discontinuo rispetto a quanto aveva mostrato al Torino. Su Badiashile i giudizi che ho raccolto sono positivi, ma preferisco aspettare il campo prima di dare un giudizio definitivo.”
L'altro nome è Jean-Clair Todibo del West Ham. È un profilo che la convince di più?
“Todibo l'ho visto giocare molto di più e quindi mi sento di esprimere un giudizio più preciso. È un difensore che mi convince e che potrebbe inserirsi bene nel reparto arretrato del Napoli. Detto questo, bisogna anche riconoscere che il Napoli negli ultimi anni ha dimostrato di saper individuare profili poco conosciuti che poi si sono rivelati grandi acquisti. Basti pensare a Kim Min-jae e a Khvicha Kvaratskhelia. Per questo motivo mi fido molto del lavoro dell'area scouting azzurra. Se dovessero puntare su Badiashile, evidentemente avranno individuato qualità importanti.”
Chiudiamo con l'Inter. Dopo l'arrivo di John Stones, secondo lei la pista Cristian Romero è definitivamente tramontata oppure può arrivare anche il doppio colpo?
“Da quello che mi risulta, l'Inter continua a lavorare anche su Romero. Stones è un acquisto che mi piace molto. È un difensore che sotto la guida di Guardiola è cresciuto tantissimo sia tatticamente sia nella gestione del possesso. Credo possa dare ancora molto. Se poi dovesse arrivare anche Romero, l'Inter avrebbe davvero una coppia di altissimo livello. Per questo motivo non considero affatto chiusa quella pista. Vedremo come evolverà la situazione nelle prossime settimane.”
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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