Petrachi: "Tecnologia utile anche per noi ds. Bremer? Ho scommesso su di lui e ho vinto"

01.12.2023 21:30 di Marta Salmoiraghi Twitter:    vedi letture
Petrachi: "Tecnologia utile anche per noi ds. Bremer? Ho scommesso su di lui e ho vinto"
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© foto di Insidefoto/Image Sport

Gianluca Petrachi, ex calciatore e attuale direttore sportivo della Roma, ha parlato ai microfoni di Radio Serie A affrontando vari temi legati alla sua professione. Petrachi si è soffermato in particolare su un giocatore, Gleison Bremer -attuale difensore della Juventus - che il ds ha scoperto quando lavorava a Torino.

Queste le sue dichiarazioni come riportate da TMW:

"Nel tempo la figura del direttore sportivo è cambiata. Il DS deve avere il controllo sull’area tecnica, gestire le persone e le risorse che ne fanno parte, fare da collante tra il Presidente o l’AD, la squadra e l’allenatore. La realtà è che oggi di direttori sportivi che si assumono questo tipo di responsabilità ce ne sono pochi. Non voglio assolutamente abbattere la mia categoria, ma a volte ti trovi davanti a delle società, a dei presidenti che amano occuparsi anche del calciomercato, quindi di calciatori, allenatori e in generale dell’ambiente tecnico, ahimè, senza alcun tipo di esperienza e competenza. A mio avviso, stiamo pagando anche questo nella nostra Serie A".

La tecnologia ha facilitato anche il vostro lavoro?
"Prima ti fidavi ciecamente del lavoro di uno scout, oggi la tecnologia ha semplificato enormemente questo comparto. A me arriva già una lista sottoposta a scrematura, poi sulla base dell’interesse, dell’emozione e dell’empatia del calciatore, vado a guardarmi i vari profili live. Sicuramente è cresciuta la conoscenza e sono aumentate le valutazioni. Vai a guardare l’Uruguay e il Brasile e ti accorgi delle differenze, delle tante sfaccettature. Sono perciò pro alla tecnologia a favore di qualcosa che funzioni, il VAR è stata la più grande scoperta per chi fa calcio. Sono spariti i dubbi e di questo il calciatore è consapevole. Io al Torino ho preso Bremer a cui nessuno credeva. In Brasile non giocava sempre, era ancora ragazzo e non aveva titolarità importante. Lì ti basi sull’intuito: era veloce, umile, con la testa, un fisico di rilievo e tanta personalità. Mi ero detto: deve lavorare un po’ sulla tecnica ma in Italia, con gli allenatori che abbiamo, diventerà un grande calciatore. Un ragazzo straordinario che può ancora migliorare tanto".