Nations League, bilancio della prima Italia del Mancini bis: cinque esperti

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di Marco Spadavecchia
Pareri a confronto nell'analisi della Nations League azzurra

Due successi, un pareggio e una sconfitta. È il bilancio dell'Italia nella Nations League andata in scena nell'ultima pausa per le nazionali. Un percorso che ha alimentato il dibattito di Tmw Radio. E secondo Stefano Impallomeni sono tanti gli aspetti positivi in chiave azzurra. "Kayode è la novità bella di questa nuova gestione Mancini – ha detto l'ex centrocampista, oggi opinionista della trasmissione Maracanà –. Credo che la Nazionale abbia imboccato la strada corretta. Mancini ha sotto controllo quasi tutto e questo mi fa pensare bene. Non mi aspettavo un repentino cambio come questo".

"Segnali incoraggianti"

"Questa Nazionale è un cantiere aperto, ma ho visto segnali incoraggianti – le parole dell'ex direttore generale della Figc Antonello Valentini –. Così come non mi sono depresso dopo il Belgio, non mi esalto ora. Stiamo con i piedi per terra. Ha scelto un mix intelligente tra giovani e meno giovani". "I segnali sono buoni – pensa anche Mimmo Cugini –. Dopo la prima partita molto complicata, c'è stata la difficoltà del turnover massiccio. Mi è piaciuta la sfrontatezza dei giovani. C'è bisogno di coraggio. E mi è piaciuto molto Romano, Pio Esposito è ormai consolidato. E poi mi ha sorpreso Bastoni, che spero sia uscito dal lungo tunnel in cui era l'anno scorso".

La squadra e il gruppo 

Il tecnico Andrea Piervincenzi fa il punto sulle ultime uscite azzurre, le prime del secondo corso di Mancini come ct. "Mancini ha creato un gruppo, la squadra gioca bene – ha detto l'allenatore –. In poche sedute ha dato un senso tattico. L'Italia i campioni veri non li ha, ma ha tanti buoni giocatori che in un collettivo si esaltano. Ed è merito dell'allenatore questo. Mancini in Nazionale ha inciso tantissimo, più che in altri club dove è stato e ha vinto". "Si tratta di un ottimo gruppo – le parole dell'ex difensore del Napoli Fabiano Santacroce –. La Nazionale ce l'hai poche volte durante l'anno, quindi è difficile riuscire a lavorare bene come un allenatore di una squadra normale. Si deve puntare sulla forza del gruppo e Mancini lo sa benissimo".