Napoli, sequestrata un’area hospitality al Maradona: De Laurentiis indagato per presunto abuso edilizio
Si apre un nuovo capitolo nella vicenda legata al futuro dello stadio del Napoli. Mentre Aurelio De Laurentiis continua a spingere per la realizzazione di un nuovo impianto di proprietà, emerge un contenzioso che riguarda direttamente lo stadio Diego Armando Maradona.
Secondo quanto riportato dall’edizione napoletana di Repubblica, un punto ristoro in fase di realizzazione nella tribuna autorità dell’impianto di Fuorigrotta sarebbe stato sequestrato dalla polizia municipale per presunte irregolarità urbanistiche.
La struttura, destinata a ospitare un’area hospitality, sarebbe stata oggetto di un sopralluogo da parte dell’unità operativa Tutela edilizia il 7 maggio. Durante gli accertamenti gli agenti avrebbero rilevato l’assenza del necessario titolo edilizio per l’esecuzione dei lavori, facendo scattare il sequestro il 13 maggio. Il provvedimento è stato poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari il successivo 18 maggio.
Napoli, di cosa è accusato De Laurentiis?
Secondo la ricostruzione di Repubblica Napoli, nei verbali viene contestato il presunto reato di abuso edilizio ad Aurelio De Laurentiis, indagato nella sua veste di amministratore del Napoli e ritenuto il soggetto committente dell’opera.
Il club, attraverso il direttore dei lavori, avrebbe mostrato una delibera del Comune di Napoli risalente a settembre 2025, con la quale venivano autorizzate tre nuove aree hospitality destinate alle esigenze della società. L’accordo prevedeva anche un aumento di circa 30 mila euro del canone di concessione versato dal Napoli per l’utilizzo dello stadio.
Tuttavia, secondo quanto emerso dagli accertamenti comunali citati dal quotidiano, il nulla osta approvato dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi non avrebbe valore di titolo edilizio. Una linea confermata anche dal gip Raffaele Coppola nell’ordinanza che ha convalidato il sequestro.
Davanti al giudice, il Napoli avrebbe sostenuto la natura temporanea della struttura, prevista per una durata di due anni, fino alla scadenza della convenzione per l’utilizzo del Maradona fissata a giugno 2028. Una tesi che però non avrebbe convinto il gip, secondo il quale le opere temporanee realizzabili in edilizia libera devono essere rimosse entro 180 giorni, termine incompatibile con la durata indicata dal club.
La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro dello stadio del Napoli. Negli ultimi giorni De Laurentiis ha infatti rilanciato pubblicamente l’idea di costruire un nuovo impianto, definendo il Maradona “inadeguato” e sostenendo che non avrebbe senso investire ulteriormente sulla struttura attuale.
Il presidente azzurro starebbe valutando la possibilità di realizzare il nuovo stadio nell’area di Napoli Est, nella zona Q8. Parallelamente, il Comune continua invece a lavorare al progetto di restyling del Maradona in vista di UEFA Euro 2032, anche grazie all’intesa raggiunta con la Regione Campania per il finanziamento degli interventi.
Ora il Napoli potrebbe decidere di impugnare il provvedimento oppure procedere direttamente allo smontaggio della struttura per chiudere rapidamente il contenzioso. Sullo sfondo resta però il confronto sempre più acceso tra il club e l’amministrazione comunale sul futuro della casa degli azzurri.
Direttore: Claudio Zuliani
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