Miele: "Commissariamento? Nessuno voleva fare fuori Malagò. Vi spiego come è nato il caso FIGC"

Miele: "Commissariamento? Nessuno voleva fare fuori Malagò. Vi spiego come è nato il caso FIGC"TuttoJuve.com
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di Daniele Petroselli
Parla in esclusiva a RBN l'avvocato che ha presentato l’esposto che di fatto ha portato al commissariamento della Federcalcio

A Fuori di Juve, trasmissione di Radio Bianconera, ha parlato l'avvocato Renato Miele, colui che ha presentato l’esposto che di fatto ha portato al commissariamento della FIGC: "Sono la genesi dell'annullamento dell'elezione. Quello era il mio obiettivo, dopo essere stato escluso - ha detto a Fuori di Juve -. Annullando le elezioni, in futuro potrei avere chance, sempre se cambiano lo statuto. Malagò Commissario? E' possibile, lo noto da molti anni che CONI e le altre. Una volta uno diventa controllore, e poi controllato. Il presidente del CONI diventa il presidente di una Federazione e così via. Si controllano l'uno con l'altro e sono sempre gli stessi. Ecco perché si rimane sempre così ed è difficile cambiare ed entrare. I rapporti tra Malagò e il CONI si sa quali potrebbero essere, è stato quasi 15 anni lì dentro e chissà quali sono gli accordi che ci son ostati. Non potevano fare a meno che commissariare, visto che le questioni che avevo portato io erano fondatissime. Hanno fatto rientrare dalla finestra Malagò ma non è cambiato nulla. Ma le federazioni sportive, purtroppo, sono tutti dirigenti che sono lì da 10-20 anni, sono sempre gli stessi. E diventa difficile cambiare qualcosa e introdursi. Io sono riuscito con il dirittto ad abbattere una porta. Ma se lì dietro c'è il potere di 40 persone che si mettono d'accordo per tirare su quella porta...".

"Se io voglio entrare, devo parlare con qualcuno e promettere forse qualcosa. Non so quali sono i compromessi da fare. Io potevo andare a chiedere l'accredito ad Abete, ma si presentava lui e figuriamoci se mi davano accredito a me. L'Assocalciatori, con cui ho parlato più di tutti anche in passato, mi ha detto 'Ok presentati', poi il giorno dopo ho saputo che appoggiavano Malagò. E' difficile entrare, e chi decide sono quelli che poi si presentano. Al massimo può entrare chi come Malagò avrà dovuto fare un compromesso con la Lega Serie A e le altre componenti".

Malagò un abusivo in Federcalcio? "Io sul punto mi sono battuto, perché non c'è solo una norma sportiva che prevede il tesseramento, ma anche una legge di stato che prevede obbligatoriamente il tesseramento - ha spiegato Miele -. Io su questo ho battuto fino all'ultimo ricorso e davanti al Collegio del CONI la cosa è stata ascoltata. Effettivamente non so cosa possa essere capitato nella mente di Malagò. Uno che si circonda di giuristi e avvocati importanti, poi si dimentica queste cose? Il problema però non è il mancato tesseramento, ma anche la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, sull'onorabilità. Ha omesso diverse cose".

E ha spiegato cosa è successo: "Qual è il problema? Per me c'è una cosciente volontà di far passare questa mancanza senza un effettivo intervento per recuperare questa situazione. Nessuno lo sa, non è che qualcuno volesse fare fuori Malagò. Io il 19 maggio, un mese prima delle elezioni, presento un ricorso contro la mia espressione, adducendo che gli altri due candidato hanno problemi con i requisiti. Dovevano essere esclusi anche gli altri due. Abete aveva un conflitto d'interessi e Malagò non era tesserato. E lo dicevo un mese prima delle elezioni, notificandolo a Federcalcio, Malagò ed Abete. Loro si leggono il ricorso, il 20 viene depositato, non si costituiscono nel giudizio e non vedono che Malagò non è tesserato e anche lui non lo vede? E' una consapevolezza dell'errore da parte di tutti, che non ne hanno voluto prendere atto. Il Tribunale Federale non ha trasmesso nulla, poi ho fatto io due esposti a Chinè, uno l'11 giugno e uno il 18 giugno. E in quel momento speravo si aprisse almeno un fascicolo. Almeno mi rispondesse a me, invece silenzio assoluto. La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto, i giudici sportivi hanno fatto di tutto per non entrare in merito della vicenda. Tutti erano consapevoli all'interno della federazione, non solo gli organi di controllo ma tutti. C'è una consapevole posizione di voler omettere un intervento sulla situazione. Dovevano bloccare le elezioni per far tesserare Malagò". 

Poi ha aggiunto: "Io adesso sollevo un altro problema: è stato nominato un commissario e ci sarebbe già un conflitto d'interessi e di immagine. Ma come, uno che ha violato la norma, una violazione consapevole, anche da parte di Malagò, perché come ho detto non è un disguido, perché gli è stato notificato a casa quanto avevo detto, che non era tesserato, lui poi dà la colpa a Brunelli? E' inutile che ora vengano a dire al mondo intero che è un disguido. Non lo è, è una cosa voluta, portata avanti con la presupponenza di chi ha il potere in mano e pensa che non verrà mai controllato. I primi che dovrebbero saltare sono i componenti dell'ufficio legale, e non c'era solo Viglione, e tutti i giudici sportivi che hanno avallato questa situazione, senza entrare nel merito. Potevano anche loro bloccare tutto. Dovrebbero mandare a casa Chinè, che dopo due denunce mie non è intervenuto, la commissione di controllo, quella di garanzia. Sono tutti gli organi direttivi che sono complici, e Malagò è il primo complice di tutti".

E ha concluso dicendo: "Dopo tutto questo troverò un appoggio? Con l'annullamento delle elezioni tutti gli organi sono azzerati, quindi pensa se troverò appoggi per la candidatura. Ci sono 3-4 persone che comandano e decidono loro chi diventa presidente. E' un circolo chiuso. Non è solo la Federcalcio, ma sono tutti gli statuti così. Malagò non potrebbe fare il commissario. Ha un parere dell'ANAC che ha fatto una delibera che anche lì è fuori tempo ma gli viene fatto ad hoc. Adesso però non è più una carica elettiva, è un incarico lavorativo, ma non può farlo perché la legge dice che non può andare a lavorare nell'ente che controllava. E' contro la legge Severino. Ora dovrebbe intervenire il governo o il ministro. Sul penale si potrebbe andare? Per quanto riguarda il CONI sì, le eventuali omissioni di atti d'ufficio, se erano atti dovuti, sì. La Federazione è un ente di diritto privato, ma nei momenti in cui ci sono queste attività, diventa un ente di rilevanza pubblicistica. Nel gestire i fondi pubblici che riceve e non solo, i tesserati e tutte altre operazioni con finalità pubblica, tutti quelli che rientrano nelle operazioni elettorali in quel momento sono diventati incaricati di pubblico servizio. Se queste attività sono di rilevanza pubblicistica e quelli diventano pubblici ufficiali, diventa un'omissione d'atto d'ufficio il fatto che abbiamo raccontato? Il rischio è che le cose che farà Malagò ora potrebbero essere atti nulli per questo discorso".