Italia U21, Nicolato elogia Miretti: "Tecnicamente molto bravo, mi ricorda De Bruyne"
Il ct dell'Under 21 Paolo Nicolato ha parlato quest'oggi in conferenza stampa alla vigilia dell'amichevole contro i pari-età dell'Inghilterra: "Affrontiamo una squadra che lavora bene, molto ben strutturata. Una squadra di palleggio e forte, ci metterà in difficoltà ed è questo che volevamo. Questa è una partita che non considero un'amichevole, ma la tappa di un percorso che stiamo facendo. Queste partite ci permettono di capire con chi viaggiamo, per me conta tutto perché poi si arriva al termine di un viaggio raccogliendo ciò che si è seminato".
Scalvini ha detto che i giovani bravi giocano.
"Sì, anche io credo che in generale giocano. Ci sono i grandi talenti che giocano sempre, ma poi ci sono i ragazzi che hanno un buon talento e hanno bisogno di un percorso. I top giocano, ma si rischiano di perdere quei giocatori che avrebbero bisogno di maggior spazio e non riescono a far vedere ciò che valgono. Io sono più preoccupato per la fascia media di giocatori che possono diventare ottimi giocatori e che rischiamo di perdere... Perché poi quelli top giocano indipendentemente dall'età".
Cosa può dirci di Miretti?
"E' un giocatore bravo, tecnicamente molto bravo. E' una mezzala offensiva, ma nei ruoli di centrocampo può giocare ovunque. Ha nel primo controllo la qualità migliore, ha un primo controllo sempre molto pulito e che dà direzione. Sa calciare bene in porta, deve migliorare alcuni aspetti del gioco come tutti a questa età. Sono certo che questo ragazzo darà soddisfazioni, c'è fisico e intensità. Qualche miglioramento della fase difensiva si può fare".
Le ricorda qualcuno?
"Non saprei dirti su due piedi chi mi ricorda, potrebbe essere un De Bruyne se proprio vuoi un titolo per domani... ma io non lo farei questo titolo".
Consiglia ai giovani italiani di andare all'estero?
"Sì, lo consiglierei anche a un allenatore... Lo consiglierei perché il mondo è un mondo aperto e c'è bisogno di aprirsi, in queste esperienze si cresce anche dal punto di vista umano, oltre che professionale. Dobbiamo aprirci al mondo, che è molto più ampio rispetto a Italia, Francia o Germania. Gli altri si muovono molto di più rispetto a noi italiani e poi è sinonimo anche di un lavoro fatto bene se ci vengono a cercare".
Non rischiano poi di sparire dai radar?
"No, li seguiamo tutti anche perché poi non sono tantissimi. Se tornano, lo fanno con un bagaglio molto più consistente".
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