Exor va a caccia di nuovi affari
Exor si prepara a sfruttare la maggiore solidità del proprio bilancio per valutare nuove operazioni, senza limitare più la ricerca esclusivamente a sanità, lusso e tecnologia. A riportarlo è Milano Finanza, che ricostruisce le indicazioni emerse durante la conference call dedicata ai risultati semestrali della holding.
Exor amplia la ricerca di nuovi investimenti
Il cfo Guido de Boer ha spiegato che quei tre comparti continuano a essere di interesse, ma non costituiscono più un perimetro rigido. Exor è pronta a esaminare opportunità in altri settori, a condizione che presentino tendenze strutturali favorevoli, consentano di diversificare maggiormente il portafoglio e offrano ritorni adeguati.
La holding, tuttavia, non intende accelerare a qualsiasi costo. «Vogliamo assicurarci buone opportunità a prezzi vantaggiosi», ha sottolineato de Boer, rivelando inoltre che alcuni potenziali obiettivi sono già all'esame del gruppo.
Debito netto a 1,6 miliardi, capacità di investimento in crescita
A favorire nuove operazioni è soprattutto il rafforzamento della struttura finanziaria. Il debito netto di Exor è sceso a 1,6 miliardi di euro, rispetto ai 2,5 miliardi registrati alla fine del 2025.
Secondo le valutazioni di Equita, considerando la cessione di Lifenet, quella prevista di Iveco e l'uscita da Welltec, l'indebitamento potrebbe sostanzialmente azzerarsi.
Di conseguenza aumenterebbero ulteriormente le risorse utilizzabili per eventuali acquisizioni. Il margine di manovra, attualmente stimato attorno ai 4 miliardi di euro, potrebbe raggiungere i 5 miliardi. Una disponibilità che Exor vuole preservare fino a quando non si presenteranno opportunità considerate sufficientemente interessanti.
La strategia: vendere un asset se emerge un'occasione migliore
De Boer ha descritto l'approccio della holding come quello di un investitore puro. Per finanziare un'operazione Exor guarda innanzitutto alla liquidità disponibile e alla propria capacità di indebitamento. Qualora queste risorse non fossero sufficienti e si presentasse un investimento ritenuto più interessante rispetto a un'attività già detenuta, potrebbe essere valutata la monetizzazione di una partecipazione in portafoglio.
È in questo quadro che il cfo ha affrontato anche il tema Ferrari. «Non è che Ferrari non sia nella lista», ha dichiarato, precisando però come lo scenario sia cambiato rispetto a circa un anno e mezzo fa, quando Exor cedette approssimativamente il 4% del Cavallino.
All'epoca Ferrari era arrivata a rappresentare quasi il 50% del portafoglio della holding e presentava multipli di valutazione decisamente superiori. Oggi il suo peso è sceso al 34,2% e anche le valutazioni si sono ridimensionate. Exor, ha comunque precisato de Boer, resta «molto contenta» dell'investimento.
Philips, nessuna decisione sull'aumento della partecipazione
Rimane aperto anche il dossier Philips. Il recente rinnovo dell'accordo con il gruppo olandese permette a Exor di incrementare la propria partecipazione fino al 22%, ma al momento non è stata presa alcuna decisione.
Secondo de Boer, il nuovo accordo rappresenta una conferma della validità della partnership. Resta però da stabilire «se e quando» la holding deciderà di aumentare ulteriormente la propria quota.
Stellantis pesa ormai soltanto il 6,3% del portafoglio
Più delicato il capitolo Stellantis. Il cfo ha confermato il «pieno sostegno» di Exor al piano predisposto dal management guidato da Antonio Filosa, ribadendo la fiducia nella sua realizzazione.
De Boer non ha invece fornito indicazioni sull'eventualità che il gruppo automobilistico possa avere bisogno di nuovo capitale: «Non conosco la situazione di cassa o lo stato degli aumenti di capitale», ha risposto.
Nel frattempo, il peso di Stellantis all'interno del portafoglio Exor si è fortemente ridimensionato. Al momento della nascita del gruppo, nel 2021, rappresentava il 23,8%, mentre oggi è sceso al 6,3%. Il confronto è significativo con Ferrari, al 34,2%, mentre il peso di Stellantis è pari a circa la metà di quello di Philips.
La riduzione è legata soprattutto alla forte discesa del titolo Stellantis, unica tra le quattro principali partecipazioni ad aver fornito un contributo negativo nel semestre.
Nav in calo del 3,9%, nuovo buyback fino a 500 milioni
Il Nav (Net asset value) per azione di Exor ha registrato una flessione del 3,9%, ma il mercato ha accolto positivamente la maggiore flessibilità finanziaria della holding e il nuovo programma di buyback fino a 500 milioni di euro.
Equita stima un Nav prossimo a 158 euro per azione, con uno sconto di circa il 55%, su livelli indicati come massimi storici.
Per John Elkann, il rafforzamento del bilancio ha una duplice funzione: aumentare la protezione della holding nelle fasi più difficili e consentirle di intervenire «con decisione» quando si presenta un'opportunità interessante. Anche un investimento di dimensioni paragonabili a quello effettuato in Philips rientrerebbe nelle possibilità.
Mirafiori, nuovi stop produttivi a ottobre
Sul versante industriale italiano resta intanto aperta la questione Mirafiori. Tra il 19 e il 30 ottobre sono previsti nuovi stop alla produzione della 500 elettrica e ibrida.
La sospensione dell'attività coinvolgerà oltre mille lavoratori, per i quali è previsto il ricorso alla cassa integrazione. Un ulteriore elemento di attenzione sul fronte Stellantis mentre Exor, parallelamente, prepara il terreno per cogliere nuove opportunità di investimento.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

