Criscitiello: "Viglione è il vero presidente della Figc. In Serie A servirebbero arbitri stranieri"
Michele Criscitiello, patron di Sportitalia e presidente della Folgore Caratese, ha parlato dei lati oscuri del mondo del calcio, non solo nel suo libro appena uscito su Amazon e nelle librerie, "Il libro nero del calcio italiano (Piemme)", ma anche in un'intervista rilasciata a Maurizio Caverzan sull'edizione odierna de La Verità. Le sue considerazioni:
Le critiche di Criscitiello alla Figc e al sistema calcio
"Qual è il nero più nero del calcio italiano? La poca trasparenza della Federazione. Il giorno dell’elezione di Giovanni Malagò ero presente come delegato e vedere 300 persone tributare una standing ovation a Gabriele Gravina mi ha confermato che non siamo consapevoli del pericolo di morte nel quale siamo incorsi. Ero il nemico numero uno di Gabriele Gravina? Non è così. Al telefono lo sento spesso, mi sta simpatico, ci andrei a cena ogni settimana, però non posso non constatare le lacune della sua gestione. Se per tre volte non andiamo al Mondiale di che inimicizia parliamo? Basta constatare i fatti. Che io dica che l’era Gravina è stata una sciagura non fa di me un paladino, caso mai giudica gli altri che non lo rimarcano. Il sistema crolla: tranne una quindicina, tutte le 100 società professionistiche perdono soldi. Che cosa aspettiamo? Di morire? Lo siamo già, l’assenza recidiva dai Mondiali lo certifica. Scrivo che il circoletto del calcio somiglia a quello del cinema italiano, in concreto cosa vuol dire? Quello del cinema non lo conosco così bene, il circoletto del calcio pensa solo alla poltrona. Ma se il calcio muore, i grandi capi perdono anche il trono. Non faccio il finto moralista, capisco che i dirigenti vogliano fare business, ma devono farlo per far crescere l’intero movimento. Invece, per tutelare innanzitutto il proprio bene, non si preoccupano del futuro del sistema".
Le dichiarazioni su Viglione, Malagò e gli arbitri
Criscitiello viene interrogato anche su Giancarlo Viglione: "Chi è l’avvocato Giancarlo Viglione? È il vero presidente della Figc. Non è un’offesa. È un uomo che lavorava nell’ombra e non aveva un volto pubblico. Ma da quando ha indossato la giacca con il simbolo della Figc e si è seduto al fianco di Malagò la sua strategia è cambiata. Cosa c’è di male? È sempre una questione di trasparenza. Se hai un ruolo ufficiale, se sei direttore generale della federazione, è giusto che tu stia sul palco a fianco del presidente. Ma se invece sei un avvocato, per quanto importante, è un altro discorso. Già con Gravina era una figura di spicco? È l’uomo che ha favorito il patto per cui dopo Gravina doveva arrivare Cosimo Sibilia. Quel patto non fu rispettato e Viglione si è schierato con Gravina. Ora ha portato avanti l’accordo tra Gravina e Malagò. Non c’è nulla di male, ma è importante sapere come stanno le cose".
Su Malagò: "Giovanni Malagò è la soluzione giusta per la Figc? Se cambia la mentalità e i dirigenti, sì. Basterà chiamare Antonio Conte e magari Paolo Maldini in Nazionale per far rinascere il nostro movimento? Non basterà, ma possono essere gli uomini giusti per ripartire".
Sugli arbitri: "Come funziona l’Aia, l’Associazione italiana arbitri? È una casta. Un maxi circoletto dove fa carriera chi porta più voti al presidente e al designatore. È un ente riformabile? Deve esserlo assolutamente. Soprattutto non deve dipendere dalla Federazione. All’estero da chi dipendono gli arbitri? Sempre dalle federazioni, ma si scontrano con paletti invalicabili, mentre da noi si superano facilmente. Dell’ultimo scandalo di quest’anno che coinvolgeva alcune partite che avrebbero favorito l’Inter non si sa più nulla? Si è fermato tutto, ma il capo d’accusa era debole. Per gli arbitri, la soluzione potrebbe essere il professionismo? Potrebbe essere una soluzione per favorire l’indipendenza e cambiare un po’ di cose. Ma si potrebbe anche adottare la formula della Champions, con arbitri internazionali, designati a livello europeo. All’estero questo problema non ce l’hanno. Se ci arbitrassero direttori di gara francesi o spagnoli tanti problemi sarebbero superati, cominciando dai sospetti. Prendere un aereo da Parigi per Milano non è tanto diverso che prenderlo da Napoli".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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