Causio: "Prego ogni giorno per Scirea, Rossi e Bearzot. La Nazionale? Manca la tecnica di base"

Causio: "Prego ogni giorno per Scirea, Rossi e Bearzot. La Nazionale? Manca la tecnica di base"TuttoJuve.com
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di Marta Salmoiraghi
Franco Causio ripercorre il trionfo del 1982, ricorda Scirea, Rossi e Bearzot e analizza la crisi del calcio italiano: "Servono centri federali e maestri di calcio".

A 44 anni dal trionfo dell'Italia ai Mondiali del 1982, Franco Causio ripercorre emozioni, ricordi e riflessioni in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera. Tra i pensieri più sentiti ci sono quelli dedicati ai compagni che non ci sono più.

«Dico tutti i giorni una preghiera per Gaetano Scirea, Paolo Rossi ed Enzo Bearzot», racconta l'ex campione del mondo. «Sono molto religioso e penso sempre a loro tre: uomini, amici e calciatori straordinari».

Causio si sofferma anche sull'evoluzione del calcio e sulla maggiore longevità dei giocatori moderni. «Ai miei tempi soltanto i portieri riuscivano a giocare fino a un'età avanzata, come dimostrò Dino Zoff al Mondiale di Spagna. Io avevo un fisico che reggeva bene, non avevo vizi e curavo l'alimentazione. Ci allenavamo al massimo due ore al giorno. Oggi gli atleti sono monitorati continuamente, persino mentre dormono. Hanno strumenti che permettono di allungare la carriera ed è sicuramente più semplice rispetto alla nostra epoca».

L'ex ala bianconera ripercorre poi gli anni dell'infanzia a Lecce e il trasferimento giovanissimo alla Juventus. «Mio padre mi accompagnava a scuola con la sua Ape carica di bombole del gas che poi vendeva. Vivevamo nel centro storico di Lecce, vicino alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza». L'approdo a Torino rappresentò una svolta: «Arrivai che ero poco più di un ragazzo e andai a vivere nel convitto delle giovani promesse bianconere. Forse era destino: la prima squadra in cui giocai si chiamava La Juventina».

Causio e il ricordo dell'Avvocato

Non manca un'analisi sulla difficile situazione della Nazionale italiana. Per Causio il problema nasce dalla formazione dei giovani. «Non c'è materia prima di qualità, ma soprattutto mancano maestri di calcio e centri federali. Se fossi Giovanni Malagò, creerei subito strutture federali in tutte le aree del Paese, affidandole a ex calciatori preparati come allenatori. Bisogna tornare a insegnare i fondamentali, a partire da come si controlla un pallone. Oggi la carenza tecnica di base è evidente».

Infine, un ricordo dell'Avvocato Gianni Agnelli e una curiosità sulla sua grande passione per il tennis. «L'Avvocato si fermava sempre a parlare con me, ma quello che ci siamo detti resterà per sempre tra noi». E sorridendo conclude: «A tennis ero davvero bravo. Se rinascessi, forse sceglierei lo sport di Jannik Sinner».