Cannavaro: “Italia fuori dal Mondiale? Abbiamo perso identità e spirito"
Fabio Cannavaro, oggi commissario tecnico dell’Uzbekistan e simbolo dell’Italia campione del mondo nel 2006, ha parlato a La Repubblica toccando il tema del Mondiale e della crisi del calcio italiano. Ecco le sue dichiarazioni:
Il sogno Mondiale con l’Uzbekistan
«Da ottobre lavoriamo tantissimo: sappiamo di essere una nazionale debuttante, di terza o quarta fascia. Non abbiamo nulla da perdere e per questo ho detto ai ragazzi di divertirsi. Affrontare l’Italia? Ci avevo pensato al sorteggio, ma sarebbe stata una sfida impensabile. Speravo non accadesse».
L’assenza dell’Italia e il dolore personale
«Se è grande la soddisfazione per il Mondiale, è enorme il dolore nel non vedere l’Italia. Ancora una volta siamo usciti contro avversari più deboli. Con tre ct diversi: segno che il problema non è lì. Non ci rendiamo conto dell’effetto devastante per le comunità italiane nel mondo».
I problemi: difesa, mentalità e identità
«È evidente che non sappiamo più difendere, se prendiamo tutti quei gol contro squadre come Israele o Norvegia. Ma mi ha colpito soprattutto un’altra cosa: non sappiamo più soffrire. Ci sciogliamo come un gelato. Abbiamo perso la nostra identità: una volta, più la situazione era difficile, più ci esaltavamo. Ora non succede più. Perso quello spirito, siamo usciti contro Svezia, Macedonia e Bosnia. Forse perché oggi abbiamo tutto e abbiamo perso la fame».
Il confronto con altri sport e l’esempio Sinner
«Non è colpa dei social: li usa anche Jannik Sinner. Eppure nella finale contro Carlos Alcaraz a Montecarlo non ha mollato un centimetro».
Le soluzioni: giovani, formazione e sistema
«Ci sono persone di valore come Giovanni Malagò, Giancarlo Abete, Demetrio Albertini. E figure come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Gianni Rivera possono dare tanto. Ma il nodo è un altro».
Le proposte sono chiare:
«Siamo all’età della pietra su tassazione e sviluppo dei giovani. Chi viene formato in Italia, dopo cinque anni, dovrebbe avere il passaporto, come in Francia e Spagna. Centro Tecnico Federale di Coverciano deve diventare una Bocconi del calcio, non limitarsi a sfornare patentini. Serve specializzazione nei settori giovanili: istruttori e allenatori non sono la stessa cosa».
Il gap atletico
«I nostri giocatori non sono più pronti all’alta intensità. A livello internazionale, la differenza atletica è enorme. I nostri preparatori sono tra i migliori, ma non li sfruttiamo come dovremmo».
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