Bonetti: "Alla Juve ogni allenamento era una lezione di stile e di classe"

Bonetti: "Alla Juve ogni allenamento era una lezione di stile e di classe"TuttoJuve.com
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di Giuseppe Giannone
Ivano Bonetti, ex difensore, tra le altre, della Juventus, ricorda i suoi trascorsi in maglia bianconeri: "Potrei scrivere un libro"

Intervistato da "La Gazzetta dello Sport", Ivano Bonetti, ex difensore, tra le altre, di Sampdoria e Juventus, ricorda gli anni passati in bianconero, senza tralasciare un pensiero per il compianto Gianluca Vialli, del quale è stato compagno al club genovese. 

Bonetti: "Vialli? Eravamo amici, compagni, fratelli"

"Vialli? Eravamo amici, compagni, fratelli. Prima di una trasferta per cui eravamo squalificati entrambi affittammo un jet privato per noi e per i tifosi e raggiungemmo la squadra. Capisce che uomo era Luca? Ma potrei farle mille esempi, davvero".

La Juve? Una squadra di campioni

"Un ricordo sulla Juve? Ne ho così tanti che potrei scrivere un libro. Avevo vent’anni, fu un onore entrare in una squadra di campioni. Dalla società ai campioni in rosa, ogni allenamento era una lezione di stile e classe".

L'addio ai bianconeri

"Perchè andai via? Ero giovane e volevo giocare. Ho avuto fretta. È stato un errore che con il senno di poi non rifarei. Ma hanno provato a riprendermi quando ero alla Samp. Il Trap mi avrebbe voluto, ma Boniperti era un po’ scettico".

Il mancato ritorno alla Juve

"Giocavo nella Samp e a Genova stavo da Dio. Non avevo necessità di spostarmi. Il Trap mi chiedeva di raggiungerlo: ‘devo rifondare, mi servi ’, mi diceva. Un paio d’anni prima aveva provato anche a portarmi all’Inter".

Il ricordo di Platini

"Che dire… Michel era fantastico. Passava tanto tempo con noi giovani, ogni tanto dava anche due boccate di sigaretta prima di buttarla furbescamente e non farsi vedere dal Trap. Poi, veniva a dare ai ragazzi gli extra che gli entravano dagli sponsor. Li dava a me, Pioli e Bonini. So che mi apprezzava e che gli piaceva il mio modo di calciare col mancino. ‘Ora che me ne vado io, tocca a te ’, mi diceva scherzando’. E io gli chiedevo di non smettere".