Avv. Ferrari al Corsport: "Taflio degli stipendi? Chi non accetta ha diritto di svincolarsi"

30.03.2020 10:30 di Alessandra Stefanelli   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Avv. Ferrari al Corsport: "Taflio degli stipendi? Chi non accetta ha diritto di svincolarsi"

Intervistato al Corriere dello Sport, l'avvocato specializzato in diritto sportivo Luca Ferrari, a capo della sezione sportiva di Withersworldwide, studio legale di respiro internazionale che ha tra i suoi assistiti Jürgen Klopp a Nole Djokovic, ha fatto il punto sul taglio degli stipendi dei calciatori in questo momento di emergenza Coronavirus: "Bene fanno i calciatori ad accettare riduzioni dello stipendio, perché in questo modo contribuiscono a salvaguardare l’equilibrio economico e in certi casi la sopravvivenza stessa del club. Quando la sostenibilità economica di un settore è messa alla prova, tutti devono fare la loro parte. E bisogna dire che la Juventus anche in questo caso ha mostrato la sua leadership. Ma deve trattarsi di un accordo, di un atto volontario. Altrimenti non va bene. Si è molto parlato di questo taglio come una scelta non solo “obbligata” moralmente o razionalmente, ma anche inevitabile, per un supposto ed invocato intervento impositivo del Governo. A mio avviso, questa “minaccia” non regge. Lo Stato interviene, come è sempre successo, per tutelare i lavoratori e le aziende, concedendo e sovvenzionando strumenti che garantiscono l’occupazione in momenti di crisi. Ma non vedo come lo Stato possa obbligare i dipendenti ad accettare il taglio dello stipendio, soprattutto quando si tratti di lavoro iper-qualificato, fortemente richiesto sul mercato e regolato da contratti a tempo determinato, i cui contenuti economici sono negoziati individualmente".

Tra le alternative anche lo svincolo dal club: "Da un lato c’è il diritto del datore di lavoro di applicare la misura disposta dallo Stato, dall’altro il dipendente che ha alternative (che è richiesto) deve poter esercitare il diritto costituzionale di libera iniziativa economica, svincolandosi e affidandosi al mercato. Pertanto, non vedo come si possa impedire per legge al calciatore di recedere per giusta causa dal contratto e trasferirsi ad altro club, in Italia o all’estero, una volta che il proprio club lo abbia informato di averlo messo in “cassa integrazione” al 70% dello stipendio".