Amorim mostra gli artigli
Alla vigilia della delicata trasferta contro la Lazio, Ruben Amorim cambia tono e risponde alle critiche ricevute dopo il pareggio con la Juventus. L’allenatore del Milan difende il proprio lavoro, rivendica un’identità precisa e respinge con decisione il paragone con il Como di Cesc Fabregas. Ne parla il Giornale.
La formazione rossonera arriva all’Olimpico per la terza trasferta nelle prime quattro giornate e affronta una Lazio partita con il piede giusto. Un appuntamento complicato, nel quale Amorim pretende una risposta soprattutto sul piano della qualità del gioco.
Le critiche dopo Juventus-Milan
Il pareggio di Torino ha lasciato qualche dubbio sulla crescita del Milan. La squadra non è riuscita a mostrare quel calcio aggressivo e dominante annunciato dal tecnico portoghese, subendo per lunghi tratti l’iniziativa della Juventus.
Amorim non ha nascosto il proprio fastidio per i giudizi ricevuti: «Mi ha aperto gli occhi. Ho come l’impressione che non aspettavate altro, capisco voi italiani che guardate un allenatore straniero».
Il portoghese ha comunque riconosciuto i meriti della Juventus e di Luciano Spalletti, definito più efficace nella preparazione della sfida. Una lettura lucida, accompagnata però dalla volontà di difendere il percorso intrapreso dal Milan.
La risposta sul modello Como
Il passaggio più acceso della conferenza è arrivato quando ad Amorim è stato proposto il paragone con il Como di Fabregas. Il tecnico rossonero ha risposto senza lasciare spazio alle interpretazioni: «Io non ho mai copiato nessuno, ho il mio stile. Se volete il Milan come il Como dovete chiamare Fabregas!».
Amorim non intende rinunciare ai propri principi. Il suo obiettivo è costruire una squadra capace di controllare le partite attraverso pressing, possesso e occupazione offensiva del campo. Il processo, tuttavia, richiede tempo e automatismi che il Milan non sembra ancora aver completamente assimilato.
Pulisic deve conquistarsi il posto
Tra i temi affrontati c’è anche la gestione di Christian Pulisic, rimasto ai margini nelle prime partite. Amorim non considera intoccabile nessun elemento della rosa e sceglie la formazione valutando soprattutto il lavoro quotidiano.
«Mi piace molto quando qualcuno dei miei mette il muso perché non gioca... mi faccio guidare da quello che vedo in allenamento», ha spiegato l’allenatore. Un messaggio rivolto non soltanto allo statunitense, ma all’intero gruppo.
Nessuna apertura, invece, per Bondo: «Non sarà reintegrato, abbiamo una rosa chiusa». Una presa di posizione netta che conferma come le gerarchie siano state definite dopo la conclusione del mercato.
Modric resta il riferimento tecnico
Amorim ha ribadito l’importanza di Luka Modric nella costruzione della manovra. Il croato non può garantire la stessa intensità dei compagni nella pressione, ma rimane determinante quando il Milan deve amministrare il pallone.
«Capisco che non possa andare sempre in pressing ma per la gestione del possesso palla è fondamentale», ha sottolineato il tecnico.
Il portoghese ha parlato anche di Cissé, giudicato più efficace lontano da San Siro e già pronto per avvicinarsi alla Nazionale. Da Loftus-Cheek, invece, pretende maggiore continuità, mentre Rabiot continua a essere considerato una pedina utilizzabile sia in mediana sia sulla trequarti.
La Lazio come prova della verità
Amorim ha indicato nella perfezione l’unica risposta possibile alle critiche. Una richiesta ambiziosa, considerando il valore della Lazio e le difficoltà mostrate dal Milan a Torino.
La gara dell’Olimpico diventa così un passaggio importante per il progetto rossonero. Non basta ottenere il risultato: Amorim vuole vedere finalmente riconoscibile il proprio calcio. Dopo le parole e la reazione nervosa della vigilia, toccherà alla squadra difendere sul campo le idee del suo allenatore.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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